Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG


di Antonio Mazzeo

G. Campagna, B. Alfano, A. Manca, A. Parmaliana (www.antoninomonteleone.it)

Può una società ufficialmente «inattiva» e con zero dipendenti a carico, ottenere in una decina di mesi ciò che non è stato concesso in tre anni ad una S.p.A. con fatturato annuo di 210 milioni di euro, 113 manager e più di 1.000 impiegati?

La risposta è Sì se ci troviamo a Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dove proliferano cosche mafiose e logge massoniche più o meno deviate, e la società in questione è la Dibeca S.a.S. dei congiunti di Rosario Pio Cattafi, un pluripregiudicato già al centro di inquietanti inchieste su criminalità organizzata e traffici di droga e armi. «Cattafi – come recita un passaggio della relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia della XIV legislatura, primo firmatario l’on. Giuseppe Lumia – solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dal Tribunale di Messina, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di Cosa Nostra, è stato testimone di nozze)».

La vicenda in oggetto vede l’approvazione in tempi record e con voto unanime della maggioranza di centro destra e dell’opposizione Pd-Udc, del piano particolareggiato che consente di trasformare 18,4 ettari di terreni agricoli di contrada Siena in un megaparco commerciale con tanto di «paese albergo», ristoranti e divertifici vari. Un’operazione per svariate centinaia di milioni di euro che la Dibeca della famiglia Cattafi ha ereditato a costo zero dalla “G.d.m. – Grande Distribuzione Meridionale S.p.A.” di Campo Calabro (Reggio Calabria), azienda che gestisce gli ipermercati della francese Carrefour in Calabria e Sicilia più numerosi supermercati dei marchi Quiiper, Dìperdì e Docks market. Nella primavera del 2005, fu proprio la società di Campo Calabro, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, ad avviare l’iter per ottenere l’OK del Comune di Barcellona al megaparco commerciale. Il 14 giugno 2006, dieci mesi prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana dell’approvazione del nuovo Piano regolatore generale di Barcellona Pozzo di Gotto che individuava proprio nell’area di contrada Siena la cosiddetta «Zona D.3.2 con destinazione esclusivamente commerciale», la G.d.m. affidava l’elaborazione della planivolumetria del piano, con allegata relazione illustrativa e previsione di massima delle spese, all’architetto Mario Nastasi, professionista che aveva già collaborato alla stesura del Prg di Barcellona. Il lavoro durava all’incirca un anno e nel giugno 2007 il progetto controfirmato da Filippo Leopatri (responsabile dell’Ufficio tecnico e manutenzione della G.d.m.), approdava finalmente in Comune.

Sorprendentemente, undici mesi dopo, la società calabrese decideva però di ritirarsi dall’affare multimilionario. A spiegare le ragioni dell’inatteso forfait, l’avvocato Mario Battaglia, legale della G.d.m.. «In base al contratto stipulato nel 2005 con la Dibeca di Barcellona – dichiarava Battaglia – era previsto che l’acquisto dell’area di proprietà Dibeca era subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, consistenti nell’ottenimento, entro e non oltre tre anni dalla sua stipula, sia dell’approvazione del progetto di un Centro commerciale con annesso ipermercato, sia del rilascio delle relative concessioni edilizie da parte del Comune, sia dell’autorizzazione amministrativa commerciale per l’apertura di una grande struttura di vendita. Nessuna delle condizioni previste in contratto si è avverata nel termine triennale indicato: da qui il venir meno dell’interesse di G.d.m. all’iniziativa urbanistica. Così, con nota privata del 28 maggio 2008, è stato comunicato alla Dibeca di non dare corso alla stipula dell’atto di acquisto, stante il mancato avveramento nel termine triennale delle condizioni sospensive previste fra le parti, inerenti il mancato perfezionamento degli iter amministrativi previsti dal contratto».

