BLITZ NOTTURNO CONTRO IL CIRCO


Tra la notte del 30 e 31 dicembre 2009, attivisti della  sezione romana di 100% animalisti hanno  effettuato un blitz all’American Circus attendato a via delle Tre Fontane Roma.
Sono stati appesi 2 mega-striscioni di circa 5 metri ciascuno e molti manifesti in vista del Gran Gala
organizzato dal suddetto circo per la notte di Capodanno. Tappezzato anche il camioncino della pubblicità circense.
Spesso quando si pensa agli animali al circo, si crede che l’unico grande motivo di sofferenza per loro sia l’addestramento e il compiere umilianti e innaturali esercizi.
Mentre bisognerebbe anche soffermarsi sul fatto che, quando gli animali non sono in pista né per lo spettacolo né per essere addestrati, restano dei veri e propri prigionieri, senza però aver commesso alcun crimine.
Gli spazi a loro destinati sono ridottissimi, rispetto a quelli di cui necessiterebbero, o comunque avrebbero, nell’habitat naturale.  Inoltre non si può pensare che, anche gli animali nati in cattività, possano annullare i propri istinti e si trovino a loro agio in ambienti completamente diversi da quelli che gli apparterrebbero in natura, nessun essere vivente nato in gabbia potrà mai “abituarsi” a restarci, ma la prigionia crea in ogni caso enorme sofferenza.
Per le tigri e gli altri animali feroci ci sono anguste e sempre troppo piccole gabbie, l’elefante viene immobilizzato con pesanti catene alle zampe, i cavalli legati a dei pali con corte corde, per non parlare delle piccole vasche dove vengono detenuti animali come ippopotami o rinoceronti.
Una ricerca rivela che nessun etologo ha potuto ritenere davvero idonee le misure decise dalla legge italiana circa gli spazi destinati agli animali da circo, basti ricordare che gli elefanti sono animali che possono arrivare a camminare anche per 30 chilometri al giorno, mentre in un circo hanno poco più di qualche metro, inoltre sono animali abituati a vivere in branco e non a stare in completo isolamento.
Un altro elemento da non sottovalutare è il contesto completamente innaturale in cui questi animali sono costretti a vivere, luoghi assolutamente non adatti alla loro costituzione etologica, dove soffrono per situazioni climatiche e ambientali spesso a loro ostili.
Infatti vedere dei pinguini, cosi come leoni e cammelli, rinchiusi in un recinto, in un circo in qualche regione italiana, fa presto arrivare alla conclusione che non è quello lo stato giusto e naturale delle cose.
Questa prigionia, lunga e ingiustificata, associata alle ripetitive prove al quale ogni giorno l’animale da circo è sottoposto, lo portano presto ad avere problemi neurologici e comportamentali, che manifesta attraverso continui movimenti stereotipati.
Ad esempio l’elefante muove la testa lentamente da destra verso sinistra ininterrottamente, i felini percorrono senza sosta i pochi passi consentiti dallo spazio ridotto della gabbia, i cavalli alzano e abbassano la testa ripetutamente.
Tutto questo è un chiarissimo segno della crudele sofferenza e dell’inadeguata vita che viene imposta a tutti gli animali che lavorano dietro il tendone, senza mai, di fatto, averlo scelto.

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