Perché il Festival del cinema di Taormina non decolla?


di Francesco Saija

Ho cercato di cogliere, spero con obiettività, il meglio del Taormina FilmFest del 2011.

Il Festival cinematografico di Taormina viene realizzato, in massima parte, con denaro pubblico, cioè con il contributo della Regione siciliana. Non si tratta di una iniziativa di privati e quindi è un bene comune, perché la cultura è bene comune. Trattandosi di un bene comune tutti i cittadini hanno il diritto di metterci il becco e di esercitare soprattutto il diritto di critica. Sono tanti i problemi del Festival e non è possibile affrontarli in un solo articolo. Ne avremo il tempo e la possibilità. Il Taormina FilmFest diciamo che è senza testa. Una fondazione pubblica, autonoma dalla politica politicante, avrebbe avuto la possibilità e la competenza per far crescere il Festival a livello nazionale e internazionale. I Festival cinematografici sono fatti per vedere il meglio del cinema e non per promuovere questo o quel produttore. Produttori e cineasti dovrebbero fare a gara per partecipare ad un Festival prestigioso. In tanti anni i politici locali (compresi quelli del centro sinistra) hanno dimostrato di non credere nelle possibilità di una iniziativa culturale nata ben 57 anni fa, in un momento storico diverso e con un diverso approccio al cinema. Da anni mi batto per una precisa identità del Festival e, dopo la gestione di Laudadio, pensavo che la scelta “mediterranea”, da me sempre sostenuta, fosse quella giusta. Ma, come affermavo in un precedente articolo, la “minestra” è rimasta la stessa. Per la crescita e la qualificazione del Festival non serve l’antidiluviano “red carpet” che, fra l’altro, credo sia molto dispendioso soprattutto per l’ospitalità dei vip. E direi che non è corretto spacciare (tranne qualche eccezione) il cinema del teatro antico come “grande cinema”. Il popolo del teatro antico non deve essere considerato, come avviene nelle repubbliche delle banane, un “popolo bue”. La gente che va al teatro antico vorrebbe vedere i film in concorso, avrebbe potuto vedere ed apprezzare i bellissimi film del Maghreb e dell’Egitto piuttosto che annoiarsi nel pallosissimo avanspettacolo, nelle premiazioni inventate e artificiose. Presentare film commerciali e di consumo è diseducativo anche per i giovani che guardano al cinema con interesse. Quei film, giovani e non giovani possiamo vederli per trascorrere una serata leggera al cinema di sabato o di domenica gustando qualche popcorn ed una coca cola o una “mecca cola” per gli avversari del made in America. E cosa dire di tutta quella folla presenzialista che, dopo l’inutile avanspettacolo, con una buona dose di maleducazione si alza per andare a cena in locali più o meno esclusivi lasciando i comuni mortali alla noia del “polpettone” di turno?

Anche le cosiddette lezioni di cinema e il “Campus giovani” richiederebbero idee e rigore e non dovrebbero essere lasciate ai soliti “organizzatori”. Ritengo che il Festival di Taormina, e non solo negli ultimi tempi, sia un Festival (ma anche Taoarte nel suo complesso) pesantemente condizionato da quella che ho definito la politica politicante. Non mi risulta che in Italia vi sia un Festival che ha come testa pensante due sindaci e un presidente di provincia, per giunta una triade di destra. Mi si perdoni la battuta (viste le capacità politiche della destra messinese), ma direi le stesse cose se i politici in questione fossero di centro sinistra. La cultura, come affermava recentemente a Milano il regista tunisino Bouzid, è per sua natura antipotere.

Ed allora mi chiedo il perché della presenza a Taormina del ricchissimo imprenditore e produttore tunisino Tarak Ben Ammar che certo non è stato uno dei protagonisti della rivoluzione dei gelsomini. Avrei compreso la sua presenza se ci fosse stato in concorso qualche film maghrebino da lui prodotto. Ma ha prodotto altri film e poi, insieme con Berlusconi, la compagnia “Quinta Communications”. La sua non è certo stata una lezione di cinema, ma solo una auto-presentazione con relativo filmato di autoglorificazione.

E cosa dire della “lezione” al “Campus Taormina” su “L’arte e la cultura in una società senza valori” tenuta dall’onnipresente Sgarbi?

Apprendo dalla stampa che il critico d’arte, parlando di altro, avrebbe affermato al Palazzo dei congressi che “la mafia non esiste più. E nemmeno il pizzo”. Una cosa tutta da ridere. Nessuno dei dirigenti del Festival, compresa la direttrice artistica, ha osato bloccare le farneticazioni in libera uscita. Addirittura il professore Antonio Mazzeo, che recentemente e per la prima volta ha avuto il premio “Bassani” promosso da “Italia nostra” per il giornalismo d’inchiesta, è stato insultato pubblicamente. Il quotidiano cartaceo “La gazzetta del sud” di fatto ha minimizzato il grave episodio parlando di “animati scambi” con giovani del pubblico e con un non meglio identificato blogger messinese che poi sarebbe il prof. Mazzeo. In un Festival finanziato dalla Regione e dedicato al cinema non si può affermare che “la mafia in Sicilia non esiste più” e che “la Sicilia soffre del connubio mafia/antimafia”. Le affermazioni diseducative sono state fatte di fronte a decine di giovani studenti.

Chi è responsabile della conferenza di Sgarbi che nulla aveva a che fare con il cinema? La direzione artistica o la testa del Festival, cioè il Comitato dei politici? Perdurando l’attuale direzione artistica, cosa dobbiamo prevedere per il prossimo anno?

Forse è opportuno metter mano a internet, ascoltare il consiglio di Tarak Ben Ammar sull’importanza dell’informazione e cercare di fare come in Tunisia, una nostra rivoluzione degli oleandri o delle ginestre per mandare a casa i politici della triade ed avere finalmente un Festival mediterraneo degno di questo nome senza l’asse con Roma dato che la nostra isola si trova già nel Mediterraneo e prima che venga unita alla penisola dal mostruoso ponte di Ciucci e compagni banchieri e cementieri.

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Una Risposta a “Perché il Festival del cinema di Taormina non decolla?”

  1. Angela Dice:

    Analisi sempre lucida quella del critico Prof. Saija.


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