Sin troppo frettolosa la decisione della società calabrese. A ben vedere le supposte lungaggini burocratiche a Palazzo Longano potevano benissimo essere imputate ad una serie di eventi “esterni” che avevano causato la paralisi della vita amministrativa. Il 26 giugno 2006, ad esempio, la Prefettura di Messina aveva disposto la costituzione di una commissione per condurre un’ispezione a Barcellona e verificare la sussistenza di presunti condizionamenti criminali nella gestione dell’ente locale. Il 24 luglio successivo la commissione era in grado di presentare una documentata relazione che paventava l’esigenza di scioglimento per mafia degli organi amministrativi. Nella relazione, in particolare, veniva censurato il contratto stipulato dal Comune per l’uso di uno stabile di proprietà della Dibeca di Rosario Cattafi. Si apriva però un estenuante tira e molla tra la il ministero degli Interni, la prefettura e l’amministrazione dell’allora e odierno sindaco Candeloro Nania e, grazie all’azione di pressing del cugino senatore Domenico Nania (al tempo capogruppo al Senato di An) e, probabilmente, di un leader siciliano del Partito democratico ultragarantista, il ministro Giuliano Amato decise alla fine di non apporre la propria firma al decreto di scioglimento. Sindaco e consiglieri barcellonesi poterono concludere regolarmente il loro mandato. Poi, nella primavera del 2007, le elezioni per il rinnovo del consiglio e la costituzione di una nuova giunta, realmente operativi, come sempre accade, solo dopo la pausa estiva.

Tolti i tempi tecnici per la stesura del piano particolareggiato e la lunga crisi che ha investito Palazzo Longano, i funzionari dell’ente hanno avuto meno di dieci mesi per visionare tavole ed elaborati. Complessità e vastità del progetto richiedevano ben altre analisi e la G.d.m. avrebbe dovuto mostrare meno ansia e più tolleranza. Il Parco commerciale di Barcellona, con i suoi 184.000 metri quadri di estensione è trentasei volte più grande degli ipermercati con marchio Carrefour che il gruppo gestisce nel sud Italia. Sembrano fatti tutti con lo stampino: spazi espositivi e vendita di 5.000 metri quadri ritagliati nel cuore dei nuovissimi Shopping Center di Reggio Calabria (“Porto Bolaro”), Castrofilippo, Agrigento (“Le Vigne”), San Cataldo, Caltanissetta (“Il Casale”), Modica, Ragusa (“La Fortezza”) e finanche a Milazzo, comune limitrofo a Barcellona Pozzo di Gotto.

L’inatteso ritiro della G.d.m. appare forse più comprensibile alla luce di certe dichiarazioni che è possibile leggere sulla stampa locale e che avrebbero meritato maggiore attenzione da parte di consiglieri e forze politiche e sociali. In un articolo apparso il 24 dicembre 2008 sul settimanale Centonove che cita come fonte l’assessore comunale al commercio e all’artigianato in carica dal 2007, Nicola Marzullo, si afferma ad esempio che la società calabrese sarebbe stata condizionata dalla «bocciatura» del piano particolareggiato da parte della commissione edilizia perché «prevedeva la costruzione della megainfrastruttura in un’area di contrada Siena di 18 ettari prettamente agricola». «Il progetto – si legge ancora – sarebbe passato solo con una variante al piano regolatore che avrebbe permesso di trasformare la zona in questione in area commerciale. Ma a Barcellona, come fa notare l’assessore, un area commerciale esiste già: è quella in prossimità dello svincolo autostradale, dove sorgeranno il centro Famila superstore e il supermercato Lidl, ed è perfettamente in grado di ospitare anche un parco di grandi dimensioni. “Il fatto che la G.d.m. non abbia fatto ricorso contro la decisione dell’ufficio tecnico – dice Nicola Marzullo – mi fa pensare che abbia dovuto fare i conti con problemi interni che ne hanno condizionato le strategie”».

Sempre nello stesso articolo si spiega che «a certificare questa brusca frenata è anche una relazione redatta dal Comune sullo sviluppo della rete commerciale barcellonese relativo al periodo 1988-2003. Solo una settantina i negozi aperti negli ultimi 15 anni: una crescita minima, pari allo 0,52% annuo, al di sotto della media regionale che, per i comuni con più di 35.000 abitanti, si attesta invece introno al 2%». Vengono delineate infine ben altre priorità di sviluppo da parte dell’assessore comunale competente: «l’approvazione di piani particolari per la creazione di mini-aree commerciali in zone antiche della città come la vecchia pescheria» e la «realizzazione della “zona artigianale”, i cui lotti sono stati assegnati dieci anni fa a ditte che non hanno mai costruito». Ricapitolando, il piano G.d.m. sarebbe stato bocciato dalla commissione edilizia perché ultradimensionato e incompatibile con i piani di sviluppo agricolo e commerciale dell’amministrazione barcellonese.

