Recensione del libro di Valerio Ciarocchi: “Musicam Sacram. Studio dell’Istruzione nel quarantesimo della promulgazione”


Valerio Ciarocchi: “Musicam Sacram. Studio dell’Istruzione nel quarantesimo della promulgazione”. Armando Siciliano Editore, Messina, 2008, pag. 128, € 10,00

di Don Luigi Dini
Musicam Sacram

Il 5 marzo del 1967 la Sacra Congregazione dei Riti promulgava l’Istruzione “Musicam Sacram”, che, nel quadro di una ampia e complessa riflessione sul ruolo della musica sacra nel rinnovamento della Liturgia alla luce dei Documenti Conciliari del Vaticano II, si proponeva di “favorire ed incrementare la partecipazione attiva, piena e consapevole dei fedeli alla azione liturgica”, dettando le linee di orientamento che dovevano ispirare l’impegno nella attuazione pratica delle riforme promosse dal Concilio, con particolare riguardo alla musica sacra ed al canto nel culto liturgico.

In prossimità del quarantesimo anno dalla pubblicazione di quell’importante documento, il professore Valerio Ciarocchi, musicista, esperto di didattica musicale e molto attento ai valori pastorali della musica sacra, ha pubblicato questo volume, che si propone di commentare il testo della Istruzione e di tentare un bilancio di quanto la Istruzione ha prodotto in questi ultimi quaranta anni.

Il libro, dopo una introduzione che illustra gli obiettivi ed il metodo del lavoro e ne definisce il campo di ricerca, si articola in due sezioni.
Nella prima, composta da tre capitoli, viene condotta una attenta analisi della Istruzione: – a) inquadrandola nel contesto storico-culturale – b) ripercorrendone il complesso iter redazionale – c) elaborandone una puntuale e complessa analisi tematica.

Nella seconda parte l’autore, dopo una lettura teologico-liturgica della Istruzione, ne dà una lettura liturgico-pastorale.
Molto interessante è, poi, la conclusione, che raccoglie e sintetizza organicamente quanto si è avuto modo di mettere in rilievo nel corso dell’opera. Anche assai utile è la bibliografia, sia per i riferimenti ai documenti del Magistero, sia per i richiami agli studi di autori che hanno trattato argomenti attinenti alla musica sacra.
Tutto il libro, che appare coerentemente organizzato, merita un positivo riconoscimento per la completezza della informazione, per l’equilibrio delle posizioni, per lo spirito sanamente critico nello affrontare posizioni talvolta tra loro contrastanti e per la chiarezza della esposizione.
Particolarmente apprezzabile, appare lo sforzo di collocare la “Musicam Sacram” all’interno di un processo storico delle indicazioni del Magistero: – a) sul ruolo della musica e del canto nelle celebrazioni liturgiche, – b) sulle norme circa l’uso degli strumenti musicali, sottolineando la preminenza dell’organo, ma senza escludere altri strumenti che esprimano le sensibilità particolari delle varie assemblee – c) sulla funzione dei cori e delle scholae cantorum – d) sulla importanza preminente del canto attivo della Assemblea – e) sulla importanza del “gregoriano”, ma senza ostracismo pregiudiziale nei confronti di musica e canti polifonici o popolari – f) sull’uso della lingua latina e delle lingue popolari.

