No al Ponte: in merito ad alcune questioni


di Luigi Sturniolo
1. Il 2009 se n’è andato con la morte di Franco Nisticò, una morte che svela, ad un tempo, lo stato della democrazia in un paese, l’Italia, nel quale il diritto a manifestare è decisamente schiacciato dalla volontà governativa di giocare tutto sul piano dell’ordine pubblico e del clima emergenziale e la natura della politica delle grandi opere per la quale la concentrazione dell’investimento improduttivo prevale sull’offerta dei servizi ai cittadini.
2. Il 2009 era iniziato con il rilancio dell’operazione Ponte sullo Stretto e, di conseguenza, con la ripresa delle mobilitazioni contro tale ipotesi. Che non sarebbe stato facile rintracciare le condizioni che avevano portato in corteo decine di migliaia di persone il 22 gennaio 2006 a Messina era abbastanza prevedibile. In realtà, è stato ancora più difficile. La paura di non riuscire a riprodurre quel livello di mobilitazione, l’essersi esaurita l’onda lunga del movimento no global che aveva fornito ampia disponibilità di attivisti, l’interpretazione, da parte di alcuni, dell’iniziativa del Governo Berlusconi in fatto di grandi opere tutta in chiave effetto-annuncio sono stati fattori che hanno messo in discussione la possibilità di praticare nuovamente la dimensione della “piazza”.
I fatti hanno, poi, dimostrato che la disponibilità ad esserci era superiore a quanto previsto da alcuni. Benché qualche giornalista un po’ provinciale e poco avvezzo a trattare le dinamiche dei movimenti (come se a commentare una partita di tennis venisse mandato uno che sconosce che è più facile fare il punto sul proprio servizio che su quello dell’avversario) abbia dato giudizi da “stroncatura”, le manifestazioni dell’otto agosto per la vie del centro di Messina, dell’uno dicembre a Torre Faro e del 19 dicembre a Villa San Giovanni sono state assolutamente confortanti dal punto di vista della partecipazione e mature dal punto di vista dei contenuti.
L’otto agosto, infatti, si è svolta la manifestazione estiva più partecipata di sempre a Messina, il primo di dicembre ha ripetuto i tradizionali numeri di Torre Faro in giornata infrasettimanale, nella serata più fredda dell’inverno e su una piattaforma molto caratterizzata politicamente, mentre il 19 dicembre ha raddoppiato i numeri della più grande manifestazione no ponte fino ad allora svoltasi in Calabria. E sarebbe bastato che almeno una parte di coloro che hanno partecipato non credendoci o addirittura hanno remato contro si fossero impegnati un po’ per ottenere risultati ancora più significativi. Va, infine, detto della maturazione dei contenuti sui quali sono state costruite le manifestazioni che si sono evoluti da un impianto fondamentalmente ambientalista/difensivo ad uno vertenziale/territoriale.
3. La Rete No Ponte è il soggetto che ha gestito il percorso delle mobilitazioni. Nato nel 2005 come aggregazione a carattere temporaneo (tanto che riportava 2005 come suffisso) ha finito per diventare realtà stabile (soprattutto a fronte dell’evaporarsi degli altri percorsi aggregativi). Nata come rete di organizzazioni, nella ripartenza si è ridefinita come rete di attivisti, con intenti non rappresentativi, con la volontà, almeno negli intenti, di essere soggetto parziale, parte tra le parti.
Nata, fondamentalmente, sulla sponda messinese è stata, in occasione della manifestazione del 19 dicembre, fatta propria dalla rete di attivisti calabrese, con una modalità che ha dato ragione della sua natura open source, non proprietaria.
L’avere abbandonato la dimensione di coalizione di
organizzazioni ha dato alla Rete una maggiore stabilità (non dovendo dilungarsi in continue mediazioni, tipiche delle strutture a carattere rappresentativo), ma, allo stesso tempo, l’ha, soprattutto sulla sponda messinese (il lato calabrese, d’altronde, solo adesso potrà portare a verifica il percorso, essendo stati finora assorbiti dall’organizzazione del corteo del 19 dicembre) ridotta ai minimi termini dal punto di vista della disponibilità militante, restando questa (seppur, in assoluto, comunque, ridotta) a totale appannaggio delle organizzazioni (associazioni ambientaliste, partiti, sindacati). Non si è, in sostanza, formato un popolo del no ponte (come avviene invece per il No Tav o No Dal Molin). E’ rimasta la dinamica tradizionale di un ristretto numero di organizzatori (sempre più ristretto) che scommette ogni volta sulla riuscita del corteo.
Vanno, inoltre, aggiunti, tra gli aspetti negativi, le forti
critiche che la Rete ha subito (tra l’otto agosto ed il prino dicembre) riguardo alla sua presunta eccessiva politicizzazione.
Insomma, nel momento di suo massimo riconoscimento come soggetto motore della mobilitazione (anche al livello mediatico) la Rete è al suo minimo di solidità politico-organizzativa.
Non si può, da questo punto di vista, che riconsegnarla al movimento affinché vengano riverificate modalità, forme, stili, approcci. Si spera, naturalmente, che coloro che hanno mantenuto un comodo atteggiamento borderline si assumano la responsabilità di prendere posizione e che coloro che tanto hanno detto di un necessario trasversalismo della battaglia no ponte si facciano carico di dar vita a percorsi collettivi reali.
4. In ultimo, rimane la questione dell’interpretazione dell’operazione Ponte sullo Stretto. E’ ben evidente, ormai, come esistano almeno due approcci alquanto distanti: uno che definisce il Ponte come un processo di progressivo trasferimento di risorse dal pubblico al privato ed un altro che ne verifica l’approssimarsi della sua costruibilità in quanto manufatto d’attraversamento. Sarà utile, a mio modo di vedere, una maggiore esplicitazione delle diverse letture in quanto da queste dipendono strategie diverse nell’opposizione al Ponte. In un caso, infatti, sarà necessario dare battaglia, e da subito, su ogni passaggio del percorso dell’esecutivo (fosse anche il battage mediatico), dall’altro si sarà inclini ad un maggiore attendismo e propensi a smantellare sul piano tecnico le bugie governative. Penso sia dirimente l’utilizzo o meno di termini quali bluff, boutade, bufala.
A mio avviso il Ponte non è un bluff, il Ponte incombe già  abbondantemente sulle nostre teste.

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