Ora il Ponte porta pure lo svincolo di Giampilieri


di Antonello Mangano

Giampilieri. La stanza di Ilaria (www.giuseppeberretta.it)
La stanza di Ilaria (www.giuseppeberretta.it)

“Proviamo a dirlo in romanesco: si sono allargati”. Piero Ciucci commenta così il lungo elenco delle opere compensative presentato dal Comune di Messina, molte di più rispetto alla previsione iniziale. Altro che messa in sicurezza del territorio. Nel frattempo, la vicenda di San Fratello – paese sui Nebrodi evacuato in fretta per un movimento franoso lungo un chilometro – ha riproposto l’urgenza del riassetto idrogeologico. La lunghissima lista dei lavori previsti per la città dello Stretto – perlopiù inutili – aggraverà il dissesto, non solo nella zona nord, in cui è previsto il cantiere principale, ma anche nel cuore della città con le opere ferroviarie e persino nella parte meridionale – quella che ancora piange i trentasette morti dell’alluvione – dove è prevista la realizzazione di due nuovi svincoli autostradali.

L’annuncio arriva direttamente dall’amministratore delegato della “Stretto di Messina”, durante il convegno “Il progetto – L’organizzazione – I lavori”, tenuto il 12 febbraio. Ma il progetto del Ponte è ancora quello provvisorio, invece l’unica certezza sono le opere collaterali, che inizieranno a breve. L’apertura al traffico è stata annunciata per il primo gennaio 2017. Sarebbe un record, considerando che la location dell’incontro è il Palacultura “Antonello da Messina”, appena inaugurato, ma frutto di un iter trentennale: il progetto è del ’75.

Al sindaco Giuseppe Buzzanca non piace la definizione “opere compensative”. “Sono opere collegate”, proclama. “Noi non vogliamo essere ricompensati di nulla”. Ma come può essere connesso al Ponte il nuovo svincolo di Giampilieri? Si trova a 34 chilometri dal futuro pilone ma a poca distanza da una ulteriore uscita prevista, quella di Santo Stefano. Nuovi interventi, dunque, proprio nella zona teatro della terribile alluvione del primo ottobre 2009.

E la messa in sicurezza del territorio, richiesta a gran voce dalla Rete No Ponte e a parole promessa da tutti? “I fondi o servono per la costruzione del Ponte o non verranno, nessun privato investirà per la messa in sicurezza del territorio”, dice Buzzanca, giocando per l’ennesima volta con l’equivoco del finanziamento privato dell’infrastruttura. In realtà, oggi i milioni sul tavolo sono interamente statali. E l’Anas è il soggetto che gestisce e controlla tutto. “Quando ero ministro all’Ambiente, feci fare una valutazione”, dirà il ministro delle Infrastrutture Matteoli al convegno del giorno dopo, stesso titolo ma città diversa, Villa San Giovanni. “Per mettere in sicurezza il nostro territorio ci volevano circa 70 mila miliardi delle vecchie lire. Ci rendiamo conto, di fronte a queste cifre, che è impossibile poterle reperire. Dobbiamo lavorare piano piano per cercare di rendere più sicuro il nostro territorio, ma è un lavoro improbo, lungo e molto costoso”. Dunque, intanto asfalto e cemento.

Le piccole opere
Un delirio di strade accompagnerà il progetto principale: si inizia col raddoppio della tangenziale (da Tremestieri all’Annunziata, fino a Ganzirri, dove sorgerà l’ultimo casello prima del Ponte). Poi una serie di opere stradali (raccordo e nuova Panoramica) proprio alla punta della Sicilia, che incidentalmente è anche un’area naturalistica di interesse europeo. Curiosamente, nell’elenco è stato inserito anche lo svincolo di Giostra (lavori avviati nel 1997, fine prevista nel 2011, costo 77 milioni): come se l’avvio di un’opera straordinaria debba servire a realizzare l’ordinario. A questo si aggiunge tutta una serie di varianti e la “via del mare”, la strada da 65 milioni che dovrebbe trasformare un maxi-imbarcadero in una città con vista sul mare, l’ormai famigerato waterfront.