In realtà, sulla scorta del testo della “Musicam Sacram”, che giustamente il Ciarocchi considera ancora un documento di compromesso tra posizioni tradizionali – conservatrici (come dimostra la complessa vicenda della stesura del documento) e posizioni radicalmente innovatrici, l’autore insiste sul rapporto intrinseco e profondo tra musica e liturgia e sulla funzione anche didascalica delle melodie e del canto, che non devono, né soltanto e neppure soprattutto, limitarsi a suscitare emozioni, ma devono esercitare una funzione catechetica che aiuti i partecipanti alle assemblee liturgiche a vivere più pienamente la Fede, che ne illumini le intelligenze e contribuisca ad accrescere un clima di fratellanza, che li faccia sentire veramente figli dello stesso Padre, Corpo mistico di Cristo.
Giustamente si dice che “qui bene cantat, bis orat (= chi canta bene, prega due volte)”. Certamente la stessa musica e lo stesso canto sono “di per sé preghiera”: qui occorre ribadire che bisogna cantare bene: così si sottolinea non solo la necessità di una buona preparazione ‘tecnica’ dei vari “attori” della Liturgia (celebranti, cori e fedeli), ma una piena consapevolezza di quello che si sta cantando, con un atteggiamento interiore ed esteriore che sia manifestazione di un vero raccoglimento. Le norme liturgiche, e non solo per quanto riguarda l’aspetto musicale, infatti non sono dei fini, ma preziosi strumenti, per vivere meglio, insieme, la preghiera della Chiesa.

Concludendo, ci sembra di poter affermare che, secondo il Ciarocchi, la “Musicam Sacram” è stato certamente un importantissimo strumento di stimolo al rinnovamento liturgico-pastorale, anche se è forse vero che non solo ancora tutti i suoi suggerimenti e le sue proposte non sono stati realizzati, ma anche essa, nel suo stesso impianto, risente talvolta dei compromessi derivanti dal clima di immediata transizione postconciliare nel quale è stata concepita.

Sac. Prof. Luigi DINI
Recensione pubblicata su In cammino 76 (2010) 2

Sotto pubblichiamo uno stralcio della Prefazione al libro di Mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo Emerito di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela

PRESENTAZIONE

L’annuale “tre giorni” dell’Associazione Italiana Santa Cecilia dedicata alla formazione liturgico – musicale degli operatori pastorali, in quest’anno 2008 si è svolta ad Assisi nei giorni dodici e tredici aprile, sul ruolo che oggi possono ricoprire nelle celebrazioni liturgiche i numerosi Cori, molto diffusi in tutte le regioni, talvolta con più presenze anche nelle piccole parrocchie, e in molti casi di notevole livello musicale, come è facile rilevare dai brani musicali che vengono eseguiti, dalle frequenti rassegne di corali, non solo diocesane ma anche nazionali. Quest’anno lo scopo della suddetta “tre giorni” è stato di suscitare un dibattito sulle funzioni formative delle corali nel loro rapporto con l’assemblea, nelle celebrazioni liturgiche. L’Osservatore Romano ha pubblicato una cronaca del convegno ed una sintesi dei più importanti interventi. Purtroppo, dopo l’occhiello che dà notizia dell’incontro, si legge il titolo veramente scoraggiante dell’articolo: «Coro e Assemblea, due realtà ancora troppo lontane».

Questa tristezza è stata particolarmente avvertita a causa della vicinanza con la ricorrenza del 40° anniversario della promulgazione dell’Istruzione della Congregazione dei Riti «Musicam Sacram» del 5 marzo 1967. Quella Istruzione aveva portato negli anni successivi ad applicazioni non sempre chiare ed a discussioni varie che furono oggetto di numerose pubblicazioni: un convegno, tenutosi a Roma nei giorni cinque – sette giugno del 2007, servì a fare il punto della situazione dopo quarant’anni dalla promulgazione del documento.