Di fronte a valutazioni così nette, chiunque avrebbe fatto dietrofront. Invece accade il grande colpo di scena: il 5 gennaio 2009, a 12 giorni dalla pubblicazione delle dichiarazioni dell’assessore Marzullo, si fa avanti la Dibeca che presenta al Comune una domanda di cambio di titolarità della richiesta di concessione edilizia per l’identico piano particolareggiato, valendosi di quella che sostiene essere una «continuità soggettiva, atteso che la nuova istanza viene dai proprietari di quei terreni che davano sostanza alla richiesta della G.d.m.». La discesa in campo della famiglia Cattafi muta improvvisamente i pregressi scenari: i primi di agosto la commissione urbanistica approva il piano e il mese successivo giunge l’imprimatur della III commissione consiliare. Il piano approda così in consiglio comunale e, il 16 novembre, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, arriva il sigillo definitivo al megaparco commerciale. Con buona pace della G.d.m. che mai avrebbe creduto al repentino ripensamento di Palazzo Longano e degli antichi proprietari dei terreni di contrada Siena, disfattisi per poche centinaia di migliaia di euro di un’area trasformatasi d’incanto nel pozzo di san Patrizio.

Scelta altrettanto poco felice quella di posizionarsi in un’altra area siciliana ad alta presenza mafiosa, la provincia di Agrigento. A Castrofilippo, lo scorso anno, è stato inaugurato in pompa magna il centro commerciale “Le Vigne”, 110.000 metri quadri di superficie, un centinaio di attività commerciali di grandi, medie e piccole dimensioni e l’immancabile ipermercato Carrefour-G.d.m.. Neanche il tempo di festeggiare che il 5 dicembre 2008, su ordine del Tribunale di Palermo, il megastore di Castrofilippo veniva sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie “coperte” del boss mafioso Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, ritenuto il numero uno di Cosa nostra in provincia di Agrigento e fra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia. Stando alle risultanze delle indagini e grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Beniamino Di Gati, uomini appartenenti alle cosche locali (tra cui Gerlando Morreale e Calogero Costanza, originari di Favara, e Calogero Di Caro di Canicattì), avrebbero realizzato ingenti investimenti nei lavori edili, partecipando proprio alla progettazione e realizzazione del centro commerciale agrigentino. Una società di Canicattì riconducibile a persone “vicine” a Cosa nostra aveva acquistato i terreni in contrada Cometi, avviando contestualmente le pratiche per la concessione edilizia. Successivamente la società aveva venduto per 4 milioni di euro le autorizzazioni e parte dei terreni alla Sercom di Catanzaro, azienda specializzata nella realizzazione di centri commerciali. Fu la Sercom ad avviare i lavori, a cui, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, avrebbero partecipato pure alcune imprese in mano a Costanza, Di Caro e Morreale. Da qui l’ordine di sequestro del centro commerciale poi annullato a fine dicembre 2008 dal Tribunale della libertà per «l’estraneità della Sercom alle indagini dell’inchiesta “Agorà” e del legale rappresentante Rosario Russo, ascoltato solo come “persona informata sui fatti”». Il provvedimento ha consentito la riapertura delle attività de “Le Vigne”, senza ulteriori pregiudizi per gli esercizi commerciali ivi ospitati.

Della Sercom di Catanzaro, presente accanto a G.d.m. pure nei centri commerciali siciliani di San Cataldo e Modica, si parla nella già citata relazione prefettizia sul presunto condizionamento mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. «Questa Commissione – vi si legge – ha proceduto in data 30 giugno 2006 all’audizione della dottoressa Sebastiana Caliri, dirigente del VI Settore del Comune deputato alla gestione dei servizi relativi allo sviluppo economico, turismo, fiere e mercati, attività produttive, annona, rapporti comunitari, alloggi popolari, la quale ha dichiarato di aver rigettato una richiesta di licenza alla Sercom S.p.A., per la quale è in corso il provvedimento di diniego, perchè non c’è conformità sulla base urbanistica».

