La Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto


di Luigi Sturniolo
La relazione della Corte dei Conti relativa
alle somme destinate al Ponte sullo Stretto conferma alcuni tra gli argomenti
che hanno mosso il movimento no ponte in questi anni: l’incongruenza dei dati
economici, una stima disinvolta dei traffici nello Stretto che dovrebbero
giustificare l’operazione del project finance, l’azzardo ingegneristico che
penserebbe ad una campata unica di quasi il 40% più lunga della maggiore mai
realizzata, il devastante impatto ambientale.
Insomma, una stroncatura su tanti
fronti che meriterebbe una seria messa in discussione di tutta l’operazione
Ponte. Non è, invece, mancata l’immediata dichiarazione dell’AD della Stretto
di Messina Ciucci che, di maniera, risponde “…desidero confermare alla Corte,
così come risulta dalla ulteriore documentazione trasmessa, il pieno impegno ad
effettuare una costante valutazione di tutti i principali aspetti tecnico-
operativi del progetto del ponte, con particolare riferimento alla fattibilità
tecnica, compatibilità ambientale nonché all’aggiornamento delle stime di
traffico”.
Tutto questo avviene mentre gli sfollati di Giampilieri scendono in
piazza per protestare perché non d’accordo a rientrare nelle proprie abitazioni
senza garanzie sulla messa in sicurezza del paese. Eppure erano passati pochi
giorni dal disastro ed il Presidente del Consiglio, dopo aver sorvolato per
pochi minuti i luoghi colpiti e senza alcun supporto tecnico, assicurava che
sarebbe stato troppo costoso mettere in sicurezza la montagna e ricostruire
sullo stesso sito e, quindi, sarebbe stato necessario pensare a delle new town
(peraltro molto avversate dagli stessi abitanti, indisponibili ad essere
sradicati dal proprio paese). I soldi (un miliardo) li avrebbe messi il
Governo. Gli Enti Locali avrebbero dovuto occuparsi di trovare le aree adatte.
Per giorni, poi, la Ministra dell’Ambiente Prestigiacomo andò in giro a portare
il verbo. Dichiarazioni azzardate, puro spettacolo, se oggi a più di tre mesi
dalle frane si spingono gli abitanti a tornare nelle loro abitazioni sulla base
di una suddivisione cromatica delle arre criticata da molti e senza interventi
strutturali per la messa in sicurezza della montagna.
Oppure.
Oppure, in
periodo di crisi e di risorse scarse, si scelgono le priorità. Un breve
articolo sul Sole24ore del 13 dicembre segnalava come il Governo abbia nel 2009
scelto di concentrare tutte le risorse a disposizione su 6-7 grandi opere. In
sostanza, vengono premiate quelle operazioni che favoriscono solo pochi grandi
contractor e sulle quali è possibile costruire grande attrattiva mediatica
piuttosto che investire in opere ad alta utilità sociale ed economia diffusa
come, appunto, la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. Niente di
più facile, adesso, che riversino i soldi a disposizione nella ri-progettazione
del Ponte, magari dando in obolo qualche opera compensativa a Messina. Tanto
per loro l’importante non è finire. L’importante é continuare.

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