Questa pubblicazione di Valerio Ciarocchi «Musicam Sacram». Studio dell’Istruzione nel quarantennio della promulgazione, che vede la luce in questo anno 2008, ci pare particolarmente utile ed opportuna per gli “attori” della musica nella liturgia – celebrante, coro, assemblea… e per essi anche gli autori delle musiche -, perché presenta un’analisi approfondita di questa importante dimensione della liturgia con lo sguardo al cammino del Magistero della Chiesa, comprendente numerosi documenti anteriori a quella Istruzione, già dagli inizi del secolo. Essi hanno avuto il culmine nella Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre del 1963, che consacra l’intero capitolo VI alla Musica Sacra, e hanno un seguito appunto nella Istruzione del 1967 ed in altri successivi documenti della Santa Sede, ai quali si sono aggiunti significativi interventi della Conferenza Episcopale Italiana. Il cammino è stato illustrato da numerosi studi di esperti (qui vengono citati soprattutto autori italiani) che hanno portato avanti il dibattito su alcuni punti non sufficientemente determinati nella Istruzione o controversi tra gli stessi studiosi.
L’Autore di questa pubblicazione, in una brevissima Presentazione, tiene a precisare che egli si accosta al documento «nella duplice veste di musicista e catecheta», che esprimono la sua specifica preparazione accademica, accompagnata tuttavia da una qualificata preparazione teologico – liturgica. Egli stesso afferma, infatti, che vi è una reale interazione tra liturgia, musica e catechesi.

Come musicista egli recepisce il valore e la dignità della musica sacra, come viene detto dal Concilio, e come catecheta si preoccupa di «far emergere la dimensione pedagogico – didattica della musica sacra, quale strumento idoneo a favorire ed incrementare la partecipazione attiva e consapevole dei fedeli all’assemblea liturgica» e formulare le più idonee proposte per una accurata catechesi mistagogica e pratica, perché, come afferma la stessa Istruzione, «si conduca gradatamente il popolo ad una sempre più ampia, anzi fino alla più piena partecipazione a tutto ciò che gli appartiene» (MS 16b), nella visione giusta della liturgia che è celebrazione di tutta la comunità, in cui sono inseriti diversi ministeri, tra cui quelli degli attori della musica sacra nella sua specifica qualità, del coro nella sua giusta funzione, del popolo nella sua adeguata esecuzione, il tutto nel «vero fine della musica sacra che è la gloria di Dio e la santificazione delle anime» (MS 4; SC 112).
Il lavoro si sviluppa in maniera decisamente scientifica con un metodo «analitico e descrittivo ed insieme argomentativo e comparativo». Esso fa comprendere l’esigenza dell’impegno più profondo perché si metta in atto soprattutto un’azione formativa intelligente di tutti i fedeli, per ottenere una più piena partecipazione al canto, e poi degli autori di musiche e canti affinché vi sia una corrispondenza con il senso dei vari momenti della celebrazione, ma anche delle corali perché le scelte dei generi musicali siano illuminate dallo stesso principio e sia raggiunto lo scopo dell’animazione dell’Assemblea, e finalmente degli stessi celebranti, in una esecuzione fedele e dignitosa, e dei presbiteri perché la loro formazione sia più curata e le loro scelte aderenti alle direttive del Magistero… Solo così le celebrazioni della liturgia terrena preparano alla liturgia del cielo!

Quest’ultimo rapporto è espresso o sotteso oltre che nella stessa liturgia, nello sviluppo dei documenti e nella riflessione attenta di tanti studiosi ed anche dell’Autore di questa pubblicazione. Chi la leggerà potrà forse provare il felice collegamento che ha accompagnato la lettura, che ne ha fatto che scrive queste poche righe di Prefazione, con il ricordo dei Cori angelici, o la contemplazione, nella fantasia di tante famose figurazioni pittoriche che rappresentano “liturgie” del cielo, in cui si celebra la grandezza e la gloria di Dio e si partecipa della sua gioia. Penso, per esempio, alle innumerevoli glorificazioni della Trinità o del Cristo alla destra del Padre, alle coronazioni di Santi… come a quella della Madonna Regina del Beato Angelico nel Museo San Marco a Firenze, fra le schiere di Angeli osannanti col canto, di altri che li accompagnano con strumenti celestiali, come le arpe, di Santi sorridenti che contemplano il mistero, partecipando anch’essi a quella liturgia celeste, di cui quella terrestre fu soltanto una preparazione ed una anticipazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: