Luce: Potrà presto essere estesa a tutti la tariffa bioraria

Dal 2010 potra’ essere estesa su larga scala la tariffa bioraria per l’elettricita’, che permette di pagare meno, per esempio, di notte.

Lo ha detto il presidente dell’Autorita’ per l’energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis, nel corso della Relazione annuale al Parlamento.

Ortis ha spiegato che questo e’ possibile grazie alla diffusione dei contatori elettronici.

La rete dei contatori é gia ” prossima al completamento, conseguendo cosi’ un record mondiale”, ha affermato.

(Ansa)

Cancro: In Italia i guariti ammontano ormai ad un milione e mezzo

Un milione e mezzo di italiani ha combattuto e sconfitto un tumore.

L’Italia si colloca tra i paesi con la piu’ bassa mortalita’ in Europa. Un risultato dovuto anche all’utilizzo della ‘Target Therapy’, terapie a bersaglio molecolare, che in 10 anni, dal 1998 al 2008, hanno ottenuto un amento della sopravvivenza nei tumori di mammella, colon retto, rene e tumori stomali-gastrointestinali (Gist) del 5%.

E’ quanto emerso da un incontro a Roma nella giornata di ieri promosso dal Comitato per la Biosicurezza.

(Ansa)

RICERCATORI ITALIANI

“Siamo solidali di fronte al grido d’allarme lanciato dai ricercatori italiani costretti ad un precariato occupazionale cinico ed ingiustificato”. Leggi il seguito di questo post »

Migranti, l’Arci lancia una campagna di disobbedienza civile

provato il Ddl della vergogna

E ORA DISOBBEDIENZA CIVILE!

Dopo l’approvazione definitiva del Ddl 733 al Senato, che fa diventare la clandestinità un reato, promuove l’iniziativa “Porte aperte” e, nelle parole di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione, ospiterà nei Circoli i migranti, per “tutelare i diritti di quanti subiscono queste misure razziste e discriminanti”. Leggi il seguito di questo post »

Biglietti ferroviari

MC sollecita l’intervento dell’Antitrust e la costituzione di un’Autorità dei trasporti. Secondo l’associazione è necessario non limitarsi a fornire indicazioni di principio, ma dare seguito alla denuncia sull’aumento dei prezzi presentata dal Movimento Consumatori ormai un anno fa e ancora priva di riscontro. Leggi il seguito di questo post »

Stupro a Panarea, 5 anni di carcere per il re dei materassi Giacomo Commendatore

Nel 2001 una studentessa 18enne di Lucca accusò l’imprenditore e due suoi amici di averla violentata durante un party nella barca all’ancora a Panarea. La vicenda risale al 3 agosto 2001. A bordo del suo yacht, ancorato in rada, Commendatore aveva organizzato una festa con tante belle ragazze. E secondo l’accusa di una studentessa di 18 anni, di Lucca, la nottata tra musica e alcool si concluse con uno stupro di gruppo che la ragazza denunciò il giorno dopo ai carabinieri. Il processo ha chiarito alcuni punti che non erano mai emersi della vicenda. L’episodio, dopo un lungo processo andato avanti in questi otto anni a tappe forzate, sarebbe avvenuto nel pomeriggio del 3 agosto del 2001, a bordo del Reef Blue, una mega barca di 32 metri battente bandiera britannica, di proprietà dell’industriale bolognese. Le accuse si basano sul racconto della ragazza e di una sua amica, entrambe invitate la stessa sera del loro arrivo a Panarea da uno degli imputati, condannato a 4 anni e 6 mesi, col rito abbreviato, Alfonso D’Ambrosio, conosciuto con il nome di Fofò, a partecipare al party che si svolse nel pomeriggio del 3 agosto del 2001 a bordo del lussuoso panfilo. (D.B.)

«Scappo. Qui la ricerca è malata»

Una laurea in Medicina, due spe­cializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di geneti­ca dell’Università di Pavia. Rita Cle­menti, 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno, in questa lettera in­dirizzata al presidente della Re­pubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Ita­lia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importan­te centro medico di Boston. Leggi il seguito di questo post »

Cub: Vertenza precari del Consorzio Autostrade Siciliane (C.A.S.) e Mobilità interaziendale

Il 22 gennaio 2009 presso il Comitato Regionale per il Lavoro alla Presidenza della Regione Siciliana, si è tenuto un incontro tra i responsabili della CUB Trasporti, il Comitato Regionale per il Lavoro, la Presidente del Consorzio Autostrade Siciliane (C.A.S.) e il Presidente dell’ufficio U.P.L.M.O. di Messina, al termine del quale veniva redatto un verbale d’intesa che impegnava il Consorzio Autostrade Siciliane a stabilizzare tutto il personale precario fino ad esaurimento del bacino individuato in quella sede.

Purtroppo, quanto sopra a tutt’oggi non ha trovato alcuna concretizzazione, nonostante fosse stato concordato, innanzi al responsabile delegato dalla Presidenza della Regione dr. Salvatore Cianciolo, che il percorso sarebbe stato definito entro il mese di marzo 2009, come ebbe a dire anche l’allora Presidente Patrizia Valenti.

Ad aggravare il mancato rispetto dell’accordo sulla “stabilizzazione” concorre il continuo, sproporzionato e inaccettabile ricorso da parte del C.A.S. a richieste di prestazioni supplementari e straordinarie, tanto che le ore complessive di lavoro, ivi comprese appunto le ore di straordinario, avrebbero permesso la stabilizzazione di tutti i precari che da oltre venti anni operano all’interno del Consorzio.

Apprendiamo, inoltre, dagli organi di informazione di “presunti nulla osta concessi” (sarebbero un centinaio) per consentire a parecchi lavoratori di altri Enti di transitare nel C.A.S., in spregio alla legislazione vigente e in assenza di un confronto sindacale; la qualcosa ha procurato addirittura all’Amministrazione del C.A.S. gravi accuse da parte di deputati regionali e nazionali (v. art. apparsi su Gazzetta del Sud dei 19 e 24/4/09) a cui la stessa (ormai ex) Presidente non ha replicato.

bandiera_CUB_dettaglio_05Preoccupati di quanto sopra, richiediamo con urgenza un incontro volto alla ricerca congiunta della individuazione di soluzioni rapide e durature che permettano di evitare l’osceno ricorso al lavoro straordinario e di svuotare finalmente il bacino dell’ultra ventennale e cronico precariato del C.A.S.

Per il Coordinamento Cub Trasporti:

Concetta Piccolo

Piero Garozzo

Nicolina De Gaetano

Salvatore Costanzo

Autorità palestinese: sette uomini a rischio di esecuzione

di Amnesty International Italia

Amnesty International è seriamente preoccupata per sette uomini di età compresa tra i 28 e i 45 anni che si trovano a rischio di esecuzione. Shadi ‘Abdul Karim al-Madhoun, ‘Aamer Saber Hussein al-Jundiya, Salem ‘Ali al-Jundiya, Mo’men Hussein al-Jundiya, Nasser Salamah Abu Freih, Mohammed Ali Hassan Saidam, Iyad Ahmed Diab Sukkar sono stati condannati a morte da tribunali militari a seguito di processi irregolari. I tribunali stanno operando sotto la giurisdizione di Hamas che, di fatto, sta amministrando il territorio dal 2007.

Le condanne sono state emesse tra il 2008 e il 2009: Shadi ‘Abdul Karim al-Madhoun, ‘Aamer Saber Hussein al-Jundiya, Salem ‘Ali al-Jundiya e Mo’men Hussein al-Jundiya sono stati condannati per rapimento e omicidio. Nasser Salamah Abu Freih, Mohammed Ali Hassan Saidam e Iyad Ahmed Diab Sukkar sono stati condannati invece per “collaborazione” con l’esercito israeliano, in seguito alla quale sono morti alcuni loro commilitoni.

Gli imputati sono stati condannati in base alle norme del Codice penale rivoluzionario dell’Olp (Organizzazione per la liberazione palestinese), un codice mai ratificato dall’autorità legislativa regolarmente eletta e quindi non facente parte della legge palestinese alla base della Costituzione. Nei restanti territori governati dall’Autorità palestinese, tutte le condanne a morte devono essere ratificate dal presidente stesso, tuttavia Hamas – ormai in aperto conflitto con l’Autorità palestinese da quando ha occupato la striscia di Gaza nel 2007 – ha annunciato la costituzione di una commissione composta da consulenti legali e da funzionari del ministero della Giustizia che avranno il compito di ratificare queste condanne a morte. Una volta avvenuta la ratifica, i sette uomini potrebbero essere messi a morte in qualsiasi momento.

