Guardia Costiera – OPERAZIONE MARE SICURO 2013 ferragostana.

CP 875Capitaneria di Porto Milazzo – Intensa attività a Ferragosto e nei giorni precedenti.
Infatti, alla normale attività di controllo denominata “Mare Sicuro 2013” – che si pone tra gli obiettivi quello di verificare il corretto utilizzo delle aree demaniali marittime e la corretta gestione degli stabilimenti balneari – nel periodo di ferragosto sono stati effettuati ulteriori servizi a terra ed in mare alfine di garantire la corretta fruizione delle spiagge da parte dei bagnanti e del mare da parte dei diportisti.

Nel tardo pomeriggio di giovedì 15 agosto, giungevano alla Sala Operativa della Capitaneria di Milazzo – tramite il numero “Blu d’emergenza 1530” – alcune segnalazioni di natanti o imbarcazioni in difficoltà. Personale Militare con la MV CP 875 soccorreva a circa 5 miglia da Capo Milazzo un natante da diporto con tre persone a bordo, rimasto in panne a causa di un avaria al motore, e traeva in salvo due canoisti che a Capo Milazzo non erano in grado di raggiungere autonomamente la riva.

La Guardia Costiera di Milazzo è stata impegnata in attività di tutela e sicurezza in mare, anche con controlli ad unità da diporto. Verificato il corretto rispetto delle normative di settore, in particolare sulle dotazioni di sicurezza di bordo e sul rispetto dei limiti di navigazione dalla costa.
Durante i controlli sono stati verbalizzati 2 conducenti di acquascooter che in prossimità di Portorosa e della Baia di S. Antonio – Milazzo, navigavano sottocosta in violazione dell’art. 7 dell’Ordinanza balneare n° 32/2012, nonché sprovvisti delle dotazioni di sicurezza previste (estintore). nei confronti dei trasgressori sono stati elevati due verbali amministrativi pari a € 172 cadauno.
Analogo provvedimento è stato preso nei confronti del conduttore di un’unità da diporto che a Croce di Mare raggiungeva la battigia frequentata dai bagnanti.
A Capo Milazzo, inoltre, la motovedetta CP 875 ha individuato il conduttore di un gommone che navigava senza detenere il tagliando assicurativo (successivamente esibito), incorrendo nella sanzione di € 51,00.

Altrettanto intensa l’attività svolta da terra dalle pattuglie automontate che hanno effettuato oltre 250 controlli su strutture balneari e spiagge libere.
Anche in tal caso sono stati elevati verbali di illecito amministrativo a 3 gestori di stabilimenti balneari (ubicati nei comuni di Patti, Gioiosa Marea e Falcone); i quali non erano in possesso di varie dotazioni di sicurezza previste dall’ordinanza balneare 32/2013: gli stessi, complessivamente, dovranno versare alle casse dell’erario circa 3.000 euro.
A Gioiosa Marea, inoltre, è stato verbalizzato per violazione del Decreto Legislativo n°171/2005 (Legge sulla nautica da diporto) il titolare di una ditta individuale che esercitava l’attività di locazione e noleggio in assenza delle prescritte autorizzazioni: lo stesso dovrà versare all’erario il corrispettivo di 100 Euro.
Infine, a Rometta si procedeva alla verbalizzazione del proprietario di un natante da diporto intento ad alare sulla spiaggia frequentata dai bagnanti la propria imbarcazione in violazione dell’art. 3 dell’Ordinanza n° 476 della Regione Sicilia che regolamenta l’uso delle spiagge.
L’attività della Capitaneria di porto di Milazzo, nell’ambito dell’operazione “Mare Sicuro” continuerà senza sosta fino al termine della stagione balneare.

