APC-*CAPODOGLI SPIAGGIATI MORTI DI FAME: NELLO STOMACO CHILI PLASTICA


L’esperto: “Buste, corte e reti. Tutta colpa dell’uomo”

Roma, 18 dic. (Apcom) – Cinque dei sette capodogli spiaggiati nei giorni scorsi sulle coste del foggiano, tra Ischitella e Cagnano Varano, sono morti
di fame: avevano ingerito decine di chili di buste di plastica, scatole, corde e reti che gli hanno ingombrato lo stomaco, impedendo ai cetacei di
mangiare i calamari, di cui si nutrono esclusivamente. Sono i risultati della ‘autopsia’ svolta sugli animali da un’equipe di ricercatori guidata dal
prof. Giuseppe Nascetti del dipartimento di Ecologia e sviluppo economico sostenibile dell’università della Tuscia, di cui è anche pro-rettore, uno
dei massimi esperti internazionali in questo campo.

“Bisognerà spettare i risultati di tutte le analisi e vedere provenienza animali – dice Nascetti ad Apcom – ma posso dire che i capodogli sono morti
di fame: esaminando 5 animali su 7 abbiamo trovato il loro stomaco colmo di plastica. Era una cosa che in realtà avevo già osservato negli anni ’80
a Ortona. Soprattutto buste, quelle nere grandi dell’immondizia. Evidentemente – prosegue – il loro sistema di sonar è stato confuso dal traffico
navi e da esercitazioni, soprattutto dalle navi che vanno a fare sondaggi per idrocarburi che ‘sparano’ in mare dei colpi pneumatici molto forti che
possono sfasare i loro sonar”.

“La plastica gli ha impedito di mangiare ingombrandogli lo stomaco: non hanno riconosciuto più i calamari e hanno ingerito la plastica. Cinque dei
sette erano moribondi – dice ancora il professore – e il vento di tramontana li ha condotti verso riva: gli altri due invece stavano meglio, avevano
mangiato dei calamari, erano ancora vivi e sono morti perchè hanno seguito il branco dei maschi e si sono spiaggiati”.

Secondo Nascetti “questa cosa della plastica è stata sottovalutata, ma è uno degli elementi importanti: dovrebbe far molto riflettere i nostri
potenti riuniti a Copenaghen. Le attività umane stanno distruggendo il pianeta, e lo dice uno che non è un ambientalista, ma un ricercatore. Voglio
anche fare un apprezzamento per l’equipe con cui ho lavorato, è importante in un momento in cui spesso si parla male degli ambienti universitari”.


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