Da giugno 2007, la striscia di Gaza è sotto una giurisdizione guidata da Hamas. Tutte le istituzioni giuridiche nella striscia sono state sospese dal presidente dell’Autorità palestinese Abbas, creando così un vuoto giudiziario parzialmente riempito da un sistema parallelo voluto da Hamas ma carente di competenze e delle necessarie salvaguardie in materia. Le ultime esecuzioni a Gaza sono avvenute nel 2005.

Firma subito l’appello

Isma’il Abd al Salam Ahmad Haniyeh
Prime Minister
Hamas de-Facto Administration in Gaza
Fax: 00972 8 288 4815 o 00972 8 288 4493

Egregio ministro,

Le scriviamo in quanto sostenitori di Amnesty International, un’Organizzazione non governativa che lavora dal 1961 in difesa dei diritti umani, ovunque siano violati.

Le chiediamo di rivolgere la Sua attenzione ai casi di Shadi ‘Abdul Karim al-Madhoun, ‘Aamer Saber Hussein al-Jundiya, Salem ‘Ali al-Jundiya, Mo’men Hussein al-Jundiya, Nasser Salamah Abu Freih, Mohammed Ali Hassan Saidam e Iyad Ahmed Diab Sukkar.

Siamo profondamente preoccupati che i sette uomini possano essere a rischio di esecuzione, La sollecitiamo pertanto ad assicurare che né queste condanne a morte né quelle emesse negli ultimi anni, siano eseguite.

In particolare, vogliamo esprimere il nostro timore riguardo l’istituzione di una commissione giudiziaria che avrebbe l’autorità di ratificare le condanne a morte.

Riconosciamo che è dovere e responsabilità dell’amministrazione di Hamas di portare davanti alla giustizia coloro che sono sospettati di aver commesso dei reati, tuttavia vogliamo sottolineare che non esistono prove concrete a sostegno della tesi che la pena di morte sia un deterrente più efficace di altre punizioni.

INTERVISTA AL BATTERISTA MESSINESE FILIPPO BONACCORSO

DI ALFREDO GIUSEPPE RESTUCCIA
· Come ti sei avvicinato al jazz, che ormai da molti anni è l’oggetto principale dei tuoi interessi musicali?

Quando ho cominciato a suonare la batteria dentro gruppi rock-pop-blues avevo circa 15 anni ed era il 1970. Già da allora ero attratto soprattutto da alcune componenti di quello stile, la cui influenza è ancora presente nella mia musica attuale. Quei lunghi assoli mi attraevano fatalmente verso un più ampio concetto di libertà di espressione. Al jazz mi sono convertito definitivamente nel ’90, con la guida, in particolare, del pianista Giovanni Renzo. L’esigenza era di portare sempre più il mio suono verso maggiori possibilità di apertura, dare spazio alla composizione dalle idee all’atto dell’esecuzione e quindi anche sotto l’influenza, in tempo reale, di ciò che avviene per opera degli altri musicisti. E poi c’è questo linguaggio “afro-europeo” del jazz, che è per me lo strumento più potente per ricercare e trovare sempre nuovi stimoli creativi e per comunicarli nella forma migliore.

· Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato da autodidatta con pianoforte e batteria e, successivamente, ho studiato e approfondito tecnica, coordinamento, interdipendenza, divisioni polimetriche e espressione musicale con vari maestri, quali Agostino Marangolo e Giuseppe Urso.
In senso musicale più ampio, ho partecipato a un certo numero di “clinics”, seminari e corsi estivi (Roccella Jonica, Berklee Perugia, Siena Jazz, Nuoro, Avigliana). Nel 1997-1998 ho fatto parte del laboratorio della “Messina Jazz Orchestra”, diretto da Giovanni Renzo e, nel 2000-2001, del Jazz Workshop di Messina, diretto da Salvatore Bonafede. In questo ambito ho partecipato alle giornate di studio sulla musica di Kenny Wheeler, conclusesi con la direzione di quest’ultimo.
Il mio è un percorso formativo “sottosopra”, come amo definirlo, ovvero basato molto sulla pratica strumentale e di gruppo nella fase iniziale e arricchito di esperienze didattiche sempre maggiori in seguito. In un certo senso ho imparato a violare le regole prima di averle imparate!
Attualmente sto studiando esclusivamente teoria e solfeggio, ho ripreso il pianoforte e mi dedico saltuariamente alla composizione. Ho la sensazione che tutto ciò favorisca la musicalità anche quando suono la batteria.