«A seguito di accertamenti esperiti dall’Arma dei Carabinieri – aggiunge la Commissione prefettizia – sarebbero emerse gravi anomalie nella gestione dell’attività amministrativa di rilascio delle varie tipologie di licenze commerciali». Relativamente alle autorizzazioni comunali per medie e grandi strutture, si cita in particolare quella emessa il 13 giugno 2005 a favore della “G.D.C. Grande Distribuzione Catanese S.p.A.” per uno store in contrada S. Antonio – svincolo autostradale. La “G.D.C.” appartiene all’imprenditore Roberto Abate, titolare del maggiore centro commerciale realizzato sino ad oggi in Sicilia (Etnapolis). Sul potente operatore economico di Paternò, sempre secondo la Commissione d’indagine della Prefettura di Messina, «sono state accertate in Banca Dati Forze di Polizia le seguenti vicissitudini giudiziarie: associazione per delinquere, commercio di sostanze nocive, altri reati contro la salute pubblica nel settore alimentare, in concorso con altre persone; reati commessi con frode; violazioni del T.LL.SS.».

Advertisements
Pubblicato su Cronache. 3 Comments »

3 Risposte to “Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG”

  1. Pino iampolillo Says:

    HO PAURA MA VADO AVANTI

    Pino Ciampolillo intervista il “sindaco” Prof Gaspare Portobello

    E’ stata notificata alla Signora Callea Maria Grazia moglie del Sindaco Portobello un’ordinanza in cui si informa che a seguito degli accertamenti effettuati dai Carabinieri con l’U.T.C. di Isola delle Femmine è stato avviato un procedimento amministrativo ed è stata emessa la relativa ordinanza di demolizione di uno scantinato abusivo e di ripristino dei luoghi

    Una semplice domanda al Nostro “Sindaco” : Il Sindaco Portobello era a conoscenza di aver fatto un abuso edilizio?

    E se ne era a conoscenza.
    Perchè il Signor “Sindaco” non si è preoccupato di autodenunciarsi per l’abuso edilizio?
    Supponiamo che il fantomatico Comitato per la Legalità non avesse denunciato l’abuso del Signor “Sindaco” Portobello, il tutto sarebbe stato forse sottaciuto da parte Sua Signor “Sindaco” Gaspare Professore Portobello?
    Signor “Sindaco” questi comportamenti illegali non sono ammessi per il semplice cittadino pensi la gravità se l’atto di illegalità viene esercitato da un “Sindaco”!
    Cosa ne Pensa?
    Proprio per sapere cosa ne pensa mi decido ad andare a parlargli direttamente a casa sua :

    Signor “Sindaco” sediamoci un attimo e parliamo un pò, se Le riesce a ruota libera dunque……

    Signor Sindaco vorrei chiederLe se Lei è a conoscenza del coinvolgimento, diretto o indiretto, di amministratori, consiglieri comunali, componenti della commissione Edilizia, o componenti dell’Ufficio Tecnico Comunale , in vicende di abusivismo edilizio, e se sì, quali azioni prenderà l’amministrazione comunale nei confronti degli stessi?

    Non voglio rispondere a qualcosa che non esiste, è tutto inventato, noi siamo una piccola comunità e da quando faccio Io il ” Sindaco” siamo in un’isola felice

    Signor Sindaco, se me lo concede, vorrei subito chiederLe, sono questi i locali che le sono stati contestati come costruzione abusive?

    Le confesso l’immagine che se ne ricava dalla lettura dell’ordinanza è del tutto diversa da ciò che realmente vedo. Complimenti Signor “Sindaco” ha proprio un bellissimo appartamento qui sotto ed è anche grande. Immagino le mangiate e mangiatine!

    Immagino che i suoi amici di partito approfittino benevolmente della Sua ospitalità, durante il periodo delle elezioni amministrative. Certo qui ci stanno tantissime persone. Complimenti ancora Signor “Sindaco”, scusi se approfitto ho un bisogno urgente c’è mica un bagno qui sotto? Faccio in un attimo grazie.

    Dunque dicevamo ….

