Malastrada


di Sabino Minelli

Sfaccettate dalla luce di taglio, le forme emergono dal buio. Visi, mani, corpi abbozzati. E tre voci, che sono una voce sola. Quella della terra siciliana che si interroga sul presente e davanti a sé ha il buio. Tino Caspanello, premio dell’associazione nazionale dei Critici di Teatro 2008, regista della compagnia Teatro Pubblico Incanto, in Malastrada mette tre personaggi davanti all’ignoto per raccontare la vicenda del ponte sullo Stretto di Messina.
Padre (Tino Caspanello), madre (Cinzia Muscolino) e figlio (Tino Calabrò) sono al cospetto del pubblico nella luce caravaggesca. E’ la fine di un cammino, l’inizio di un altro. E’ nessuna e sono entrambe le cose. Riflessione sull’impatto dell’infrastruttura, su equilibri sociali e psicologici alterati, ma anche metafora di ciò che arriva dall’esterno e scatena maremoti interiori, sconvolge i rapporti più sani. Domani, sabato e domenica al Colosseo Nuovo Teatro (via Capo d’Africa, 29a, infoline 067004932).

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