“Gesù non ha bisogno di agnelli da sgozzare per iniziare il rito della Pasqua”


di Oscar Grazioli
La Pasqua e la strage degli agnelli. Sì, lo so, argomento vecchio e discusso tante volte e su tutti i media, specie quelli che si occupano di animali e del loro benessere, eppure secondo me è ancora meritevole di qualche riflessione che vado a proporvi.
 
Per quanto l’origine della Pasqua, secondo il Nuovo Testamento, risalga al giorno della crocifissione di Gesù, la domenica di Pasqua festeggia, nella credenza cristiana, la resurrezione del Cristo. Per gli ebrei invece la Pasqua ricorda la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù egizia, quando l’angelo inviato da Dio evitò di colpire i primogeniti di chi aveva segnato la propria abitazione con il sangue dell’agnello immolato. In realtà la Pesah ebraica deriva da feste pastorali praticate nel vicino Oriente che culminavano con i festeggiamenti del pane non lievitato, il mazzot.
 
Quando arriva la Pasqua si sprecano le tradizioni che affondano le loro radici nei riti pagani. Ecco dunque l’uovo decorato, presente nelle antiche tradizioni di tutto il mondo (l’uovo di cioccolato è un’invenzione moderna). Quando arriva la Pasqua ricorre un’altra tradizione, meno gioiosa per chi ne è oggetto. Il sacrificio dell’agnello. I consumi di questa carne aumentano esponenzialmente in questi giorni.. Questo si traduce in un’importazione selvaggia e massiccia con difficoltà nei controlli alle frontiere. Circa un milione e mezzo di agnelli da latte vengono uccisi, in buona parte sgozzati, provenienti dall’est europeo stipati sui tir, dopo lunghi ed estenuanti viaggi.
 
In questi giorni le associazioni animaliste sono in pieno fermento e lanciano i loro strali contro chi, per rispettare la tradizione, alimenta questa strage degli innocenti. In realtà il problema, a mio avviso non sta tanto nella scelta della carne. Se tutti evitano l’agnello e vanno dal macellaio a comprare vitello a carne bianca o maialino da latte, faranno un grosso favore agli agnelli, ma a vitelli e porcellini certo la cosa non piacerà più di tanto. Ho scritto mille volte che fare delle scale di importanza, in campo animale, è un esercizio molto scomodo che necessita di infiniti specchi su cui arrampicarsi.
 
O si è vegetariani e il problema non si pone oppure, se si è onnivori, mangiare il porceddu al mirto o l’agnello al rosmarino cambia poco. L’errore più grosso invece è quello di metter in tavola l’agnello Pasquale per ottemperare ad una sorta di vincolo con il proprio credo religioso. Non ci sono più i faraoni d’Egitto a tenere in schiavitù il popolo ebraico e Mosè non ha bisogno di invocare le sette piaghe. Nessun primogenito rischierà la vita se la porta di casa non sarà bagnata con il sangue dell’agnello.
 
Oggi si rischia tra bombe, carri armati e kamikaze con l’esplosivo sotto la cintola. Questi sono gli angeli vendicativi mandati da Dio sulla terra. Gesù non ha bisogno di agnelli da sgozzare per iniziare il rito della Pasqua, così come il sacerdote non ha bisogno di brandelli di carne sanguinante per annunciare la Comunione. Per questo, oggi, sulla mia tavola non ci sarà alcun agnello. Buona Pasqua a tutti.
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