· In quali progetti musicali sei attualmente coinvolto?

Allo stato attuale, principalmente il “Controtrìo”, un progetto che amo molto, espresso da un trio atipico e stimolante, con Luciano Troja al pianoforte, Giancarlo Mazzù alla chitarra e il sottoscritto alla batteria, che si propone un certo tipo di rilettura delle strutture di standard, blues ed altre composizioni, nonché ricerca, sperimentazione e interscambio dei ruoli tra i musicisti.
E poi c’è il “Pannonica Workshop”, ormai strutturato in un progetto a tutti gli effetti, che attualmente mi impegna e mi coinvolge molto.

· Guardando alla tua esperienza didattica, a livello sia di corsi individuali di strumento che di workshop collettivi, fino a che punto pensi che il linguaggio del jazz e l’improvvisazione possano essere insegnati?

Nei corsi individuali di batteria cerco di mediare gli elementi che possano mettere il musicista in condizione di avere un proprio suono e un proprio stile in funzione delle scelte che vorrà fare, ma utilizzo molto il linguaggio del jazz perché è una fucina di spunti ritmici e melodici che quasi costringe a crescere tecnicamente e musicalmente. La mia concezione melodico-ritmica della batteria, il mio suono e il mio linguaggio jazz vengono comunque inevitabilmente trasferiti. Alla fine penso che, nello studio individuale, il jazz può essere utilizzato efficacemente come “vettore”, ancor più che come “oggetto” dell’insegnamento.
Invece, in ambito di laboratori collettivi, il jazz diventa l’oggetto, la materia stessa dell’insegnamento, perché in quel caso si mettono in moto le interazioni tra i musicisti, la capacità di ascolto, il (poli)ritmo, l’articolazione, l’improvvisazione. Qui potrei dire che il jazz, ancor più che insegnato, diventa provocato, catalizzato. Ovviamente la curiosità individuale del singolo musicista, il suo background tecnico e intellettuale, l’ascolto abituale di musica jazz in senso non riduttivo, la sensibilità alla fruizione di tale linguaggio sono doti che non si possono insegnare e sono fondamentali affinché ogni scambio, insegnamento o provocazione cada come un seme su terreno fertile.

· Quando sono nati e con quali obiettivi i laboratori del Centro Musicale Pannonica?

Sono nati intorno al 2004, con la partecipazione di un ristretto gruppo di musicisti che avevano manifestato l’intenzione di crescere nella pratica jazz e aumentare l’educazione all’improvvisazione in tale ambito.
Un paio d’anni dopo, in stretta collaborazione col pianista Luciano Troja, che peraltro, come è noto, condivide con me la gestione del Pannonica, i laboratori sono diventati maggiormente strutturati, con incontri settimanali e con un maggiore numero di elementi sempre più interessati a tale esperienza.
La pratica si basa, in una fase iniziale, sui cosiddetti “standard”, patrimonio di ogni musicista jazz, aumentando nel contempo la familiarità con la forma, la struttura, le sezioni di esposizione del tema melodico, i “chorus” di improvvisazione. Quando questo diventa maggiormente solido si approfondisce il linguaggio ritmico, il senso dello swing, l’articolazione, l’improvvisazione “tonale” e si fa qualche timido ingresso in ambiti “modali”. Al Pannonica abbiamo cominciato a lavorare anche su strutture complesse, pur non abbandonando le forme “song” e “blues”. Ho anche proposto composizioni originali, ma anche arrangiamenti che abbiamo scritto Luciano ed io ad hoc per il laboratorio, con modifiche ritmiche o con trasposizioni armoniche, sulla base di alcuni degli stessi standard possibilmente già studiati ed eseguiti in forma “canonica”.
I laboratori prevedono anche sessioni di ascolto guidato di brani significativi e informazioni storiche sulle condizioni in cui socialmente certe forme musicali si sono sviluppate.

