Quanto soffrono le cavie: Ora si studia il loro dolore


GB, le autorità hanno commissionato uno studio per verificare la sofferenza degli animali durante gli esperimenti scientifici

di Cristina Nadotti (La Repubblica)

Il Parlamento e il Comitato di bioetica britannici hanno chiesto di compiere studi approfonditi sulla sofferenza degli animali utilizzati per la ricerca scientifica. L’avvio di questa indagine sull’argomento, che potrebbe essere pronta in breve tempo, non servirà ad annullare la sperimentazione sugli animali, ma costituisce una pietra miliare nel campo dell’affermazione dei loro diritti.
Per la prima volta, infatti, passa il riconoscimento del fatto che gli animali sono in grado di provare “dolore” in termini umani e si chiede agli scienziati di impegnarsi a stabilire quali siano i loro livelli di sofferenza. Per molto tempo è stata negata la stessa capacità degli animali di provare dolore e anche quando è aumentata la sensibilità per l’argomento, in molti hanno sostenuto che il dolore provato da una bestiola non è paragonabile a quello di un essere umano. E’ un assunto che urta la sensibilità di molti, ma non deve stupire: in molti ambienti scientifici la sofferenza viene valutata solo in base alla capacità di esprimerla. Nello stesso modo in cui si é ignorata o sottovalutata la sofferenza animale, si è a lungo ignorata e sottovalutata quella dei neonati, solo perché incapaci di esprimersi a parole.

E’ indicativo, in questo senso, che solo ieri i ricercatori della University College di Londra abbiano dato notizia di uno studio che dà, per la prima volta, una misura scientifica diretta del dolore nei neonati prematuri. I risultati della ricerca pongono un dilemma considerevole sull’operato dei neonatologi. Per lungo tempo, infatti, i bambini molto piccoli sono stati operati senza anestesia, nella convinzione che non provassero dolore, ma solo semplici reazioni riflesse. Così come è accaduto nel campo della neonatologia, le ricerche sollecitate dalle autorità britanniche per gli animali puntano a fornire parametri più precisi, in questo caso per stabilire se un esperimento è accettabile per legge. Al momento, infatti, le norme britanniche stabiliscono che una sperimentazione sugli animali è autorizzata sulla base di livelli di sofferenza indicati come lievi, moderati, notevoli o non classificabili, cioè tali da richiedere anestesia. A questo metodo si oppongono in molti, sostenendo che si tratta di classificazioni vaghe, stabilite a priori, senza verificare davvero quanto l’animale soffra durante l’esperimento.

La ricerca britannica raccoglierà i dati in nove laboratori autorizzati. Il gruppo di scienziati ha già verificato che negli ambulatori in questione sono già disponibili dati sull’argomento. Il fatto che chi sperimenta sugli animali abbia già misurato il loro dolore, ma non ne abbia fornito resoconto, fa nascere dubbi e timori sull’esito di tali osservazioni. In Italia, la legge che disciplina la sperimentazione sugli animali è la 116/92, che all’articolo 6 stabilisce che “gli esperimenti devono essere effettuati in modo da evitare angoscia e sofferenza o dolore inutili agli animali”. L’accezione “dolore inutile” è però molto vaga e la realtà è che, nonostante le norme, gli animali da laboratorio sono sottoposti a grandi sofferenze spesso con scarsi o nulli esiti scientifici.

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Una Risposta to “Quanto soffrono le cavie: Ora si studia il loro dolore”

  1. Giulia Says:

    Che schifo! Ora ci saranno altri nuovi sadici ricercatori che guarderanno soffrire gli animali nella vivisezione e che prenderanno appunti, stileranno freddi conteggi di sofferenze.
    Questo quando si sa da secoli che la vivisezione non serve a nulla, anzi è anche fuorviante, ed è crudele.


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