Le nuove strade saranno costruite per i mezzi di cantiere e non per l’aumento del traffico che non ci sarà. “Traffico, polvere, rumore, vibrazioni: è questo che darà il maggiore impatto ambientale”, ammette il responsabile di Impregilo a proposito dello smaltimento di 21 milioni di metri cubi di materiale di risulta. E’ stato pure previsto un sistema parallelo di chiatte per lo spostamento via mare, o di vagoni ferroviari. Ma i problemi reali non trovano posto nelle relazioni: è tutto un delirio di orgoglio sicilianista (“Non più isolani-isolati”,“Ce la sapremo cavare da soli”), ardite incursioni storiche (la battaglia di Lepanto, Napoleone, la scoperta dell’America), evocazioni strampalate (“A challenge and a dream”, il Pontefice, la fratellanza tra i popoli, persino un riferimento al logo della Cisco System).

Alcune opere sono collegate, altre mitigatrici, ma almeno una è alternativa: la metropolitana del mare tra le due sponde, con relative fermate, pontili ed opere a terra. Una volta entrata in funzione, renderà ancora meno attraente per i pendolari il lunghissimo percorso che dal centro di Messina porta all’estremità nord e quindi ridiscende verso Reggio Calabria. Poi la nuova stazione ferroviaria, prevista nella zona di Gazzi. E una contorta nota di ottimismo: “La realizzazione di tutte le opere ferroviarie connesse in modo tale da consentire il passaggio dei treni ad alta velocità”.

Il completamento della copertura del torrente Papardo – 15 milioni di euro – apre la lunga lista delle opere compensative. Seguono la “pianificazione dell’Area Integrata dello Stretto” (5 milioni di euro), il “Piano Particolareggiato Porto-Tremestieri” (32,5 milioni di euro), “Aree attrezzate di Protezione Civile” (2,5 milioni di euro). Si chiude con le iniziative che strizzano l’occhio agli ambientalisti: interventi di “salvaguardia ambientale e sanitaria della Riserva di Capo Peloro e opere finalizzate alla valorizzazione turistica del territorio e dei flussi migratori” (80,7 milioni di euro). Ma allo stesso tempo nuove strade, cantieri e materiali di risulta impatteranno soprattutto questa zona.

La soluzione? “La rinaturalizzazione e ripascimento dei litorali attraverso il riutilizzo dei materiali di scavo, previa caratterizzazione degli stessi”. Per un costo di 11,8 milioni. Persino la delibera del Consiglio comunale avverte: “Appare opportuno inserire tra gli oneri a carico del contraente la verifica di idoneità geotecnica ed ambientale dei materiali di scavo da utilizzarsi per le suddette opere”.

La lavorazione del legno
“Si dovrà dare inizio ai corsi di formazione professionale per consentire che le maestranze locali possano essere impegnate alla realizzazione del Ponte e delle opere ad esso connesse”, chiede infine la delibera del Consiglio comunale. “Lavoreranno 40 mila unità annue”, annuncia Ciucci. La slide elenca tra le altre queste categorie: vetrai, edilizia, lavorazione del legno, segnaletica, divertimento. “Se parlano di un picco di 8 mila per anno, come si arriva a 40 mila?”, chiede in sala Luigi Sturniolo della Rete No Ponte. “I conti li facciamo dopo”, ribatte serafico Ciucci.

Tra le poche certezze, al solito, ci sono le richieste del Comune di Messina. Assunzione di nuovi vigili urbani e pompieri. Il restauro di monumenti ed edifici storici, il restyling di vie e passeggiate cittadine, l’ammodernamento delle strutture alberghiere esistenti e la costruzione di nuove strutture ricettive. “Adesso dobbiamo genufletterci per avere quello che ci spetta, come fosse una prebenda”, si lamenta Buzzanca chiudendo il suo intervento. “Potremo camminare con le nostre gambe”. In futuro, forse. Oggi sono tutti col cappello in mano. Anche a costo di rischiare ancora una volta di essere sommersi dal fango.

Fonte: www.terrelibere.org

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