In memoria del cigno “ucciso” nel Bosco dei frati (ma anche di ogni altro animale trucidato dalla bestialità umana)


di Asor

Mio bel cigno, dove sei andato, per tanto tempo io ti ho sfamato.

Con il mio nonno nel tuo parco venivo ogni giorno

e dallo specchio d’acqua, dove ti riflettevi,

volgevi il tuo sguardo agli amici sinceri.

Povero cigno, hanno chiuso il cancello subito dopo l’arrivo dell’inverno.

In quel freddo luogo ti hanno imprigionato e dalla mia calda manina

non sei stato più accarezzato.

Chiudendoti dentro, quell’uomo  cattivo, ha segnato il tuo triste e crudele destino.

Eravamo così tanti a cercare il tuo bel musetto,

dietro i nonni e davanti i nipoti saltellando

che giungevano felici al tuo cospetto.

Poi, con l’arrivo della brutta stagione,

i nostri incontri son diventati solo illusione.

Ma a te ci hanno pensato? Così fragile,

al freddo, senza cibo e riparo,

il tuo cuoricino pian piano se n’è andato.

Regale e nobile, di te non è rimasto  niente,

solo il tuo corpo accasciato sulla neve bianca

ed il pianto triste della tua compagna.

Ora riposa tranquillo nel tuo Paradiso, mio dolce cigno,

e ricorda la promessa di questo semplice bimbo:

quel parco avrà sempre il cancello aperto

che vedrà piccoli e nonni entrare anche d’inverno

per sfamare e riscaldare la tua compagna ed ogni altro animaletto”.

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