PD, Franceschini: con l’UDC, regione per regione


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Per le elezioni regionali il Partito Democratico puntera’ ad un’intesa con i centristi ‘regione per regione’: lo ha detto Dario Franceschini.

L’Udc – avrebbe detto il segretario del Pd alla riunione della segreteria del partito – non e’ infatti disponibile ad un accordo nazionale. La riunione, allargata ai segretari regionali, ha deciso che il Pd puntera’ ad effettuare primarie di coalizione per scegliere il candidato alla guida di ciascuna regione, da tenersi tra il 6 dicembre e il 24 gennaio.

(Ansa, 8 settembre)

L’UDC “non é disponibile ad un accordo nazionale” con un partito di centro-sinistra o sinistra dalla sua stessa fondazione e per istituzione e genesi. Questo, dei leader di un partito che aspiri a governare, dovrebbero averlo compreso da un pezzo. Complimenti per averglielo chiesto ancora ed aver ricevuto la stessa, ennesima, umiliante risposta.

La politica sia l’arte dei tentativi di mediazione e del possibile ma se una cosa é impossibile, perché insistere se può essere addirittura… perniciosa? A quando una politica di un partito di centro-sinistra non appiattita sul centro-destra 40e con dei leader che non pensino all’immediato futuro ‘occupazionale’ di spazi parlamentari ma con una visione un tantino più… lungimirante? Eppure Franceschini sembrava dar prova fino a questo momento di un certo vigore – anche giovanile – nella contestazione ad uno schieramento che potesse partire nuovamente dalle legittime richieste dell’elettorato e delle masse, fino a questo ennesimo dietrofront su scelte d’indirizzo politico che… deludono profondamente perché  già tentate da suoi predecessori e rivelatesi totalmente infruttuose ed ovviamente… sdegnosamente rifiutate e che giovano solo a chi può permettersi di non accettarle, perché in una posizione strategicamente ed elettoralmente più determinante che chi richiede, al momento, non può avere e che é occupata da altrui.

Ma é chiaro al tempo stesso come non si possa rimproverare al Pd tutto ed il contrario di tutto, attribuendogli una facoltà di raccolta dei tanti input di un elettorato che evidentemente non rappresenta più, smarrito nella continua ricerca di un centro che continua a sfuggirgli rifiutandolo quando non spostandosi ancora più a destra, e che dovrebbe essere a questo punto rappresentato da altri, specialmente se la società dimostri di cominciare a porre in movimento tali richieste di cambiamento che partono da una tremenda crisi in termini d’insoddisfazione e che sfociano in una protesta attualmente solo spontanea proprio per l’assenza – o l’insufficiente presenza, per meglio dire – di chi possa raccoglierla.

A quando, quindi, la creazione di un soggetto unitario di sinistra che abbia la capacità di superare l’egoismo delle bandierine e di raccogliere e trasformare in proposta per il cambiamento tali input ormai evidentissimi nella società e non solo più meramente prodromici?

“Continuiamo a farci del male”, che già ce ne siam fatto ‘così poco’, in effetti… (S.I.)

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