    Signor “Sindaco” sembra che il tempo sia passato invano, non Le sembra?

    Ha notato chi ha firmato la Sua ordinanza?

    Si!

    E’ proprio Lui!

    L’architetto Albert come parecchi anni addietro ancora Lui a contestarLe un abuso edilizio!

    Signor “Sindaco” quanti solleciti Le aveva fatto l’architetto Giovanni Albert nella sua funzione anche allora di Responsabile delle sanatorie mentre Lei era Assessore (è vero Assessore lo è stato sin da quando aveva i calzoncini corti, adesso che ricordo ha avuto la delega alla raccolta rifiuti? Raccolta differenziata e se ricordo bene è sotto la sua gestione che è stata fatta l’isola ecologica. faccia un piccolo sforzo, si ricorda quando è stata collaudata l’isola ecologica?) ?

    Si d’accordo non era Lei l’unico presunto abusivo dell’amministrazione, se ho letto bene dagli atti c’era anche l’Assessore, se la memoria non mi inganna forse aveva la delega alla Pesca oppure alle Cooperative ma insomma qualcosa faceva e lo stipendio lo riceveva.

    Talmente “ligio” al suo dovere -Albert-, (qualcuno aveva azzardato addirittura l’ipotesi di “persecutore” nei Suoi confronti oltre che nei confronti dell’Assessore), che siete stati costretti a proporre il suo licenziamento ricorda Signor “Sindaco” ? Se ben ricordo Signor “Sindaco il giorno 2 marzo del 2004 con la delibera 34 si è adottato un provvedimento disciplinare a carico del dipendente Architetto Giovanni Albert Licenziamento senza preavviso. Un attimo, se ben ricordo la giunta era composta da : Aiello Paolo Portobello Gaspare Lucido Salvatore! Me lo conferma Signor “Sindaco”?

    A proposito Le sarà arrivato all’orecchio, Signor “Sindaco” che anche l’ex Assessore è stato coinvolto in questa vicenda delle verande, pensi l’ordinanza. anche questa volta porta la firma dell’Architetto Albert Giovanni. E Lui, da buon ex ha ingaggiato un furioso violentissimo e negativo “encounter” sotto la sede del Comune con l’architetto Albert reo ancora una volta di aver contestato un reato di abusivismo edilizio. (a richiesta il video della scena)

    Si è vero Signor “Sindaco” sembra proprio un film girato alla fine degli anni 90! Purtroppo per Lei e per i Suoi amici, a causa dei comportamenti che mettete in campo, la pellicola è ancora in ottimo stato.

    Incompatibilità Ambientale?

    Non le pare?

    Signor “Sindaco” se la Sua risposta è Si come immagino! A Lei la soluzione!

    Anzi l’alternativa: Le Sue dimissioni (non mi sembra il caso)

    Oppure riproporre la rimozione dall’incarico dell’Architetto Giovanni dall’Ufficio Sanatoria!

    Signor “Sindaco”, spero si renda conto, la fotografia che ne emerge è alquanto allarmante e desolante per la nostra piccola civile e laboriosa comunità di Isola delle Femmine.

    Oggi. A Isola delle Femmine si pone un problema di credibilità ed affidabilità unita all’onesta alla coerenza alla trasparenza, alla capacità oltre che alla competenza delle persone impegnate nella politica e nella gestione della Cosa Pubblica.

    Mi chiedo e Le chiedo:
    Si ritiene Lei affidabile come Amministratore, dopo aver accettato qualsiasi tipo di compromesso pur di farsi rieleggere “Sindaco”? Lei quando dichiara candidamente di essere a conoscenza che la mafia durante la campagna elettorale ha “sponsorizzato” dei candidati e che NULLA ha fatto per tutelare e garantire la legalità ai Suoi Concittadini si è chiesto quale credibilità pensa ancora di avere da parte dei Suoi Concittadini? Anzi, per sfidare la legalità, Lei Signor “Sindaco” nel tentativo di rafforzare questa Sua visione della lotta alla mafia nomina Assessore proprio un nipote di quel Signore che Lei Pubblicamente ha definito mafioso. Ma su questo le autorità giudiziarie stanno conducendo le dovute indagini.

