Al fianco dei precari della scuola


di Alba Sasso

Oggi 15 luglio il movimento dei precari è  in piazza, con una piattaforma che riguarda i destini della scuola tutta.
E noi non possiamo che essere con loro.
Dal primo settembre prossimo molti, moltissimi di loro non saranno riassunti. Un licenziamento silenzioso e non meno crudele. Ma questa battaglia per la stabilizzazione di persone che da anni lavorano nella scuola, che ne sono parte importante, persone qualificate e che questo lavoro hanno scelto  è anche battaglia  per la qualità della scuola pubblica. Il taglio di 42.000 posti, il pezzo forte della politica gelminiana,  nonostante i massicci pensionamenti significa precari che non saranno riassunti, significa insegnanti in esubero. Significa una forte penalizzazione della scuola del sud, dove si susseguono cifre come in un bollettino di guerra. Seimila in meno in Campania, quattromila in Puglia, cinquemila in Sicilia, tremila in Calabria.  Significa rendere  sempre più difficile il lavoro nella scuola, impedire  le esperienze più complesse di inclusione e di qualità.

Il progetto delle politiche tremontiane, gelminiane, brunettiane sulla scuola è il progetto e già la storia di una devastazione. Un taglio di otto milioni in tre anni in un sistema già provato da un progressivo e costante disinvestimento. E già  da  quest’anno c’è stata riduzione di finanziamenti alle scuole, ai bilanci delle singole scuole: quelli che servono per comprare carta di ogni tipo o pagare i corsi di recupero. Dall’altro canto pesanti attacchi all’autonomia delle scuole , ai modelli didattici più avanzati e che migliori risultati hanno avuto anche nelle comparazioni internazionali. Penso appunto al ripristino del modello del maestro unico , provvedimento peraltro bocciato in questi giorni dalla Corte dei conti, in ragione appunto della autonomia degli istituti scolastici.

Ma queste misure non hanno come obiettivo solo il risparmio, hanno di mira ben altro. Hanno di mira il sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca , impoverito e ridotto all’osso ( una sorta di pulizia preventiva rispetto a quei livelli essenziali direi minimi delle prestazioni in vista del federalismo fiscale). Hanno di mira la distruzione del sistema pubblico. La legge Aprea è il coronamento di questa politica. Hanno di mira l’idea del sapere come bene pubblico da garantire secondo Costituzione a tutte e a tutti, ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi. Hanno di mira lavoro e qualità nella scuola pubblica. Hanno di mira l’idea di una scuola “che si fa carico” di ogni studente e studentessa. Meglio registrare insuccessi e bocciare.
C’è da riflettere sul fatto che queste politiche siano state preparate da tempo, permesse e favorite da un’idea presente anche a sinistra di un’istruzione come servizio a domanda individuale, dalla continuamente enfatizzata libertà di scelta delle famiglie, dalla logica triste della scuola azienda subalterna ai bisogni più congiunturali delle imprese.

Ma questa politica non si combatte senza un’idea forte e profonda di cambiamento dell’intero sistema del sapere e della cultura. Che faccia i conti con i mutamenti del sapere, dei sistemi produttivi. La crisi economica che stiamo attraversando rimescola le carte. Non a caso in molti paesi europei, negli stessi Stati uniti, si è deciso di investire di più nell’istruzione. Nell’innovazione e nelle tecnologie. La crisi spazza via quel malinconico modello di istruzione subalterno all’economia e anche quell’idea del sapere un po’ sommario, un po’ utilitaristico. “Un po’ di inglese, un po’ di informatica”.
Da dove partire ? Sicuramente  la prima urgenza che abbiamo di fronte è l’espulsione di tanti precari nel mondo della scuola, come in quello dell’Università e della ricerca. E per questo condividendo la loro piattaforma saremo in piazza con loro mercoledi’ 15 luglio.

Ma soprattutto dovremo continuare a lavorare insieme.
Perché un’idea forte e profonda di cambiamento dell’intero sistema del sapere e della cultura ha bisogno di alleanze e di condivisione. Ha bisogno di conoscenza, di analisi, di idee e di proposte, per l’immediato e per il futuro. La partita in gioco è decisiva. E la svolta è culturale e politica prima che legislativa.
Costruiamo insieme il prossimo autunno.

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