· Qual è l’estrazione musicale dei partecipanti ai laboratori?

I musicisti che partecipano ai laboratori costituiscono un bellissimo gruppo eterogeneo e di differente estrazione musicale, accomunato da una forte volontà di aumentare il proprio bagaglio di esperienza nel jazz, attraverso l’opportunità di praticare in contesti condivisi e guidati. La differente estrazione formativa è sempre stata uno stimolo per tutti, per me e Luciano innanzitutto, che abbiamo visto in ciò una sorta di scommessa e impegno responsabile. Nel gruppo vi sono musicisti di estrazione “classica”, con una formazione invidiabile dal punto di vista teorico e di musica “scritta”. Vi sono musicisti che hanno acquisito molta pratica ed esperienza in ambiti e stili rock, commerciale, popolare. Come pure musicisti che iniziano per la prima volta un’esperienza di musica di insieme con, al loro attivo, un certo livello di formazione individuale sul singolo strumento.

· Esiste un iter formativo attraverso il quale ritieni che un musicista possa assimilare gradualmente le tecniche indispensabili per suonare il jazz?

Sicuramente esiste un percorso logico. Non so se esista in assoluto, perché mi sono accorto, attraverso le esperienze didattiche ricevute, che c’è una certa soggettività nei metodi, nel singolo musicista didatta come nelle scuole (es. Berklee).
Il musicista dovrebbe il più possibile sottoporsi a una sorta di miscela tra studio e tecnica individuale sullo strumento, pratica in combo o formazioni orchestrali e corsi, seminari, clinics, etc. Facile a dirsi! Queste componenti che ho citato dovrebbero essere gestite quasi in contemporaneità, con l’eccezione della tecnica individuale che in una prima fase (rudimenti) può essere vantaggioso che venga prima delle altre due (pratica e seminari). Far passare troppo tempo a studiare in solitario prima di mettersi in gioco con altri è più dannoso del viceversa: ad aspettare di essere “pronti” si rischia di chiudersi su se stessi e non mettersi in condizione di esercitare la dote dell’ascolto attivo.

· Quali strumenti suonano i musicisti che partecipano ai laboratori e in che misura ciò influisce sul piano didattico?

Attualmente esiste un gruppo base, più costante nelle frequentazioni, composto da due bassisti, un batterista, una pianista, due cantanti, un sassofonista tenore e un chitarrista. A questo gruppo si aggrega più saltuariamente, in funzione del proprio interesse e della propria disponibilità, un numero variabile di musicisti quali uno o due sassofonisti contralto, un batterista, una pianista, una cantante, un chitarrista.
La risposta che via via riceviamo dai musicisti ci porta, utilmente, a gestire la materia di studio in forma progressiva e flessibile. Nel laboratorio si percepisce l’esigenza di ogni componente cercando di perfezionare la strada da percorrere in maniera comune, pur nella diversità e nel rispetto di ciascuno.
Le difficoltà che tutti insieme incontriamo cerchiamo di trasformarle in stimoli collettivi e individuali. Cerchiamo di trasformare le necessità in opportunità. Ad esempio il numero variabile e la coesistenza di un organico di musicisti non sempre con l’assortimento “ideale” non vogliamo che diventi un limite, ma uno stimolo a cercare nuove soluzioni sonore, nelle “carenze” come pure nelle “ridondanze” di certi strumenti.

· Esiste un concetto rigoroso di “regola” nella musica afroamericana?

In questa musica coesistono “regole” e relative “trasgressioni”, tradizione e innovazione, brani a forte componente “scritta” come pure ad elevata improvvisazione. Le regole sono molto rigorose, ma meno esplicite, non tendono cioè a dare certezze, ma a dare riferimenti. Nella tradizione e nel “mainstream” esistono regole ritmiche e armoniche da rispettare e l’improvvisazione si muove con relativa libertà melodica sulle linee strutturali e armoniche di riferimento dello standard o della composizione che si esegue. Nella sperimentazione più radicale, chi ha un elevato grado di coscienza, da musicista come da ascoltatore, percepisce bene che laddove sembra non esserci un ritmo, un chorus armonico da seguire, una linea di improvvisazione tonale chiara, ci sono e ci devono essere pur sempre riferimenti dinamici, legami strutturali che si dilatano o si restringono, scale modali rilette con sempre maggiore libertà, colore, silenzio. Insomma se non un concetto chiuso di “regola”, sicuramente un concetto rigoroso di coscienza, di idea e di obbiettivi. La definizione migliore di “musica” resta sempre per me quella di “suoni organizzati” e il jazz non ne è esente.