    Signor “Sindaco”, ritiene Lei affidabile l’architetto Albert nella sua funzione di responsabile dell’Ufficio sanatoria di Isola delle Femmine, dopo averlo criticato emarginato licenziato in quanto nel fondo dei cassetti giacevano circa 800 pratiche di sanatorie non evase? Oppure vi è stata una montatura contro l’architetto Albert?

    Mi scusi Signor “Sindaco” visto che ormai l’ufficio della Trasparenza e della Legalità di cui tanto Lei si vanta, funziona ad intermittenza (l’efficienza dell’ufficio è inversamente proporzionale alla posizione politica del cittadino che richiede un atto pubblico), perché non chiede (io ci ho provato nel 2007. La risposta? NESSUNA) al Suo Responsabile dell’Ufficio tecnico per comunicarlo alle Autorità competenti ed ai Cittadini di Isola delle Femmine:

    1) il numero esatto delle richieste di condono edilizio inoltrate e distinte secondo le varie leggi in materia, negli ultimi 10 anni;

    2) il numero di nominativi delle richieste di condono edilizio che hanno conseguito il rilascio dell’autorizzazione in sanatoria negli ultimi 10 anni;

    3) il numero di nominativi delle richieste integrate e non evase, negli ultimi 10 anni;

    4) l’importo degli oneri di urbanizzazione nonché delle percentuali sull’oblazione trattenute dal comune, negli ultimi 10 anni;

    5) l’impiego delle suddette somme da parte del comune ed in particolare i costi finora sostenuti per il disbrigo delle pratiche (consulenze, Co.co.co, Co.co. pro. e via dicendo), negli ultimi 10 anni.

    6) Visto che si trova nella stanza del Responsabile dell’UTC può chiedere in quale data è stato trasmesso il Piano Regolatore Generale adottato dal C.C. del 3 agosto 2007.

    Ritorniamo alla nostra discussione sull’affidabilità credibilità e fiducia che i Cittadini dovrebbero aver verso la Sua Amministrazione ed ai Suoi uffici.

    Abbiamo parlato di edilizia abusivismo licenze controlli e…………..

    Quale pensa sia il livello di fiducia che i Cittadini dovrebbero riporre nei confronti dell’U.T.C. quando ad un familiare del Responsabile dell’U.T.C. gli viene contestato il reato di abusivismo edilizio? Ordinanza 67/R.O. 4.12.05 di Sospensione dei lavori
    Non vorrei chiederLe perché i cittadini di Isola delle Femmine dovrebbero riporre la loro fiducia nel Suo vicesindaco che pur non essendosi mai impegnato nella politica isolana improvvisamente si ritrova con TUTTI quei voti. E’ pur vero che il fratello ha combattuto tanto contro la mafia al punto di farsi bruciare l’auto oltre al fatto che con un vero artifizio è riuscito a far vincere Lei nelle elezioni amministrative. E’ pur vero che ad un fratello antimafioso si contrappone uno zio che pubblicamente ammette: “io ho cercato voti per lui perché è mio nipote”.

    Signor “Sindaco” mi spiace tanto, ma non sono riuscito a trovare nessun motivo per cui i cittadini di Isola delle Femmine dovrebbero mostrare un briciolo di credibilità nei confronti dell’Assessore Cutino pronto a candidarsi con chiunque gli garantisca la Sua elezione volta al solo scopo di evitare il trasferimento di sede lavorativa. Un candidato pronto ad accettare voti e sponsorizzazioni di TUTTI nessuno escluso. Nel 2004 sino all’ultimo era candidato con la carica di vicesindaco nella lista a Lei avversa. Qualcuno gli aveva forse informato che quella lista avrebbe perso le elezioni e Lui pronto di riflessi cambia lista ed il colpo gli riesce vince le elezioni e non viene trasferito di sede! Complimenti ottimi “informatori”.

    Se per quanto sopra detto la Sua risposta è

    “Abbiamo Vinto le elezioni”

    Io Le rispondo è vero!
    Vincere è “facile”, amministrare è difficile, in particolare da parte di chi della politica ne ha fatto un mestiere da cui ricavare vantaggi per sé per la famigghia e per il suo clan. Pensi un po’ al Suo Assessore all’ambiente che propone di trasformare uno dei pochi spazi verdi del nostro paese in una grande birreria con annesso pizzerie, uno dei proprietari risultava essere un parente! Il secondo dei tre proprietari sembra essere un Suo Consigliere Comunale, ma di questo Lei è ben informato. Signor “Sindaco” sul progettista di questa grande balera immersa nel verde ha qualcosa da dire?

