Un mondo imperfetto


 

di Michele Capuano

A due a due… rapidamente invadono la Terra
A quattro a quattro all’umanità intera dichiarano guerra
Son quattro noci in un sacco che fanno un chiasso spropositato:
senza approdare a nulla mentre ogni essere vivente è depredato
Far quattro chiacchiere (tanto per dire) appartiene alla nostra intelligenza?
E in tanti siamo vittime della loro infausta prepotenza
Due o quattro: due e quattro e G8: la matematica è un’opinione
Contro i potenti (?) avanzi l’onda della Liberazione
Nemica l’indifferenza e l’individualismo e la falsa ragione
L’ultimo degli esseri viventi è la nostra nuova stagione
A due a due nuovi semi germogliano in un improvvisato orto
A quattro a quattro costruiamo un futuro dalla parte del torto
E nella memoria il Vietnam, il Cile e ogni popolo violentato
E tu inventa, cammino per quanto incerto, un cielo stellato
Domanda: la filosofia che insegna a pensare è la nostra sopravvivenza?
Stiamo inseguendo l’utopia oppure siamo i protagonisti di una nuova scienza?
Ineffabile idea: un mondo nuovo: differente dall’attuale… diverso
Domando: catturato e confuso dall’intelletto a volte ubriaco e disperso:
irrilevante è l’opera d’arte e un’ideologia desiderata, ambita, aspettata?
La stele degli animali coscienti e consapevoli è decodificata?
La semplicità appartiene ad innumerevoli e friabili invenzioni:
simili a falci lunari o ad universi privi di dimensioni
Se dovessimo innalzare oggi un monumento che dia senso a questo presente
dovremmo dedicarlo ai senza terra… ai senza nome… ai senza niente
Il disfacimento di valori grandi o dell’idea di libertà
(quali la pace, ad esempio, l’amore e una illuminata solidarietà)
è un irregolare, verosimilmente, trionfo della mediocrità:
tentacoli che inventano ombre ingannevoli e una nociva superficialità
Nella nostra tradizione, tra fughe prospettiche e una straziante mitologia
perdura la leggerezza geometrica del sesso e poi il sorriso e la fantasia
Ho viaggiato (senza padroni) in questo globo come comparsa
e non ho potuto dialogare con milioni di desaparecidos: gente scomparsa
Mi sono perso tra un paesaggio magico e terra fertile e terra arsa
Ho compreso che il potere di pochi sulle moltitudini è una tragica farsa
Il divenire della specie umana è un’idea irregolare: contrastata
Tuttavia maestosa, dirompente, originale e sbozzata
Coloro che occupano illegittimamente questa sfera hanno per legge l’oppressione
Il nostro nutrimento, diversamente, è la tenerezza… la ribellione
Una splendida sequenza cromatica di rosso e arcobaleno colora le nostre bandiere
La scena non è cristallizzata: non lo sono le nostre albe: le nostre sere
Quest’apparente anomalia ci rende persone semplici e vere
L’intensità dei nostri sentimenti e la dolcezza dei nostri canti rivelano le nostre chimere
Una parte infinitesimale della nostra esistenza si consola
Un’altra (sensibile) danza, piange, soffre, ride… e spesso, è sola
Riconosciamo, a volte, la voce dell’eco che ci comunica l’immensità
E ci confondiamo tra gente in lotta per conquistare la nostra libertà
Ritmicamente riconquistiamo la nostra storia e l’idea di futuro
Percorriamo strade sconosciute per abbattere ogni imposto muro
Persi, dispersi, confusi, anche errando, avanziamo con passo sicuro
Attraversiamo labirinti desiderando la luce oltre ogni luogo oscuro
Grandi altari ci sovrastano e zattere sulle nostre coste approdano
E volano… volano… volano… speranze, sogni, desideri: volano… volano.

(S.I.)

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