Contro il razzismo


di Carlo Leoni

Come una lama che squarcia un velo, i fatti drammatici di Rosarno hanno fatto piazza pulita della melassa politicista su “partiti dell’amore”, dialogo sulle riforme e riedizioni, come farsa, di quelle politiche dei due forni dal tragico esito. Sopra al minuetto dei “pastoni politici” si è imposta, da Rosarno, la realtà di un paese che ha fatto clamorosi passi indietro  in termini di civiltà e di dignità democratica. Maroni e, più pateticamente, la Gelmini hanno visto bene di soffiare su un fuoco che era già fin troppo divampato.
Mi è venuto da pensare all’apartheid. Una parola che, in afrikaans, non significa altro che “separazione”. I razzisti sudafricani non volevano vivere in un paese bianco. Dei neri avevano bisogno, per estrarre oro dalle loro  miniere, per spazzare le strade, per curare i propri giardini e pulire le loro case. Ma poi, ad una certa ora, dopo essere stati spremuti a dovere per quattro denari, dovevano sparire dalla circolazione, non dovevano più farsi vedere in giro nelle LORO città. Dovevano tornare, lontano dalla vita dei bianchi, nella dimensione appunto separata delle immense townships.
Diciamoci la verità : non pochi italiani pensano che, mutatis mutandis, anche in Italia si dovrebbe fare più o meno lo stesso. Quante volte gli industriali del Nord hanno detto che senza gli stranieri molte imprese chiuderebbero. E quanti si sono preoccupati quando è stata a rischio la presenza in Italia delle “badanti” che assistono i nostri anziani perché noi non abbiamo più il tempo ( e la voglia ? ) di farlo.
Tutti, anche il più estremo leghista, sa e dice che ormai l’Italia non può fare a meno dei  migranti. Ma guai a parlare di diritti, di case, di scuole, di assistenza sanitaria… Gli immigrati sono solo braccia e sudore, non esseri umani meritevoli di diritti e di politiche positive, non uomini e donne con le loro storie, le loro aspirazioni e la loro voglia di libertà. Queste sono prerogative nostre non loro.
“Padroni a casa nostra”, dicono i leghisti. E che cos’è questo slogan se non la versione italiana dell’apartheid ?
Poco, veramente troppo poco sono stati contrastati certi disvalori per accettare nei fatti, anche nel centrosinistra, l’equazione “allarme sicurezza =immigrazione”.
Ora, anche dai fatti di  Rosarno, ci viene detto che l’alternativa per la quale si deve lavorare non può ridursi a tattica politica e a un mero ricambio di ceto governativo. Occorre costruire i pilastri di un nuovo movimento culturale, sociale, valoriale. Ci vuole tempo e soprattutto tenacia, per risalire la china.
Subito, però, va individuato il campo di forze sociali e politiche che assumano sulle proprie spalle il carico di questo progetto di cambiamento. E’ quello che chiamiamo da anni un “nuovo centrosinistra”.
Ci era sembrato che Pierluigi Bersani si fosse candidato a dirigere il PD proprio per abbandonare le velleità di autosufficienza e ricostruire una coalizione ampia e coesa. Così si diceva da parte sua e dei suoi sostenitori nei giorni del congresso del PD.
Poi, di questo progetto unitario si sono perse le tracce e abbiamo visto emergere un disegno del tutto diverso.
Intendiamoci : ogni giornata politica dimostra che quel partito è preda di una impressionante confusione di idee e che il congresso non ha affatto risolto i problemi in cui si dibatte fin dalla sua costituzione.
Ma nella babele di posizioni politiche, si fa luce un disegno che non è quello di allargare la coalizione ai moderati, ma al contrario di costruire una alleanza di moderati. Più in prosa, di sostituire la sinistra con l’UDC. Che cos’è se non questo ciò che si sta cercando di realizzare  in Puglia per iniziativa anche personale di Massimo D’Alema ?
Questo disegno va contrastato e non  perché colpisce la sinistra, ma perché una alleanza ancor più moderata di quelle fin qui conosciute ( che già lo erano non poco ), è destinata alla sconfitta perenne perché priva della energia culturale e politica necessaria a contrastare non solo Berlusconi ma il berlusconismo che si è ben radicato in questo Paese.
Questo disegno neo-moderato si può battere, anche perché non tutti nel PD la pensano in questo modo e ne abbiamo avuto prova in questi giorni.
Ma dipende anche da noi, da Sinistra Ecologia e Libertà e dalla sua capacità di iniziativa politica. Intanto bisogna dimostrare che non dormiamo in piedi e che abbiamo ben capito quel che sta accadendo. Bene si è fatto quindi nei giorni scorsi a dare un segnale di reazione e a chiedere incontri bilaterali con tutti i partiti del centrosinistra, per avere un chiarimento risolutivo.
Poi bisogna affermarsi agli occhi di quante più persone possibili non come l’ennesima frazione di ceto politico, ma come persone capaci di indignarsi per quanto sta accadendo in Italia e che si battono per cambiare le cose.
Concludo quindi sugli stessi temi sui  quali ho iniziato. Dobbiamo promuovere il massimo possibile di mobilitazione contro il razzismo, per l’uguaglianza, per i diritti dei migranti.
Faremo una cosa assolutamente indispensabile e faremo anche capire, in questo modo, perché, nel nostro simbolo, insieme alle parole sinistra ed ecologia, abbiamo voluto la parola libertà.

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