Maltrattamenti contro gli animali: intervenire sempre e comunque

di Santino Irrera

Con il susseguirsi di accadimenti dovuti sempre e comunque all’incuria e all’ignoranza umana come quelli ai quali abbiamo assistito nei giorni scorsi (che hanno visto sfortunati protagonisti un bimbo ed una ragazza azzannati), enfatizzati dai mass-media e senza l’ombra di una seria indagine sulle vere cause di essi, si susseguono puntualmente degli atti di sciacallaggio e di rivalsa ed a farne le spese sono spesso dei poveri randagi già provati e traditi dall’uomo, contro i quali generalmente si rivolge, da parte di persone stupide e malvagie, la summa delle loro frustrazioni.

Quando si assiste a casi di maltrattamento, di qualsivoglia genere, possiamo però intervenire e procedere in due modi: presentando un esposto o sporgendo denuncia. Ignorare o pensare, per scrollarsi di dosso la propria responsabilità, che magari ci penserà qualcun’altro ad intervenire, significa quasi sempre condannare a morte il povero animale oggetto di maltrattamento. Ed averlo sulla coscienza… per sempre… almeno per chi una coscienza ce l’ha.

L’esposto va presentato agli organi di Polizia Giudiziaria (Vigili, Carabinieri, Polizia, Corpo Forestale…) e consiste nell’esposizione dei fatti di cui si è stati testimoni, in base ai quali si può richiedere un intervento immediato o comunque un’indagine. In questo caso la persona si limita a segnalare il fatto; la polizia decide che tipo di misure prendere, se indagare, se denunciare o comunque applicare una multa.
La denuncia invece implica un coinvolgimento diretto della persona che diventa parte in causa. L’atto va depositato presso i Carabinieri o presso la Procura ed è vivamente consigliato farsi rilasciare numero dei primi atti con cui viene presa la denuncia al fine di poterla seguire nel suo iter giudiziale; in caso di richiesta di sequestro la denuncia viene assegnata al PM competente in circa 48 ore e va espressamente avvisata l’autorità che prende la denuncia, altrimenti il normale iter di una denuncia per l’assegnazione al PM può andare dai 2 ai 4 mesi. Anche la denuncia consiste nell’esposizione dei fatti di cui si è stati testimoni con la richiesta di procedere per i reati che si riterrà opportuno di ravvisare. E’ importante chiedere esplicitamente, in base all’art. 408 c.p., di essere avvisati in caso di richiesta di archiviazione, onde poter fare opposizione entro 10 giorni come previsto dalla legge.

E’ bene conservare sempre copia della denuncia.

Ovviamente, come per ogni azione legale, la persona che presenta un esposto o una denuncia teme di subire delle ritorsioni. Non bisogna però lasciarsi spaventare: è sempre bene segnalare formalmente i casi di maltrattamento di animali alle forze dell’ordine, facendo appello al proprio senso civico e alle proprie convinzioni, valutando il genere di persona che si ha davanti. A meno che non ci si trovi a che fare con teppisti o malavitosi (in questo caso conviene chiedere comunque consiglio alle forze dell’ordine), se si tratta del ‘classico’ vicino di casa di solito non si va al di là di qualche minaccia verbale e ci si può tutelare con una diffida.

N.B.: Esposto e denuncia vanno presentati da chi assiste al maltrattamento: le associazioni animaliste non possono sporgere denuncia su fatti di cui non hanno avuto diretta esperienza, ma possono presentare a loro volta denuncia sulla base di quella già presentata da chi è stato diretto testimone della vicenda.

Le opere della Sicilia a rischio

E’ lungo l’elenco delle opere siciliane che, secondo gli inquirenti, sarebbero state realizzate con il cosiddetto calcestruzzo depotenziato: l’ospedale di Agrigento, finito sotto sequestro, è solo l’ultima delle strutture a rischio individuate nell’ambito di inchieste condotte da diverse Procure dell’isola.
La Dda di Caltanissetta ipotizzò che la Calcestruzzi avesse fornito alle imprese impegnate nella realizzazione di opere pubbliche conglomerati composti da minor quantitativo di cemento rispetto alla quantità prevista nei contratti di fornitura. Nella lista nera delle opere a rischio finirono il nuovo padiglione dell’ospedale di Caltanissetta e una galleria dell’autostrada Palermo-Messina per le quali scattò il sequestro. Il nuovo padiglione del nosocomio venne affidato in custodia all’Ente appaltante; in questo modo fu esclusa la gestione e l’utilizzo della struttura, ancora vuota e in fase di definizione.  E con calcestruzzo fragile, secondo un’indagine di Legambiente, sarebbero stati costruiti anche altri ospedali: il Cervello di Palermo, il padiglione 6 del ‘Piemonte’ di Messina, il Civico di Partinico (Palermo). Ancora, secondo gli ambientalisti: il nuovo palazzo di giustizia di Gela, gli aeroporti di Trapani e Palermo, il lungomare di Mazara del Vallo, il porto turistico di Balestrate, l’approdo di Tremestieri di Messina, il commissariato di Castelvetrano, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi, lo svincolo di Castelbuono-Pollina – che si sviluppa su un lungo viadotto – sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina, alcune chiese, parrocchie, scuole e asili nido in tutta la Sicilia.
L’allarme dei pm nisseni indusse l’impresa che aveva realizzato lo svincolo di Castelbuono-Pollina a svolgere opere di consolidamento alle fondamenta, mettendolo così in sicurezza. Diverso il caso della diga foranea di Porto Isola di Gela per la quale gli inquirenti ritennero, in base alle consulenze tecniche, che il minor quantitativo di cemento non incidesse in modo significativo sulla resistenza statica dei “core loc”.

(Ansa)

Valle del Mela: la T.A.T. scettica sulle dichiarazioni dei responsabili di Edilpower

di Santino Irrera

Il vicepresidente dell’associazione per la ‘Tutela dell’Ambiente e del Territorio’, arch. Salvatore Crisafulli si rivela molto scettico sulle dichiarazioni tranquillizzanti dei responsabili di Edilpower riguardo alla assoluta non nocività delle emissioni della centrale sul territorio ed allerta i responsabili delle istituzioni locali sulla questione che comporta certamente problematiche di tipo occupazionali quanto quelle della salute di tutti i cittadini.

“Nessuno si domanda” – afferma il vicepresidente di T.A.T.  “se le strutture biologiche della Valle del  Mela sono alterate,  certamente sui tavoli emergono le problematiche occupazionali, la tutela delle strategie speculative, ma nulla viene detto su come si  intende tutelare la salute e l’ambiente. Mi sono rimaste impresse” – prosegue Crisafulli – “le affermazioni di un sindacalista il quale affermava  che le avversità poste nei confronti della Centrale Termoelettrica di S. Filippo del Mela erano tutte strumentali, ed io personalmente gli rispondo che non sono disposto a pagare  con la mia salute o con la mia vita il suo posto di lavoro, ma sono disposto a cooperare affinché si creino le condizioni ottimali per un sistema occupazionale più evoluto con una miglior organizzazione economica  senza che la speculazione prevalga su tutto.”

Il rappresentante dell’ass. ‘T.A.T.” esorta inoltre il Comune di San Filippo del Mela a mantenere alta la difesa degli interessi di tutti i cittadini, compreso quello della salute e dello sviluppo economico sostenibile, non lasciandosi “lusingare da promesse e inutili compensazioni ambientali”, proponendo “un vero riassetto territoriale compreso il risanamento e la riqualificazione strutturale”.

Per il vicepresidente di ‘T.A.T.’ va ripensato inoltre “uno sviluppo organico e pianificato, con indirizzi condivisi, ma con impostazione di rigenerare una economia locale del tutto inesistente”.

“Non sarà certo un caso” – insiste Crisafulli – “se in un fazzoletto di terra, lambito dal mare, si localizzano e si sviluppano infrastrutture industriali pesanti ad Alto Rischio con ulteriori emissioni in ambiente, con una Agenzia Regionale per l’Ambiente che di fatto non c’è , con l’Assessore Provinciale all’Ambiente, che non sa nemmeno cos’è l’elettromagnetismo di bassa frequenza, e oltretutto si rifugia sempre sull’ARPA pur sapendo che non funziona, gli organi Regionali che oltre a fare conferenze, altro non riescono  fare, allora sembra palese che il territorio risulta completamente vulnerabile dalla speculazione industriale.”

Ed il rappresentante dell’ass. per la ‘Tutela dell’Ambiente e del Territorio’ conclude amareggiato ma con tenacia: “A volte ho la sensazione di essere un visionario, perché sembra che sia il solo a vedere quel degrado fisico del territorio, che sia il solo ad andar in crisi respiratoria  quando mi applico nel mio giardino, probabilmente per la tossicità dei depositi atmosferici sul terreno. La nostra zona sembra un vero teatro di guerra, camini  da tutte le parti, serbatoi, torri di distillazione etc., un innaturale paesaggio che contrasta e deturpa oltremodo la bellezza del golfo di Milazzo,  senza legami vitali, senza un’armonica coerenza quantistica della natura viva, un fallimento della tecnoscienza. Si faccia un vero piano industriale con obiettivi lungimiranti, perché si vuol far credere che la sicurezza della gestione elettrica siciliana dipenda da un ferraccio obsoleto come di fatto è la Centrale di San Filippo del Mela ? Allora scommettiamo su uno sviluppo tecnologico, la cui scienza comprenda scelte etiche di una società olistica, sobria che sappia regolarsi al minimo dei bisogni e dei consumi, in armonia con la natura.

Il ‘conto’ che la Valle del Mela sta pagando è elevato: crisi ambientale, malattie degenerative, incoerenza economica, depauperamento del patrimonio, danno esistenziale.  Direi che è giunto il momento di rivendicare il diritto alla vita al lavoro.”

