L’UOMO CHE INVENTO’ SHAKESPEARE? UN RAFFINATO CORTIGIANO


Ha un nome ed un volto l’uomo che per nascondere la paternita’ delle sue opere invento’ come pseudonimo quello di William Shakespeare.
Edward de Vere (1550-1604) tratta da: http://theotherpages.org
Una voluminosa biografia di 600 pagine del drammaturgo di Stratford-upon-Avon, pubblicata dalla Suhrkamp Verlag, la maggiore casa editrice tedesca, fornisce nuovi e validi elementi a sostegno della tesi, gia’ avanzata in passato, che l’autore di “Amleto” sia stato un raffinato e coltissimo uomo di corte, Edward de Vere (1550-1604), diciassettesimo conte di Oxford.

Il settimanale ‘Der Spiegel’ dedica grande spazio a “L’uomo che invento’ Shakespeare”, un volume scritto dal germanista e traduttore tedesco Kurt Kreiler, che proprio per la passione e l’abilita’ nei tornei cavallereschi di de Vere gli attribuisce la scelta come pseudonimo della scrittura “Shake-speare”, scuoti lancia, riportata nella stampa delle opere, anche se nella realta’ a portare quel nome era un organizzatore di spettacoli teatrali, passato poi alla storia come il drammaturgo piu’ celebre della storia.

Piu’ concretamente l’autore dello studio mette in evidenza che dopo la distruzione della Invincibile Armada spagnola nel 1588, tutte le opere con riferimenti spagnoli, italiani o piu’ semplicemente cattolici erano particolarmente malviste sulle scene inglesi, dunque di fatto bandite. Di conseguenza lavori teatrali come “La bisbetica domata”, “Romeo e Giulietta” ed “Il mercante di Venezia” devono essere andate in scena prima di quella data, quando Shakespeare aveva 24 anni, cio’ che escluderebbe dunque la sua paternita’.

A cio’ va aggiunto anche l’elemento della scarsa cultura di Shakespeare, un organizzatore teatrale non propriamente erudito, rispetto alle enciclopediche conoscenze di de Vere, che all’eta’ di 24 anni aveva compiuto un viaggio di istruzione di parecchi mesi prima alla corte francese e poi un po’ dappertutto nell’Italia settentrionale e centrale. Un altro elemento importante in favore della tesi sostenuta dallo studioso tedesco e’ che l’accurata edizione delle opere attribuite a “Shake-speare”, scritto con il trattino di congiunzione, iniziata nel 1598, si interrompe bruscamente nel 1604, anno di morte di de Vere.

Rimasto presto orfano di padre, il nobile inglese era cresciuto nel palazzo londinese del suo tutore, il potente Cancelliere dello Scacchiere Burghley, che lo fece seguire negli studi da parecchi eruditi, in particolare dallo zio di de Vere, Arthur Golding, celebre traduttore di classici latini tra i quali figurano le “Metamorfosi” di Ovidio, da cui Shakespeare trasse gran parte delle sue citazioni. A sostegno della sua tesi l’autore dello studio sceglie una citazione di Nietzsche, secondo cui “l’irragionevolezza di una cosa non costituisce alcun fondamento contro la sua essenza, bensi’ una condizione della stessa”.

Nel sostenere la tesi esposta nel suo volume, Keiler spiega che “se avessi trovato un solo elemento incontrovertibile contrario alla paternita’ di de Vere, avrei rinunciato all’impresa”. Il primo ricercatore ad avanzare il nome di Edward de Vere come autore delle opere attribuite a Shakespeare era stato nel 1920 lo studioso britannico J. Thomas Looney. (Agi)

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