Impianti Navigazione Messina e Civitavecchia


Il disegno di dismissione del servizio di collegamento marittimo con la Sicilia e la Sardegna sta per realizzarsi attraverso la chiusura incondizionata dell’impianto laziale e l’abbandono a se stessa della vetusta flotta in servizio nello Stretto di Messina. Le relazioni industriali con la Direzione Navigazione si limitano alla fredda informativa che non lascia spazio alla trattativa ed alle proposte che potrebbero scongiurare l’ennesimo abbandono di produzione in un settore strategico come quello del trasporto marittimo ove si registrano lauti introiti solo per gli armatori privati che, a ragion veduta, non lesinano investimenti in un settore che solo RFI giudica improduttivo.

La chiusura dell’impianto di Civitavecchia rischia di innescare un effetto domino che in breve tempo potrebbe trascinare al collasso anche il traghettamento ferroviario nello Stretto di Messina, i presupposti ci sono tutti, la Direzione Navigazione ha già annunciato l’intenzione di onorare l’impegno di “continuità territoriale” con la Sardegna attraverso una unità navale che periodicamente verrebbe sottratta alla già carente flotta in forza nello Stretto di Messina.

In buona sintesi si configura uno scenario che a dispetto del trasferimento a Messina dei marittimi di Civitavecchia, vedrebbe la flotta siciliana privata di un’ulteriore unità; è di facile intuizione che la conclamata rinuncia alla produzione, l’ulteriore impoverimento della flotta e l’esigenza di ricollocare a Messina i lavoratori provenienti da Civitavecchia metterebbero presto in ginocchio la già precaria economia del traghettamento ferroviario nello Stretto.

Le iniziative poste in essere in modo unilaterale dall’azienda non lasciano dubbi sul programma di fallimento organizzato dei due impianti, obiettivo inseguito con totale spregio delle relazioni sindacali ed azioni subdole che nulla hanno a che vedere con la concertazione e la trasparenza; ultima, in ordine di tempo, l’iniziativa di trattare l’organizzazione del lavoro, straordinari e trasferta, direttamente con i comandi di nave Scilla che dovrebbe coprire le corse mensili da e per la Sardegna. Un modo illecito per bypassare le Organizzazioni Sindacali e innescare la lotta fra poveri tra i lavoratori dei due impianti: “Divide et Impera”.

Nonostante l’intervento e le rassicurazioni del Ministro dei Trasporti, nell’impianto di Messina, RFI ha omesso di mettere in servizio full-time la terza nave ferroviaria e prima dell’arrivo di nave Logudoru, annunciato nel piano di produzione del settore, si appresta ad indebolire la già carente flotta con il trasferimento a Civitavecchia di una delle unità più efficienti.

Quanto esposto  è sicuramente sufficiente per giustificare un deciso intervento delle segreterie nazionali in indirizzo, volto all’urgente istituzione di un tavolo ai massimi livelli che rivendichi l’esigenza di urgenti investimenti nel settore, mirati al rilancio del servizio ed al mantenimento dei livelli occupazionali.

Comunichiamo sin da adesso che la lotta in atto promossa dai lavoratori di Civitavecchia sarà incrementata con azioni di protesta dell’impianto di Messina nel caso in cui l’azienda non dovesse desistere in tempo utile dal programma di chiusura dell’impianto laziale.

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