A SCALEA (CS) IN CALABRIA: LA MAFIOCRAZIA AL POTERE

mafiaArticolo tratto dal blog “NE’ BRIGANTI NE’ EMIGRANTI: RIBELLI PER AMORE” http://saveriodibella.blogspot.it/ del Prof. Saverio Di Bella

 
A Scalea (CS) sono stati arrestati per attività criminali di tipo mafioso il sindaco Pasquale Basile, cinque assessori, un consigliere di minoranza, dipendenti comunali tecnico-amministrativi e 38 cittadini (11-12 luglio 2013).
La rete criminale estendeva le proprie trame anche in Campania e Puglia.
In sostanza ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita lavoravano su progetti e obiettivi comuni.
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Le cosche di riferimento a Scalea erano quelle dei Valente e degli Stummo, gravitanti nell’orbita dei Muto, famiglia storica della ‘ndrangheta di Cetraro e della provincia di Cosenza.
L’azione politico-elettorale di queste famiglie della ‘ndragheta aveva portato alla vittoria, nelle amministrative del 2010, la lista del sindaco e della giunta per i quali sono scattate le manette.
I neo amministratori infatti avevano trasformato il consenso carpito, deduttivamente, anche con l’inganno e la mimetizzazione da criminali invisibili, in dominio: il possesso e l’uso possibile di armi da guerra hanno creato un’omertà di massa cementata dalla paura.
Mentre l’uso del potere discrezionale dell’Amministrazione Comunale e la gestione degli appalti garantiscono risorse finanziarie e coagulo di interessi, nonché un peso non indifferenze nella gestione della occupazione.
In sostanza potere legale e potere criminale erano nelle stesse mani. Il controllo del territorio era così totale.
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Quale realtà documenta ciò che è avvenuto a Scalea?
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È da tempo che è stata segnalato il formarsi di un inedito e preoccupante blocco sociale: la mafiocrazia. Così è stato battezzato. Che significa?
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Il nome fotografa un mutamento radicale nelle viscere di alcune aree del Mezzogiorno. Un mutamento che ha aspetti antropologici, sociale, economici e politici.
Antropologici: la cultura civica delle popolazioni si è involuta; i favori soppiantano i diritti; il potere è familistico; chi comanda deve catturare le risorse pubbliche a fini propri, privatizzandole; lo Stato va ingannato e usato.
Sociale: l’emigrazione falcidia le risorse umane del territorio; pauperizza la società civile in tutti i suoi aspetti; muta la demografia di interi comuni.
Economici: la radicale trasformazione del tessuto delle imprese familiari e delle medie e piccole imprese, strozzate anche da una politica creditizia miope. Una politica che ha anche cancellato l’agricoltura e i contadini da aree sempre più vaste e che ha desertificato, sul piano umano, colline e montagne e intaccato anche la pianura.
La violenza della mafia contro le Aziende non mafiose e la loro estromissione crescente dal mercato fa il resto.
Politico: in un contesto di questa natura la conquista di spazi e di potere della ‘ndrangheta nelle amministrazioni locali e non solo non trova sufficienti risposte. Per più motivi. – Primo: le famiglie ‘ndranghetiste hanno, in molti casi, fatto studiare i propri rampolli. Che non hanno scritto in fronte l’essere stati, anche loro, battezzati.
La conquista di spazi nelle professioni liberali; le strategie matrimoniali; l’intreccio vincente e l’uso sapiente di astuzia, forza, violenza, hanno creato realtà locali nelle quali il consenso elettorale porta al successo.
Si aggiunga la disponibilità economica e le radici delle mafie nel potere e si capirà il perché e il come di un mutamento epocale della ‘ndrangheta.
E forse si capirà anche il perché, o i tanti perché, connessi ai ritardi e/o all’insufficienza delle risposte di contrasto e  repressione di coloro che, al servizio dello Stato, vogliono combattere davvero al criminalità organizzata.
La mafia / le mafie – lo ripeteremo fino alla vittoria sulle mafie – è parte fondante e non solo partecipe – del potere e dei modelli  di gestione dei poteri in Italia.
Un peccato originale che, finora, ha impedito con una violenza ricorrente e ambigua, la nascita della democrazia in Italia.
La democrazia reale.

