“UN BEL DÌ VEDREMO”: MADAMA BUTTERFLY A MESSINA


di Valerio Ciarocchi

Madama Butterfly (http://img.allposters.com)

La stagione lirica 2009/2010 del massimo teatro peloritano inizia con un’opera pucciniana popolare ed amata dal pubblico: Madama Butterfly (1).

La genesi dell’opera

Si tratta di un’opera in due atti, su libretto di Illica e Giacosa, denominata originariamente “tragedia giapponese in due atti” dall’omonima tragedia in atto unico di D. Belasco (2), alla quale il musicista lucchese assistette a Londra. Iniziata nel 1901, la composizione fu spesso interrotta: l’orchestrazione iniziò l’anno successivo e portata a termine nel 1903. Per la realizzazione Puccini si documentò attentamente sui vari elementi orientali da inserirvi. Lo aiutarono particolarmente un’attrice giapponese e la moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia. Il debutto nel 1904 alla Scala di Milano non fu però felice. Il fiasco spinse Puccini e l’editore Ricordi a ritirare lo spartito, per sottoporlo a revisione, eliminando alcuni dettagli superficiali, e rendendo l’opera più agile e proporzionata. Una importante modifica è musicale e riguarda la linea vocale dell’aria del suicidio di Butterfly. Così rinnovata, l’opera ebbe successo, nello stesso anno, a Brescia e da allora il successo non le è più mancato. Puccini ritoccò ancora la partitura e gli effetti scenici, specialmente per le rappresentazioni di Londra e Parigi (3).

La vicenda

Sbarcato a Nagasaki, Pinkerton (tenore), ufficiale della marina statunitense, si sposa, con rito giapponese, con la geisha quindicenne Cio-cio-san, in giapponese Madama Farfalla (soprano), con il diritto di ripudiarla anche dopo un mese, cosa che appunto avverrà. Pinkerton ritorna a casa abbandonando la ragazza, nel frattempo incinta di lui. Lei però è innamorata sul serio e con il bambino nel frattempo nato, ne aspetta il ritorno e ripete continuamente la sua incrollabile fiducia nel ritorno del marito (Un bel dì vedremo, l’aria che identifica il personaggio e l’opera stessa). Pinkerton ritorna dopo tre anni, accompagnato da una sposa da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti, per prendersi il bambino, della cui esistenza sa grazie al console Sharpless (baritono). Soltanto allora Butterfly comprende: il suo amore è stato grande quanto la sua illusione. Decide quindi di cedere silenziosamente dopo aver abbracciato disperatamente il figlio la giovane giapponese si suicida, secondo il proverbiale senso dell’onore nipponico (Con onor muore). Pinkerton, preso da un rimorso tardivo, torna sui suoi passi per chiederle perdono, ma troppo tardi. L’opera si conclude con le ultime brevi ed incisive battute, tipiche di Puccini.

L’opera

L’opera è musicalmente eclettica: Puccini gettò un ponte tra la musica occidentale, di cui fece molte citazioni (brani popolari, Wagner, Massenet, perfino l’inno nazionale statunitense) ed anche autocitazioni (reminiscenze de La Bohème e di Tosca), e la tradizione giapponese ricca di scale pentatoniche, di cui l’opera è gremita. In essa Puccini cedette al fascino dell’esotismo, con una visione dell’Estremo Oriente quasi da cartolina, e con Madama Butterfly «iniziò una nuova fase dell’itinerario pucciniana, che si può definire, senza alcuna intenzione negativa, come una fase manierista, in qualche modo obbligata» (4). Si può dire, nonostante la tragicità della vicenda, che nessuna opera pucciniana, musicalmente parlando, sembra scritta con animo così sgombro come Madama Butterfly. Possiamo parlare con Casini di “ottimismo della musica”, che Puccini qui acquisì come una tipica condizione novecentesca: «L’ottimismo della musica, come in Strass, si dichiara estraneo all’esito tragico» (5) .

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(1) Il 10, 12, 14 febbraio. Orchestra del Vittorio Emanuele diretta da A. Fogliani, Coro Lirico “Cilea”, regia di S. Vizioli, produzione del Teatro di Messina, allestimento del Teatro Comunale di Bologna. Si suggerisce per l’ascolto la versione con Tebaldi, Di Stefano, Gobbi, Orchestra del Lyric Opera di Chicago, Dir. K. Kondrashin.
(2) A sua volta tratta da un racconto, datato 1898, dell’americano J. L. Long, dal titolo Madama Butterfly, che a sua volta riprendeva un romanzo breve di P. Loti, del 1887, dal titolo Madame Chrysanthème.
(3) Nel 1920 Puccini tornò sulla partitura, ripristinando nel primo atto un assolo di Yakusidé, zio di Cio-cio-san. Pare, a riguardo, che Puccini non amasse che venisse tagliato questo pezzo che era l’unico brano cantato da quel personaggio. Tagliandolo, però, l’impresario risparmiava non scritturando un cantante. L’editore Ricordi non pubblicò mai la nuova versione. Anche oggi il pezzo non viene eseguito ed il concertato che lo riguarda è quasi sempre tagliato.
(4) C. CASINI, Puccini, UTET, Torino, 1989, 286.
(5) Ibidem, 313.

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