· I laboratori sono da te coordinati in stretta collaborazione con il pianista Luciano Troja: come vi coordinate a livello di programmazione didattica?

Con Luciano riusciamo a adottare un livello di programmazione “in tempo reale”, che affiniamo talvolta commentando l’andamento dei laboratori. Il coordinamento tra di noi è sempre stato facile perché, in maniera assolutamente naturale e spontanea, ciascuno conduce il gruppo secondo un’idea, un tema da sviluppare, un arrangiamento o una composizione da “vivisezionare” che, preventivamente, ciascuno avrà ideato o sviluppato. Ci sono fasi in cui siamo assolutamente complementari, perché ciascuno di noi si trova, in maniera naturale, a dare il proprio contributo in base alla propria idea, sui punti di forza delle proprie competenze e delle rispettive esperienze musicali maturate.
Così, ad esempio, è abbastanza tipico che io dia il mio contributo al gruppo principalmente su aspetti ritmici, di struttura, di dinamiche di assieme, mentre Luciano sugli aspetti armonici, melodici, tonali e modali dell’improvvisazione e tanto altro.
Ma, alla fine, il vero leader è il gruppo, che con le domande, col suono, con le idee e stimoli che continuamente propone, fa girare verso direzioni privilegiate tutta quella che sarà la “materia” del nostro laboratorio

· Progetti per l’immediato futuro?

Questo gruppo di musicisti è un continuo stimolo per me e per Luciano, ma anche per il gruppo stesso. L’educazione all’ascolto, il rispetto e l’influenza reciproca, la sorpresa che ciascuno può regalare all’altro, l’attitudine all’uso di certe forme di linguaggio, la creatività cosciente, sono tutte componenti che ritroviamo spesso presenti, in forma latente, fino al momento in cui si sono potute esprimere. Il nostro miglior progetto non può che essere quello di continuare, organizzare sempre più questo “habitat” musicale, studiare sempre migliori forme per dare spazio all’espressione e all’ idea di tutti, nel nome del jazz e della musica creativa.
E poi lo faremo pure sentire questo suono del Pannonica Workshop!

Messina: numeri utili avvistamento incendi

Nell’ambito della Campagna 2009 per l’attività di avvistamento di incendi il Dipartimento della Protezione Civile della Regione Sicilia ha comunicato al Comune che da domani saranno attivi i numeri telefonici del Campo Base di Iria (S. Agata Militello) sede del gemellaggio A.I.B., cui fanno capo 4 postazioni della zona dei Nebrodi e del Presidio Operativo cui fanno capo 7 postazioni presenti sulla restante parte di territorio della provincia di Messina. I numeri del Campo Base Iria sono: centralino 0941724910, fax 0941724926, cellulare 3355351688; quelli del Presidio Operativo sono: centralino 0941724933, fax 0941724937, cellulare 3355351691.  (D.B.)incendio_364_l

Convocata per il 20 luglio al Comune di Messina la Consulta del Volontariato

di Santino Irrera

L’assemblea generale della Consulta comunale delle Organizzazioni che operano nel settore delle attività sociali in favore della persona, della famiglia e della comunità del Comune di Messina, è stata convocata dal presidente, prof. Filippo Cammaroto, lunedì 20 luglio, alle ore 16.30 nel salone delle Bandiere di Palazzo Zanca. All’ordine del giorno della riunione figura la relazione sulle attività svolte dalle aree tematiche, l’istituzione della carta di credito solidale del Comune, e la legge quadro di realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali 328/2000. Le organizzazioni, che non hanno ancora aderito alle aree tematiche d’interesse, possono presentare la richiesta di adesione agli uffici dell’assessorato alle politiche della famiglia in via Felice Bisazza o trasmetterle all’indirizzo di posta elettronica, consultaorganizzazionisoci

ali@comune.messina.it.