KKK CALDEROLI

Calderoli visto da Pippo Martino

Calderoli visto da Pippo Martino

Commissione d’inchiesta parlamentare sul TAV

“L’avevamo già annunciato tempo fa. Parlavamo di istituire un’effettiva commissione d’inchiesta parlamentare per valutare i reali costi dell’opera TAV. Portare la nostra trasparenza nei conti pubblici. Come al solito quello che diciamo lo facciamo, infatti già solo il fatto di dirlo ha creato dello scompiglio. Quello che si dice si fa. Siamo andati a verificare l’avanzamento dei lavori e, nonostante i proclami fatti finora, abbiamo valutato con un telemetro laser che il buco attuale è profondo circa 20 metri, addirittura un po’ meno. Un anno e mezzo per 20 metri di buco è una cosa indegna. Di questo passo magari per il prossimo millennio ci sarà il buco completo. La verità è che a loro non interessa fare il lavoro, ma mangiare quanti più soldi possibile. Come dice Perino: “Le grandi opere sono il bancomat dei partiti.“. Quello che diciamo noi è che bisogna investire i soldi pubblici in opere utili: tante piccole opere utili che servano effettivamente alla cittadinanza e alla popolazione” Marco Scibona, cittadino portavoce del M5S al Senato

IL MOSTRO DI NISENI ILLEGALE E ABUSIVO

Il terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate USA in costruzione a Niscemi, è un’opera “in contrasto” col vincolo paesaggistico, “priva di valida autorizzazione” e, quindi, “abusiva ed illegittima”. Ad affermarlo il procuratore della Repubblica di Caltagirone Francesco Paolo Giordano, che ha pure rilevato come le autorizzazioni concesse della Regione siciliana “non appaiono esaurienti e presentano carenze di approfondimento, studio, analisi e valutazione”. Il 17 settembre scorso il dottor Giordano ha così richiesto ed ottenuto il sequestro preventivo dei cantieri, anche se poi il Tribunale di Catania ha annullato in tempi record il provvedimento emesso dal Gip di Caltagirone, Salvatore Acquilino. Adesso sarà la Cassazione a doversi pronunciare sulla veridicità e la legittimità delle conclusioni dei magistrati calatini. La decisione è attesa entro la fine del 2012.

I lavori di realizzazione del MUOS erano iniziati il 18 luglio 2011 presso la stazione Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) della Marina militare USA, all’interno della riserva naturale orientata denominata “Sughereta di Niscemi”, inserita nella rete ecologica Natura 2000 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) contrassegnato dal n. ITA050007. Un’area d’incomparabile bellezza e dallo straordinario patrimonio ecologico che invece di essere difesa e preservata è stata irrimediabilmente deturpata dalle ruspe e dalle colate di cemento. “L’opera intrapresa, oltre ad insistere in area soggetta a vincolo paesaggistico e caratterizzata da divieto di nuove edificazioni, è comunque priva del nulla osta del Comune di Niscemi”, annota la Procura di Caltagirone. “L’amministrazione avrebbe dovuto, sin dall’inizio, non concedere l’autorizzazione per evidente contrarietà del progetto alle prescrizioni del vincolo paesaggistico”.

A motivare la richiesta di sequestro dell’area, la scarsa attenzione delle autorità militari italiane e statunitensi alle denunce di “irregolarità” delle opere da parte dei magistrati. Il 27 luglio 2012, in particolare, il dottor Giordano aveva inutilmente invitato il Comandante italiano di Sigonella e l’US Navy a sospendere i lavori. “Sussiste il fondato pericolo che la libera disponibilità della costruzione abusivamente intrapresa possa aggravare le conseguenze del reato”, spiega il procuratore. “La prosecuzione dei lavori del MUOS protrae gli effetti dannosi dei manufatti e non c’è alcuna garanzia di osservanza dei limiti tabellari dell’inquinamento elettromagnetico”.

