Continua la strage dell’ex Sacelit


L’hanno ribattezzata “la fabbrica della morte”. E l’ex Sacelit, l’industria che dal 1958 al 1993 ha prodotto lastre, tubi e contenitori a base di amianto, conferma purtroppo, ancora una volta, di meritarsi questa lugubre definizione: ieri è deceduto a causa dell’asbestosi il centesimo ex dipendente della fabbrica, che in 35 anni di attività ne ha avuti 220, di cui solo 8 non si sono ammalati di patologie polmonari.

L’ultima vittima dello stabilimento di Archi, frazione

di San Filippo del Mela (Messina), è Costantino Stroscio, 77 anni. Era stato assunto alla Sacelit nel 1958 e aveva lavorato a contatto con le fibre di amianto, in vari reparti, fino all’88. Anche lui, negli anni Ottanta aveva lottato per ottenere un ambiente di lavoro sano, e con Salvatore Nania, sindacalista e presidente del “Comitato ex esposti amianto”, aveva partecipato a numerose battaglie. “Nel 1975 abbiamo registrato la prima morte di un ex dipendente Sacelit per cancro ai polmoni – spiega Nania -, ma lo ritenevamo un caso isolato. Nell’80, da un articolo apparso sul Corriere delle sera, venimmo a conoscenza che negli Usa era stata accertata la pericolosità delle fibre di amianto. Cominciarono le prime visite, inizialmente schermografie, effettuate al centro antitubercolare di Milazzo, che però non chiarivano l’esistenza della patologia. Poi arrivarono altre morti fra i colleghi di lavoro e cominciarono le cause contro la proprietà per il risarcimento dei danni biologici e morali”. Nel 2005 sono iniziati i primi risarcimenti agli ex dipendenti e ai familiari dei deceduti. E’ seguito un accordo tra i legali del Comitato e l’azienda, stipulato per evitare ulteriori cause: quasi tutti i ricorsi pendenti nelle aule giudiziarie sono stati bloccati dietro risarcimenti che ammontano complessivamente a circa 9 milioni di euro. Nel 2007 la procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha sequestrato lo stabilimento, la cui attività era cessata 14 anni prima. L’area non era stata bonificata e i capannoni, dal 2001, erano adibiti a deposito da un’azienda che commerciava in detersivi e prodotti alimentari. L’ex dipendente morto ieri, da anni era malato: nel 2004 l’Ausl 5 di Messina gli aveva diagnosticato l’asbestosi pleurica, a 23 anni dai primi sintomi di deficit respiratori. Ma lo scorso luglio l’Inail di Milazzo ha ribaltato quella diagnosi (tutt’ora pende un ricorso), parlando di “inspessimenti pleurici da amianto con insufficienza respiratoria”. La causa di morte per la maggior parte degli ex dipendenti Sacelit è stata l’asbestosi pleuro-polmonare e l’insufficienza respiratoria cronica. “La sofferenza di Stroscio – continua Nania – inizia a 51 anni, con deficit respiratori che non gli hanno consentito di condurre una vita normale. Oltre un quarto di secolo di sofferenza è troppo, ti lacera e lacera chi ti sta accanto, a cominciare da moglie e figli”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: