Sono ancora lì, i docenti precari di Catania


Dall’ 1° settembre, occupano notte e giorno, l’androne del Usp in via Coviello, sotto la pioggia e gli sguardi perplessi, ironici, spesso rassegnati di impiegati e poliziotti. Il clima è di collaborazione e voglia di rendersi utili (almeno fra i presenti), ma si percepiscono stanchezza, amarezza, a volte sfiducia. Ogni sera, alle 18, l’appuntamento ormai fisso dell’assemblea fa emergere dubbi, opinioni, programmi e intenzioni. (Redazione ‘U Cuntu)

A distanza di dieci giorni, dopo il deludente incontro di martedì a Palermo con il presidente Lombardo e le maggiori sigle sindacali ed una manifestazione che sabato scorso ha sfilato per via Etnea coinvolgendo circa duemila docenti, due sembrano oramai le sfide principali. Andare a Roma, innanzitutto, per un corteo che coinvolga i Coordinamenti delle altre città italiane attive nella lotta al precariato della scuola. E battersi, non ultimo, contro gli ormai celebri “contratti di disponibilità”. Percepito all’unanimità dai docenti come un “contentino” e voluto fortemente dal presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e dell’assessore alla Pubblica Istruzione Lino Leanza, “l’accordo fra Governo e Regione -dichiara Luca Cangemi, segretario regionale di PRC– è in realtà un colossale nulla. Con le scelte della Gelmini non c’è speranza non solo per migliaia di lavoratori, ma per l’intera scuola e quindi per il futuro della Sicilia e del mezzogiorno“.

Basta leggere i numeri per rendersi conto delle proporzioni. Sono infatti 6500 i docenti rimasti senza una cattedra, quest’anno, in Sicilia, 1500 dei quali nella sola provincia di Catania. Ma L’accordo, a cui la Regione pensa di destinare 40 milioni di euro dei fondi FSE, “provvederebbe” solo a 1500 di loro, a cui bisogna aggiungere 300 “fortunati” del personale ATA. Coinvolgendo, peraltro, solo quanti abbiano ottenuto un incarico annuale dall’ex csa lo scorso anno scolastico. La retribuzione sarebbe inoltre calcolata relativamente alle supplenze brevi affidate in via “preferenziale” ed alla disponibilità dei progetti PON e POR previsti dall’Offerta Formativa degli istituti. “Non bisogna essere dei geni -afferma una ex docente della scuola primaria- per capire che le supplenze brevi quest’anno saranno irrisorie, dato l’elevato numero dei colleghi di ruolo sovranumerari, che, di fatto, provvederanno a coprire tutti i vuoti”. “Per non parlare dell’umiliazione – continua una collega della Secondaria di Secondo Grado -. Con che qualifica, infatti, ci presenteremo ai presidi? Con quella di tappabuchi?”. Intanto l’impegno dei Docenti continua, fra i numerosi segnali e comunicati di solidarietà ed insieme alle numerose iniziative promosse dal nord al sud Italia. In attesa che l’”onda” possa trascinare con sé chi, questa scuola, voglia salvarla davvero.

Natya Migliori – ‘U Cuntu

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