RISORSE IDRICHE

Il consigliere provinciale, Matteo Francilia, capogruppo U.D.C.-Centro con D’Alia, con una nota inviata stamane al presidente del Consiglio, Salvino Fiore, invita quest’ultimo a sollecitare il Consiglio provinciale per la trattazione della mozione sulla gestione delle risorse idriche nella Regione siciliana. Leggi il seguito di questo post »

Barcellona P. di Gotto: Intimidazione a stabilimento balneare

Cinque colpi di pistola sono stati sparati la notte scorsa su una Fiat Panda Van di proprietà dello stabilimento balneare “Onda Anomala Associazione mari puliti” di Barcellona Pozzo di Gotto. Dentro l’auto i carabinieri hanno trovato una bottiglia di plastica con liquido infiammabile e due cartucce calibro 12 e un accendino. Il gestore del locale ha detto di non avere mai ricevuto richieste estorsive.

Nel recinto dell’inferno

I calabresi nei lager nazisti
Rocco Lentini Lentini Rocco
2009, 273 p. € 15,00

2009, 273 p., brossura
Editore Città Calabria
Città Calabria
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Una leggina di 32 pagine per un pittosporo. Si trova in un giardino privato di Messina, ha gli anni del suo proprietario

Sedici pagine sulla Gaz­zetta ufficiale della Repubblica italia­na e altrettante sul Bollettino ufficiale della Regione siciliana, per migliaia e migliaia di copie: chissà quanti alberi sarebbero stati sacrificati per stampar­le, se non fosse per l’uso della carta ri­ciclata. E tutto ciò perché l’intera citta­dinanza italiana venga edotta, con me­ticolosa dovizia di particolari, che un albero di Messina è stato dichiarato per legge di «notevole interesse pub­blico ». Avete capito bene: un solo al­bero. Bello, bellissimo, da far invidia ai suoi consimili dell’Orto botanico citta­dino, dove, dicono gli esperti, non ce n’è uno paragonabi­le. Ma tutto somma­to né unico né parti­colarmente vecchio.

È un esemplare di Pittosporum tobira, specie vegetale origi­naria del Giappone, che viene utilizzata per le siepi dei giardini pubblici. Più semplicemente, un pittosporo. Ecco come l’ha descrit­to il 23 gennaio 2002 Rosa Maria Pic­cone del Dipartimento di scienze bota­niche dell’Università di Messina che fu incaricata di fare una relazione a so­stegno della proposta di vincolare la pianta: «L’esemplare da me osservato è un alberello alto circa 4 metri, che ha sviluppato la caratteristica chioma ad ampio ombrello, con un diametro di metri 6,60, quasi perfettamente emisferica… Considerato che questa specie ha una crescita del tronco estre­mamente lenta, questo esemplare ha sicuramente più di 50 anni di età, pro­babilmente fra i 70 e i 100 anni». In­somma, stando alla professoressa Pic­cone si tratterebbe di una pianta appe­na più anziana del suo padrone, ovve­ro l’autore della richiesta presentata sette anni fa alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali. Perché quell’alberello meraviglioso non si trova sulla pubblica via, bensì in un giar­dino privato che af­faccia sul mare, in via Consolare Pom­pea, di proprietà del signor Giuseppe Raf­fa, settant’anni il prossimo 30 novem­bre. Ex agente di commercio in pensione, spiega: «Per­ché ho chiesto il vincolo alla Soprin­tendenza? Me lo consigliarono alcuni esperti. Adesso nessuno potrà taglia­re o spostare l’albero».

Certo, non è stato facile. Prima la richiesta alla Soprintendenza, il 16 gennaio 2002. Quindi la relazione di parte. Poi, dopo quasi cinque anni an­ni, il 20 dicembre 2006, i dirigenti del Soprintendente Rocco Scimone, ver­garono un rapporto favorevole. E tra­scorso un altro anno, si riunì la Com­missione provinciale per la tutela del­le Bellezze naturali e panoramiche di Messina, che deliberò «all’unanimi­tà » la concessione «di vincolo della bellezza individua» al pittosforo del si­gnor Raffa. Non era finita. Il decreto del «Dirigente del servizio tutela del dipartimento regionale dei beni cultu­rali e ambientali» Daniela Mazzarella, è arrivato soltanto il 20 aprile scorso. Mentre la pubblicazione sulla Gazzet­ta ufficiale della Repubblica italiana è di lunedì 13 luglio: a quasi otto anni di distanza dalla richiesta. Anche il pit­tosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli.

Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica. Per comprenderne la portata bisogna leggere la relazione della Soprintendenza del dicembre 2006, un documento di due paginette dove forse c’è la spiegazio­ne. Poche righe in fondo, per rammen­tare che ai sensi del secondo comma dell’articolo 138 del codice civile in ca­so di vincolo accordato al vegetale, «eventuali modifiche, potature straor­dinarie e ulteriori piantumazioni» do­vranno essere autorizzate dalla So­printendenza. Ma soprattutto che «non si potranno consentire amplia­menti della costruzione retrostante, né la realiz­zazione di ulteriori cor­pi di fabbrica nel giardi­no ». Non c’è che dire. L’ex agente di commer­cio adesso ha la sua bel­la assicurazione ecologi­ca. Morale: a questo pun­to per combattere la ce­mentificazione selvag­gia della costa siciliana non resta che piantare pittospori ovunque. E poi chiedere di vincolare il vegetale. Mica fesso, il signor Raffa: «Perché ho chiesto il vincolo? Quan­do fa molto caldo, sotto quella chio­ma c’è un fresco incredibile. Non sa che cos’è, d’estate, prender il caffè lì sotto».

Sergio Rizzo (Corriere della Sera)200px-Pittosporum_con_gatto_moneglia-01

CONFISCATI IMMOBILI E AZIENDE PER 6 MLN AL BOSS SEBASTIANO RAMPULLA

diaLa Direzione investigativa antimafia di Messina ha confiscato immobili e aziende per un valore di mercato di oltre 6 milioni di euro al boss mafioso Sebastiano Rampulla, 63 anni, detto ‘Zu Vastiano’, ritenuto capo di Cosa nostra della provincia di Messina ed elemento di vertice dell’omonima famiglia mafiosa di Mistretta, operante nei territori delle province di Messina, Catania ed Enna. Il provvedimento e’ stato emesso dal Tribunale misure di prevenzione di Catania. A coordinare le indagini le Direzioni distrettuali antimafia di Catania e Messina, dirette rispettivamente dai procuratori Vincenzo D’Agata e Guido Lo Forte. Gli accertamenti patrimoniali sono stati estesi su tutti i beni dei componenti del nucleo familiare dei Rampulla, compresi quelli intestati o riconducibili a Pietro Rampulla, anch’egli uomo d’onore e gia’ condannato all’ergastolo, in quanto ritenuto l’artificiere della strage di Capaci per aver confezionato l’ordigno esplosivo collocato nel cunicolo autostradale e il relativo telecomando che provoco’ la morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie e della scorta. Sebastiano Rampulla e’ stato gia’ condannato dalla Corte d’Appello di Caltanissetta a 14 anni di reclusione per il tentato omicidio dei fratelli Vincenzo e Sebastiano Sanzarello, ex senatore. Nel luglio del 2005, venne coinvolto nell’operazione ‘Dionisio’ dei carabinieri del Ros di Catania.
Aveva imposto il pizzo all’impresa Ira Costruzioni che esegui’ i lavori di raddoppio della linea ferroviaria Palermo-Messina, nella tratta compresa nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto, incassando la somma di 30 mila euro mensili in qualita’ di capo di Cosa nostra della provincia. Con l’operazione ‘Icaro’ emerge anche il ruolo della sorella Maria e dei suoi autisti Giuseppe Lo Schiavo, morto nel 2003, e Fortunato Scibilia. Sebastiano Rampulla era stato condannato in appello a 7 anni e quattro mesi di reclusione. Con il provvedimento del Tribunale di Catania a Sebastiano Rampulla viene estesa per altri 2 anni la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Dia ha confiscato un vasto appezzamento di terreno, per un’estensione complessiva di oltre 320.000 mq, con annessi fabbricati rurali e una ditta individuale di coltivazioni agricole, a Caltagirone, nonche’ un terreno agricolo, con annesso imponente ed antico fabbricato rurale, di particolare pregio, per un’estensione complessiva di 20.000 mq, in contrada Santa Marina a Reitano.

(AGI)