    Per stare in argomento di amici e parenti c’è forse qualche nipote interessato al piano demaniale di Isola delle Femmine, ove ancora una volta Signor “Sindaco” Lei sta dimostrando le VOLUTE inadempienze della Sua amministrazione.? L’assessore Regionale ha forse nominato il commissario ad acta per l’atto di delibera?

    Come vede Signor “Sindaco” è tutto un disastro, Lei non riesce ad amministrare e Isola delle Femmine diventa sempre più un’isola infelice, smentendo la Sua convinzione di Isola delle Femmine come “isola felice”. Ma dove campa Lei Signor Sindaco! E’ anche vero che l’ottimismo è il sale della vita, il fatto è che ai Cittadini di isola delle Femmine avete portato via anche il sale.

    Sento chiudere la porta di casa, quando mi rendo conto di aver dimenticato la domanda di attualità.
    Animo e coraggio suono ancora una volta il campanello e mi riapre il “Sindaco”.
    Scusi Signor “Sindaco”, avevo ancora qualche domanda da fare, Lei è informato che nei giorni scorsi i carabinieri dei ROS hanno sequestrato beni di mafiosi e loro prestanomi per 15 milioni di Euro?
    Signor “Sindaco” Lei è informato che 11 lotti tra i beni sequestrati sono ubicati a Isola delle Femmine ed i beni consistono in magazzini terreni appartamenti e ville e sono ubicati in passaggio del Coniglio dalle parti dell’autolavaggio Fasone ? Si l’autolavaggio che da un giorno all’altro ha chiuso!
    Signor “Sindaco” Lei è informato che undici lotti su undici sequestrati dai Carabinieri a Isola delle Femmine lotti al catasto risultano di proprietà di parenti di un DIPENDENTE del Comune di Isola delle Femmine?
    Signor “Sindaco” quali provvedimenti Lei ha adottato a salvaguardia della Istituzione che Lei rappresenta, della legalità e dai pericoli di inquinamento mafioso della macchina amministrativa di Isola delle Femmine?

    A questo punto mi fermo, mi accorgo che le domande hanno creato qualche tensione nel mio interlocutore, i segnali mi arrivano dal suo gesticolare, dall’espressione del suo viso dal movimento delle sue mani, le sue mani sono sudatissime e continua a strofinarsele, sono tutti segni evidenti di nervosismo e rabbia nei miei confronti. Ho capito che il “Sindaco” non ha alcuna intenzione di rispondere alle domande postegli, anzi mi conviene girare i tacchi e scappar via per evitare…..

    Con stima e simpatia anche se non ricambiata “il nano malefico”

    n.b. la chiacchierata è puramente immaginaria. Avrei voluto realmente parlare con il nostro “sindaco”. Haimè! LUI persona integerrima e fedele ai propri principi parla solo con le persone elette al Consiglo Comunale. Poverina la Signora ignara di tale convincimento del Sindaco ha dovuto subirne le ira ed improberi vari, la Signora è stata male pazienza Lei doveva sapere che LUI non può dare retta ai Cittadini con tutti i problemi che quotidiamente deve affrontare.

    Pino Ciampolillo

  2. Le affinità Elettive Dichiarazione del Gruppo Rinascita Isolana « Pinociampolillo's Blog Says:

    […] *La solitudine di un letto a tre piazze *Sindaco e Assessori Arrestati *Ho paura ma vado avanti *Pino intervista Gaspare *Arrestati il sindaco di Licata, assessore e vicepresidente del … *Ho paura ma vado avanti […]

  3. Regione Sicilia Disegno di Legge sulla Trasparenza « isolapulita Says:

    […] *La solitudine di un letto a tre piazze *Sindaco e Assessori Arrestati *Ho paura ma vado avanti *Pino intervista Gaspare *Arrestati il sindaco di Licata, assessore e vicepresidente del … *Ho paura ma vado avanti […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: