“La Polizia Militare. Military Policing”


Proseguendo in un programma di agili convegni a invito, organizzati in modo da dare a un ristretto e selezionato numero di studiosi la possibilità di confrontarsi su temi ben definiti, in un contesto che lasci molto spazio alla libera discussione, propongo di partecipare a un incontro dal titolo “La polizia militare. Military Policing”.
Sarà questo il dodicesimo di una serie di convegni incentrati su tematiche che spaziano tra polizia e militare. Otto incontri hanno avuto luogo presso l’Università di Messina: “La polizia in Italia nell’età moderna” (atti pubblicati con lo stesso titolo presso Rubbettino, 2002), “Al di là della storia militare: una ricognizione sulle fonti” (Rubbettino, 2004), “Le polizie informali” (Rubbettino, 2009), “Polizia, ordine pubblico e crimine tra città e campagna: un confronto comparativo” (atti in corso di stampa presso l’editore Rubbettino), “Extra moenia. Il controllo del territorio nelle campagne e nei piccoli centri” (atti in corso di stampa presso l’editore Rubbettino), “Gli spazi della polizia. Un’indagine sul definirsi degli oggetti di interesse poliziesco” (atti in corso di preparazione), “La polizia del lavoro: il definirsi di un ambito di controllo” (atti in corso di preparazione) e “La polizia sanitaria: dall’emergenza alla gestione della quotidianità” (atti in corso di preparazione). Altri tre incontri hanno avuto luogo a Somma Lombardo, presso il castello Visconti di San Vito: “Corpi armati e ordine pubblico in Italia, XVI-XIX sec.” (Rubbettino, 2003), “Carceri carcerieri carcerati: dall’antico regime all’Ottocento” (Rubbettino, 2006) e “La polizia in Italia e in Europa: punto sugli studi e prospettive di ricerca” (Rubbettino, 2006).
Il tema di quest’anno, dai contorni all’apparenza nitidi, nasconde in effetti molte insidie. Parlare di Polizia militare invita infatti in primo luogo a portare l’attenzione sui corpi di polizia propriamente militari, quali la Géndarmerie francese o i Carabinieri italiani o gli Hatschiere tedeschi, o ancora quei reparti di cavalleria leggera, come gli ussari, utilizzati in larga misura per compiti di polizia; oppure, per le età precedenti l’attivazione di tali corpi, a cercarne gli omologhi, quali la Maréchaussée francese o la Santa Hermandad iberica.
Un’altra prospettiva corretta per studiare la polizia militare sarebbe quella di esaminare le funzioni di polizia che gli eserciti svolgono all’interno del loro stesso corpo, per colpire i comportamenti irregolari degli stessi militari.
Il tema del presente incontro, come indica il sottotitolo Military Policing, mira invece ad analizzare i contesti e le modalità dell’intervento militare per compiti di ordine pubblico o di repressione della criminalità. Dunque il focus prevede di esaminare per quali ragioni e a che condizioni le autorità decidano di fare ricorso ad apparati armati non destinati, quale loro finalità primaria, a svolgere mansioni di ordine pubblico e di lotta al crimine, e quali siano le cautele necessarie all’impiego di questo strumento, quali i vantaggi e quali i rischi, come pure i risultati sperati e quelli conseguiti, le modalità di impiego e i costi.
L’arco temporale preso in esame va dal medioevo all’età contemporanea. Questo, naturalmente, creerà non pochi problemi nel definire con chiarezza, per le epoche risalenti, i confini del “militare”: a maggior ragione, proprio il fattore della straordinarietà, nell’impiego di questo o di quel corpo armato per finalità di ordine pubblico e di repressione della criminalità, potrà fare da elemento discriminante, riducendo con ciò il rischio di arenare la discussione intorno al tema di come e quando si possa propriamente parlare, nel singolo caso, di “militare”.
È dunque su questo terreno che intende soffermarsi il prossimo seminario, con uno sguardo comparativo che ponga a confronto, in differenti aree d’Europa, le modalità e le forme dell’uso di reparti dell’esercito con finalità di polizia.
Il convegno, di carattere internazionale, avrà luogo in Sicilia, a Messina. Si prevede di articolare i lavori su due giornate (venerdì 11 e sabato 12 dicembre 2009): la prima dedicata alla presentazione delle relazioni (30 minuti circa a disposizione di ogni relatore), la seconda interamente dedicata alla libera discussione tra tutti i partecipanti, sotto la direzione di un coordinatore. La discussione sarà registrata e poi trascritta, e dopo la necessaria revisione da parte dei singoli discussants verrà pubblicata negli atti insieme alle relazioni.
L’esperienza dei precedenti incontri consente di affermare che, con un po’ di buona volontà, i problemi connessi alle differenze linguistiche dei partecipanti possono essere, se non annullati, quanto meno limitati. Si useranno come lingue franche l’inglese, l’italiano, il francese e lo spagnolo: chi è in grado di parlare una di queste lingue e di comprenderne almeno una seconda può senza dubbio partecipare senza particolari difficoltà. In casi specifici si provvederà ad affiancare a chi ne sentisse l’esigenza una persona in grado di aiutare nella comprensione.
Se si fosse interessati a partecipare con un contributo, pregherei di inoltrare per posta elettronica la proposta a livio.antonielli@unimi.it , indicando un titolo e un argomento. Se invece si preferisse partecipare solo come discussant, pregherei di segnalarlo in modo esplicito nella risposta.

Livio Antonielli
Università di Milano

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