Il procedimento penale trae origine da un esposto presentato dal Comune di Niscemi il 14 settembre 2011. Dopo una serie di accertamenti con sopralluoghi tecnici e rilievi foto-planimetrici sono stati emessi sei avvisi di garanzia nei confronti del direttore dei lavori, l’ingegnere Giuseppe Leonardi (originario di Paternò) e dei rappresentanti legali delle società esecutrici e delle ditte subappaltarici Francesco Maria Giovannetti (Monterotondo), Maria Rita Condorelli (Catania), Adriana Parisi (Lageco Srl di Catania), Concetta Valenti (Piazza Calcestruzzi di Niscemi), Carmelo Puglisi (C.R. Impianti di Motta Sant’Anastasia). I sei devono rispondere dei reati previsti e puniti dall’art.44 del Testo Unico del 6 giugno 2001 (disposizioni legislative e regolamenti in materia edilizia) e dagli artt.142 e 146 del decreto legislativo n. 24 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) “perché, in concorso fra loro e con altri soggetti non ancora identificati, senza la prescritta autorizzazione assunta legittimamente o in difformità di essa” hanno eseguito i lavori per la realizzazione del MUOS “in violazione delle prescrizioni di cui al decreto istitutivo della Riserva naturale e del regolamento inerente”.

Il terminale terrestre USA venne approvato dal Ministero della Difesa con nota del 31 ottobre 2006, ma furono richiesti agli alleati la “conformità” del progetto alla normativa tecnica italiana e, prima della messa in funzione del sistema, la certificazione che le emissioni elettromagnetiche “rientrino nei parametri stabiliti dalle vigenti leggi”. Prima volta nella storia della presenza in Italia delle basi militari USA e NATO, il Comando US Navy dovette chiedere alle autorità regionali competenti l’autorizzazione all’avvio dei lavori. Il 9 settembre 2008 si tenne a Palermo la conferenza di servizi ai sensi della legge n. 6 del 2001 a cui parteciparono l’Assessorato regionale territorio e ambiente, la Soprintendenza dei Beni culturali, l’Ispettorato Forestale di Caltanissetta (ente gestore della riserva), il Comune di Niscemi e i rappresentanti della Marina militare USA e del 41° Stormo dell’Aeronautica di Sigonella. Il parere favorevole al progetto fu unanime anche se furono richieste alcune prescrizioni (l’installazione di idranti anti-incendio lungo la strada tagliafuoco, ecc.). “Il provvedimento finale adottato in seguito alla conferenza di servizi risulta illegittimo e va disapplicato in quanto viziato sul piano procedurale e sul piano sostanziale, perché oggettivamente privo di motivazione e di un’esauriente istruttoria”, rileva la Procura della Repubblica di Caltagirone. “Nel testo del verbale vi sono considerazioni generiche, connotate dall’utilizzo di clausole di stile nonché meramente ripetitive del dato normativo, prive di qualsivoglia analisi circa l’impatto che in concreto l’intervento era in grado di determinare sull’ambiente circostante, o meglio sul contesto paesaggistico”. Per i magistrati, la conferenza di servizi avrebbe dovuto rilasciare una specifica autorizzazione paesistica, come previsto dalla legislazione vigente per tutte le opere statali, comprese quelle destinate alla difesa nazionale. Nessun accenno poi alla compatibilità dell’opera con la tipologia del vincolo all’epoca esistente, vale a dire l’inclusione nella Zona B del decreto istitutivo della riserva, “dove erano possibili soltanto gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia di opere preesistenti”.