Ucria: Perde il controllo dell’auto, morto un ottantenne e ferita la moglie

UCRIA (MESSINA) – Un automobilista di 85 anni, Carmelo Cutugno, è morto stamani in un incidente stradale a Ucria, nel messinese. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, l’uomo stava percorrendo la statale 116, nel tratto compreso tra Ucria e Castel Umberto, quando ha perso il controllo della sua Panda finita in un precipizio. A bordo dell’utilitaria viaggiava anche la moglie della vittima, Tindara Farandara, di 80 anni, che si trova ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Barone Romeo di Patti. Sul posto sono in corso rilievi dei carabinieri e dei vigili urbani per ricostruire la dinamica dell’incidente. (D.B.)

Previti: Disagi alla viabilità a Calamona e a Gesso

frana4Con una nota inviata alle direzioni regionali dell’Anas e della Protezione civile il presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Previti, ha manifestato “profondo malessere e preoccupazione dell’intero Consiglio comunale per i macroscopici ritardi che si rilevano nell’intervento per eliminare una piccolissima frana e mettere in sicurezza la strada statale a Calamona. Ad oggi -scrive Previti- dopo circa sette mesi dal movimento franoso che ha determinato l’ostruzione della strada non si è ancora fatto nulla; se ciò fosse avvenuto in una qualsiasi città del nord, l’intervento si sarebbe effettuato, sicuramente, nella stessa giornata. La strada veniva utilizzata da migliaia di utenti, sopratutto in questo periodo estivo, ed ora costretti ad utilizzare una bretella alternativa e provvisoria di proprietà dell’Ente provincia, non idonea ad assorbire il consistente flusso veicolare della stagione estiva. Non è più consentito assistere -ribadisce Previti- ad una dilatazione temporale, per un intervento, cosi lunga. E’ necessario ed opportuno, anche sotto il profilo della tutela e della protezione civile, attuare da subito i provvedimenti idonei. La stessa cosa si rileva per la S.S.113 a Gesso dove l’Amministrazione Comunale ha effettuato un intervento sostitutivo nella more di un auspicabile pronto intervento dell’Anas. Anche qui è necessario ripristinare la normalità di un paese civile con tempi rapidi e certi, non riscontrabili a tutt’oggi dall’Azienda Nazionale Autonoma delle Strade, causando consistenti disagi alla popolazione residente e non ed a tutti gli utenti della stradali”. Su queste disfunzioni anche alcune associazioni di difesa dei Consumatori hanno già inoltrato, anche all’Anas, un atto stragiudiziale di diffida, che il presidente del Consiglio comunale di Messina ha allegato alla sua nota, trasmessa anche al sindaco, Giuseppe Buzzanca, ed al Prefetto, Francesco Alecci.

(D.B.)

Sarà obbligatorio soccorrere animali feriti in incidenti stradali

di S.I.

Sara’ obbligatorio soccorrere animali feriti in incidenti stradali: la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha infatti approvato, in sede legislativa, l’emendamento dell’onorevole Gabriella Giammanco (Pdl), alla Proposta di legge di modifica del Codice della Strada, in materia di mezzi di soccorso per animali e di incidenti con danno ad animali. ”Si tratta di una grande conquista – spiega Giammanco – per la prima volta verra’ inserito nel Codice della Strada un principio mai contemplato dal legislatore. Chi provochera’ un incidente con danno a uno o piu’ animali domestici, da lavoro o protetti, dovra’ provvedere ad assicurare l’immediato intervento di un medico veterinario, in caso contrario dovra’ pagare una sanzione amministrativa che puo’ arrivare fino a 1500 euro. In piu’ – continua la parlamentare – le ambulanze veterinarie potranno finalmente dotarsi di segnalatori luminosi e acustici, indispensabili nei momenti di emergenza”. ”Il rispetto nei confronti degli animali – conclude Giammanco – e’ un dovere civico di primaria importanza, proprio delle culture piu’ progredite. La legislazione italiana, a piccoli passi, sta raggiungendo traguardi significativi ma e’ necessario che si acceleri questo percorso di civilta”’.

(Fonte ASCA)

E presto pubblicheremo una petizione sulla necessità che ogni comune si doti di 118 anche per gli animali.

A proposito di percorsi di civiltà.