6 aprile 2010: un anno dal terremoto di L’Aquila


di INGV (Comunicato stampa)

Palazzo della Prefettura de L'Aquila (http://portale.ingv.it)

Conoscenza, prevenzione, educazione: le tre parole chiave per convivere con i terremoti

Sono trascorsi dodici mesi da quella mattina in cui L’Aquila è stata devastata da un terremoto di magnitudo ML 5.8 (Mw 6.3). Durante questo anno l’INGV ha svolto ricerche su numerosi aspetti di quella catastrofe. Importanti risultati sono già raccolti in oltre 25 articoli pubblicati dalle maggiori riviste scientifiche internazionali.

I primi drammatici secondi della rottura della faglia sono stati ricostruiti con un dettaglio mai raggiunto prima. La Rete Sismica Nazionale ha localizzato ben 18.000 terremoti a partire dalla scossa principale, permettendo di seguire l’evoluzione della sequenza sismica in tempo reale e di individuare alcune aree critiche che tuttora vengono monitorate con estrema attenzione. E’ stato evidenziato il ruolo fondamentale dei fluidi profondi nell’innesco della scossa principale e nella genesi della sismicità appenninica. Sono stati scoperti tre forti terremoti sconosciuti generati dalla stessa faglia negli ultimi 2500 anni e simili a quello del 2009.

Nel primo anniversario del terremoto del 6 aprile l’INGV vuole ricordare le tre parole-chiave fondamentali per convivere con i terremoti che necessariamente colpiranno l’Italia, uno dei paesi più sismici dell’area mediterranea: conoscenza, prevenzione, educazione.

Dall’ultimo grande terremoto italiano, quello che ha colpito l’Irpinia nel 1980, sono stati fatti enormi passi avanti nella comprensione dei processi di genesi dei terremoti. Il potenziamento dei sistemi di monitoraggio e lo sviluppo di studi multidisciplinari hanno portato alla caratterizzazione delle aree a maggiore pericolosità sismica, strumento essenziale per la pianificazione del territorio. La comunità scientifica continua a impegnarsi per esplorare tutti gli aspetti della sismogenesi, compresi i fenomeni precursori, che però al momento non permettono di formulare alcun tipo di previsione a breve termine.

Oggi la grande scommessa della nostra comunità scientifica è fornire una prospettiva temporale a medio termine, identificando le aree dove è più alta la probabilità che nei prossimi decenni avvengano forti terremoti.

La grande scommessa della società civile è invece quella di recepire prontamente i risultati scientifici e tradurli in azioni di prevenzione e in crescita culturale volta all’educazione ai rischi, così da abituare le nuove generazioni a una convivenza responsabile con il territorio. Questa rimane la prima e più importante forma di difesa dai terremoti.

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