Ancora più grave quanto accaduto successivamente. Nel dicembre del 2009 il Comune di Niscemi revocò in autotutela il nulla osta rilasciato, ritenendo “necessario e opportuno” il riesame della proposta progettuale sia per quanto riguardava la valutazione dell’art. 5 del DPR n. 357 del 1997 (relativo alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche), sia per le valutazioni riguardo l’emissione delle onde elettromagnetiche del MUOS, richieste alle autorità preposte e mai pervenute all’ente. Il primo profilo di carattere ambientale si basava sulla circostanza che dopo l’adozione del PRG da parte del Comune, l’allora assessore Rossana Interlandi, con decreto del 30 dicembre 2009, aveva disposto la riperimetrazione dell’area su cui sarebbe insistito il MUOS. Così essa veniva a ricadere in Zona A, soggetta a norme ancora più restrittive rispetto al passato. Secondo il decreto istitutivo della Riserva di Niscemi, in Zona A è fatto divieto infatti di “realizzare nuove costruzioni ed esercitare qualsiasi attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ivi comprese l’apertura di nuove strade o piste, la modifica plano-altimetrica di quelle esistenti, la costruzione di elettrodotti, acquedotti, linee telefoniche o di impianti tecnologici a rete”. Proprio quanto richiesto e autorizzato per l’installazione del terminale del sistema satellitare. In ogni caso, come sottolinea il dottor Giordano, dopo la riperimetrazione, le opere del MUOS “avrebbero dovuto essere nuovamente esaminate dagli organismi competenti, in quanto non ancora eseguiti e iniziati i relativi lavori”. La stessa Regione avrebbe potuto esercitare il potere di autotutela, revocando l’autorizzazione. “Come ha statuito la giurisprudenza amministrativa, il potere di autotutela è doveroso con riferimento ad ipotesi di provvedimento che risulti in contrasto con interessi a tutela rafforzata, come l’interesse alla tutela dell’ambiente”, aggiunge il procuratore di Caltagirone. “D’altronde l’interesse dell’amministrazione militare era recessivo all’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente in quanto ancora gli impianti, alla data delle riperimetrazione, non erano stati edificati e non era iniziata nemmeno la costruzione”. Un ulteriore “difetto di valutazione e di istruttoria” è documentato dal fatto che nei provvedimenti dell’1 e 28 giugno 2011 che hanno dato il via ai lavori, la Regione non ha menzionato minimamente l’intervenuta riperimetrazione della riserva. Da qui il ricorso al TAR del Comune di Niscemi per ottenere la sospensione di efficacia delle autorizzazioni, poi rigettato sia in primo che in secondo grado. “In buona sostanza, il TAR ha liquidato la questione, non ancora in sede di merito, affermando che parrebbe dubbia la possibilità di revoca del nulla osta”, spiega Giordano. “Tuttavia non appare condivisibile tale tesi in quanto se sopravviene un fatto nuovo che determina la necessità di rivalutare le prevedenti determinazioni, è in potere della pubblica amministrazione esprimere il proprio dissenso sia pure successivamente. Ciò deriva come corollario del principio di buon andamento della pubblica amministrazione e dal dovere di adeguare le proprie valutazioni alle novità che sopraggiungono medio tempore”. Come se ciò non bastasse, secondo quanto rilevato il 26 maggio 2011 dal Comune di Niscemi, sarebbe stata commessa un’ulteriore violazione di legge: il progetto del MUOS, essendo ricadente in area SIC, doveva essere sottoposto previamente alla valutazione di incidenza ambientale. Peccato però che della VIA non esiste traccia.

Di fronte a tutte queste considerazioni, l’amministrazione militare si è sempre difesa affermando che i lavori del MUOS erano una mera “continuazione delle attività già in essere nell’area”, con riferimento all’esistenza dal 1991 a Niscemi di un centro di comunicazione radio della Marina degli Stati Uniti d’America. Tuttavia, sempre secondo la Procura di Caltagirone “è dubbio che le nuove opere possano essere una continuazione delle precedenti, in quanto si tratta di una nuova stazione, e al riguardo basterebbe riflettere sull’enorme divario della scala delle frequenze fra l’esistente (46 Khz) e il nuovo sistema, che trasmetterà a 31 Ghz, pari a 31 milioni di Khz, con conseguente aumento delle radiazioni”.

Proprio relativamente ai potenziali effetti negativi delle onde elettromagnetiche, i magistrati calatini hanno riscontrato notevoli contrasti di valutazione “di cui l’amministrazione che ha rilasciato l’autorizzazione non ha tenuto conto”. Un tema tutt’altro che secondario, data la stretta vicinanza degli impianti con l’abitato di Niscemi (appena 6,2 Km. anche se i primi agglomerati edilizi significativi sono situati ad una distanza di circa due chilometri dal costruendo MUOS). Mentre lo studio commissionato dalla Regione siciliana alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo ha attestato la non pericolosità del sistema satellitare e la misurazione dell’ARPA dei campi elettromagnetici generati dagli impianti militari esistenti avrebbe accertato valori “al di sotto” dei 6 V/m consentiti dalla legge, lo studio dei professori Zucchetti e Coraddu del Politecnico di Torino ha invece documentato alti rischi di “irraggiamento accidentale” e di “danni gravi e irreversibili anche per brevi esposizioni” per la popolazione.