Inaugurato primo tratto autostradale tra Catania e Siracusa

L’Anas ha inaugurato un primo tratto eco-compatibile, di circa 11 km, della nuova autostrada Catania-Siracusa. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, i ministri alle Infrastrutture e all’Ambiente, Matteoli e Prestigiacomo, il presidente dell’Anas Ciucci e i presidenti delle Province di Siracusa e Catania, Bono e Castiglione. L’infrastruttura e’ stata cofinanziata dalla Commissione Ue con 339 milioni pari a circa il 55% del costo dell’intera opera.

(Ansa, 28 luglio)

Falsi braccianti, truffa all’Inps da 412 milioni

cimg0682I militari della tenenza della guardia di finanza di Capo d’Orlando hanno scoperto una truffa da quasi quattro milioni di euro ai danni dell’Inps ideata da C.F., 77 anni, di Sinagra (ME), titolare di un’azienda agricola a S. Angelo di Brolo (ME) che avrebbe avuto 412 braccianti agricoli in realtà mai esistiti. “La truffa – dice la Gdf – si concretizzava con la formale instaurazione di rapporti di lavoro in agricoltura. Rapporti in realtà mai o in parte instaurati; artifizio consistito prima nel costituire una ditta individuale senza avere struttura organizzativa e capacità economica tale da giustificare l’assunzione di un numero così elevato di lavoratori agricoli, poi presentando una denuncia aziendale nella quale venivano indicati dati non veritieri come una disponibilità di terreni superiore a quella effettiva”. Dal 2004 al 2008, nei terreni di S. Angelo di Brolo (ME), Sinagra (ME) e Roccella Valdemone (ME), la ditta C.F., ha documentato un fabbisogno di lavoro in misura sproporzionatamente superiore rispetto a quello effettivamente necessario, quantificato in quasi 120 mila giornate lavorative fittizie. L’azienda agricola – dice la Gdf – facendo risultare avviati al lavoro i braccianti agricoli, e presentando all’Inps le dichiarazioni di manodopera agricola trimestrale ha procurato ai lavoratori un ingiusto profitto pari alle somme di denaro dovute dall’Inps a titolo di indennità (disoccupazione, assegni familiari, contribuzioni pensionistiche e prestazioni per malattie e maternità), con correlato danno economico per l’Inps di oltre 2.630.000 euro. “Risultano certificati 1.306 falsi rapporti di lavoro – dicono i militari – con la conseguente erogazione di prestazioni previdenziali e assistenziali, a fronte delle quali l’azienda agricola non ha mai corrisposto somme per i contributi dovuti in relazione alle dichiarazioni di manodopera prodotte, risultando così debitoria nei confronti dell’Inps per un importo di quasi 1.070.000 euro. L’imprenditore è stato segnalato anche alla procura regionale della Corte dei Conti per il danno erariale.

Svincoli autostradali chiusi per lavori

MESSINA – Saranno chiusi al traffico gli svincoli Messina Centro e Messina-Tremestieri per lavori di rifacimento della pavimentazione. Il primo rimarrà chiuso dalle 21 di venerdì fino alle 20 del giorno successivo. Gli utenti potranno utilizzare gli svincoli di Messina Gazzi o S. Filippo. Lo svincolo di Messina-Tremestieri sarà chiuso dalle 21 di venerdì 7 agosto alle 20 dell’indomani. In questo caso, gli utenti potranno servirsi dello svincolo di S. Filippo.

Droga: operazione cc nel messinese, 7 provvedimenti cautelari

I carabinieri del Comando provinciale di Messina hanno eseguito sette provvedimenti cautelari per detenzione e spaccio di stupefacenti, nell’ambito di un’indagine, denominata in codice “Calimero”, condotta dai militari della Compagnia di Patti e diretta dalla Procura distrettuale di Messina. L’inchiesta ha permesso di sgominare una presunta organizzazione criminale che secondo le indagini gestiva lo spaccio nel comprensorio tirrenico, tra i Comuni di Sinagra, Naso, Brolo, Sant’Angelo di Brolo, Piraino e Gioiosa Marea. A due indagati, già detenuti, i provvedimenti sono stati notificati in carcere; ad altri tre sono stati concessi i domiciliari, mentre due persone hanno avuto notificato l’obbligo di soggiorno; le persone indagate sono complessivamente 20.Le persone raggiunte da misura cautelare sono Dario Donatello Carone, 28 anni, Casimiro Merendino, 29 anni, Pietro Scaffidi Argentina, 34 anni, Domenico Caccamo, 37 anni, Davide Notaro, 21 anni, Sebastiano Tilenni Scaglione, 23 anni, Tindaro Carone, 40 anni. Di Caccamo e Tilenni, secondo gli investigatori, erano i fornitori della droga, gli altri avevano il ruolo di spacciatori. Durante l’indagine sono stati sequestrati anche 400 grammi di hashish. Per coprire l’attività di spaccio gli arrestati utilizzavano un linguaggio in codice: la cocaina veniva chiamata coca cola, le stecche di hashish chiamate scaglie grana, e le singole dosi di cocaina cioccolatini o biglietti per lo stadio. Nell’operazione sono stati impiegati 70 militari dell’Arma e unità cinofile. (ANSA)