“Non so, negli anni ’80, quanti avrebbero avuto il coraggio di negare a Leoluca Bagarella trattamenti di favore o anche solo riverenza, mentre il boss era detenuto. Antonino Burrafato, agente penitenziario, applicò alla lettera il regolamento, anche di fronte al cognato di Riina, che, come nella sua vile natura, si vendicò facendolo giustiziare. Oggi il ricordo di Burrafato è un faro di legalità, la vita di Bagarella rimane una vergogna”.
Sonia Alfano, parlamentare europeo e presidente dell’associazione nazionale Familiari Vittime di Mafia, nel ricordare l’agente Burrafato, ucciso da un commando mafioso a Termini Imerese il 29 giugno del 1982, sottolinea lo straordinario coraggio dell’uomo che sarebbe stato ucciso in particolare perchè avrebbe negato a Leoluca Bagarella, detenuto ai Cavallacci, la possibilità di ricevere la visita della madre e della sorella.
“Uomini dello Stato retti e coraggiosi come Burrafato sono l’esempio delle istituzioni che non cedono o abbassano la guardia di fronte a cosa nostra – ricorda la Alfano-. L’agente Burrafato poteva “trattare”, mediare per non far arrabbiare il boss, ma non lo fece. La sua forza e il suo atteggiamento – conclude la presidente dell’associazione antimafia – avrebbero dovuto averlo anche molti altri che negli anni 90, invece, cercarono addirittura colloqui e trattative”.