“Nelle valutazioni conclusive del Politecnico di Torino si afferma che è opportuno un approfondimento delle misure, con l’avvio immediato di una procedura di riduzione a conformità, finalizzata alla riduzione delle emissioni, e il blocco di ogni ulteriore installazione”, spiega la Procura. “Alla luce di tali valutazioni appare del tutto insoddisfacente la nota del 14 novembre 2008 del Ministero della Difesa secondo il quale il rischio all’esposizione del personale è minimo ed improbabile, la distanza di sicurezza dell’emissione elettromagnetica pericolosa sarà imposta mediante l’installazione di una recinzione di sicurezza, la misurazione dell’inquinamento da radio frequenze sarà eseguita appena i sistemi saranno installati e pronti ad operare. Ma appare insoddisfacente anche la motivazione dell’autorizzazione del 28 giugno 2011, la quale, sul punto fa riferimento allo studio della facoltà di Ingegneria di Palermo che appare quantomeno limitativo in quanto si occupa solamente del rischio di esposizione agli operatori e non agli abitati circostanti”. Un altro “importante profilo” di illegittimità dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione poiché “nessuna approfondita disamina è stata operata sotto il profilo del pericolo alla salute pubblica per effetto dei campi elettromagnetici”.

Di ragioni per il presidente Rosario Crocetta a revocare in autotutela tutte le autorizzazioni concesse dal predecessore Lombardo ce ne sono abbastanza. Che aspetta ancora?

Articolo pubblicato in Casablanca, n. 27, dicembre 2012

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Al via la quarta edizione di : Sulla scia di Alamak. Rodia non dimentica il comandante Mafodda.

Un’immagine suggestiva del monumento dedicato al comandante Mafodda, sulla spiaggia di Rodia. ( foto Speziale)

di Tonino Cafeo

Rodia ( Messina).   Rodia ancora una volta  ricorda  il comandante del Segesta Jet, Sebastiano Mafodda,  che il 15 Gennaio 2007 perse la vita nel tragico incidente avvenuto nelle acque dello Stretto, assieme ai suoi colleghi d’equipaggio Marcello Sposito, Palmiro Lauro e Domenico Zona.

Oggi e domani , infatti, nella frazione marinara del comune di Messina , si svolgerà  la quarta edizione della rassegna di eventi “Sulla scia di Alamak”, organizzata dall’ Associazione Alamak – Sebastiano Mafodda.
Si comincia stasera , alle 19.00, nell’area del sito monumentale dedicato al marittimo messinese, alla foce del torrente Rodia,  con  una Santa Messa officiata da Padre Carlo Oliveri, parroco di Rodia, a suffragio del comandante scomparso e degli altri marinai del Segesta. Leggi il seguito di questo post »

Claudio Fava a Messina. “Non sarò un uomo solo al comando. Mettiamoci la faccia per cambiare insieme la Sicilia.”

Claudio Fava al Giardino Corallo

di Tonino Cafeo

Quando in Sicilia ci si candida a qualsiasi elezione,  capita sempre che qualcuno  ti chieda di “quante divisioni” disponi e cosa potrai fare- magari stanziando fiumi di quattrini- per risolvere questo o quel particolare problema. E’ capitato anche a Claudio Fava, che ha illustrato  ieri sera a Messina -davanti a numerosi e attenti cittadini- il senso della propria candidatura a presidente della regione Sicilia.

Chi si aspettava che dall’incontro al Giardino Corallo venisse fuori la “ricetta” sicura per vincere le prossime elezioni o l’elenco dettagliato delle emergenze messinesi non ha nascosto ” a riflettori spenti” una punta di delusione, ma l’obiettivo del giornalista catanese e degli amici che hanno deciso di sostenerlo in questa scommessa non era quello di fare promesse miracolose ne di ricordare , almeno per adesso, la “lista della spesa” dei troppi punti dolenti che ciascuno conosce già da se e sperimenta nella propria quotidianità. Leggi il seguito di questo post »

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