E così di buon mattino…


di Silvio Messinetti – il manifesto

“Ma come fare non lo so. Qualcuno forse capirà…» canta Rino Gaetano nel sound system piazzato nella spianata. Da queste parti, a mille metri di altitudine, lo hanno già capito e hanno le idee chiare. Riappropriarsi della politica come partecipazione dal basso in un processo di liberazione che mette al centro
i beni comuni e i servizi pubblici. Contro la mercificazione e il profitto e con un obiettivo a breve termine: i referendum su acqua e nucleare. E così di buon mattino, in una giornata di festa, in duemila hanno marciato lungo i monti del Reventino (massiccio
della Calabria centrale, propaggine meridionale
della Sila). Era la festa della Repubblica,
«ma dei beni comuni – aggiunge Claudio
Marasco del Forum del Reventino – che hanno calamitato in questi mesi un bisogno di mobilitazione mai visto prima in queste zone.
Con centinaia di firme raccolte, interesse diffuso e con una critica radicale alla gestione dell’acqua che in Calabria è in mano a Veolia, la multinazionale francese che detiene le redini della Sorical, la società mista che ha in mano l’acqua calabra. Che esigerebbe
piuttosto una gestione comunitaria,
orientata alla partecipazione e non determinata
dalla logica del profitto».
E così in contemporanea da sei borghi montani (Decollatura, Serrastretta, Soveria Mannelli, Carlopoli, Castagna, Bianchi) centinaia di attivisti si sono mossi lungo le strade impervie del massiccio. Per un totale di 40 chilometri di passione civile, una maratona
dell’impegno. Un fiume di donne e di uomini che si è riversato poi nella grande spianata dell’Abbazia di Corazzo, fondata dai benedettini, divenuta cistercense nel dodicesimo secolo, e soppressa dai francesi agli inizi dell’Ottocento. I terremoti l’hanno danneggiata
seriamente e oggi rimangono soltanto
i ruderi a testimoniare lo splendore di un
tempo. Il paesaggio è affascinante e ai colori
sfolgoranti della natura si aggiungono quelli
delle bandiere e degli striscioni. Ci sono il coordinamento
calabrese acqua pubblica Bruno
Arcuri (già sindaco di Carlopoli, attivista dei beni comuni e prematuramente scomparso), Libera, la Cgil, il Comitato beni comuni del Savuto, Sinistra Euromediterranea, la Rete Difesa Territoriale, i partiti della sinistra.
«Tanti piccoli gruppi, comitati, associazioni che tutti insieme formano un fiume – dichiara dal palco Giovanni Di Leo del Coordinamento calabrese – che qui in Calabria ha realizzato l’impresa di raccogliere oltre 80 mila firme». Per ribaltare la convinzione (radicata
anche a sinistra) che “privato è bello”,
che i servizi pubblici vanno smantellati
e saccheggiati, che tutto va affidato alla «mano
invisibile» del mercato «che in Maghreb
e Mashreq è stata la causa scatenante delle
rivolte – sottolinea Mimmo Rizzuti di Sinistra
Euromediterranea – avendo alimentato disuguaglianze sociali e un impoverimento di massa, una gestione speculativa delle risorse naturali e dei beni di prima necessità».
Perché, come spiega Gemma Piccoli del Comitato referendario del Reventino, «si può fare a meno di tantissimi beni, dalla benzina
alla Coca Cola, ma non dell’acqua».Mercificarla,
venderla al “miglior” offerente, privatizzarla
significa derubare, impoverire,
escludere. Ecco perché «in questo rush finale
- dichiara Corrado Oddi del Forum acqua
pubblica – bisogna parlare con tutti, nei mercati,
nei bar nei luoghi di lavoro, casa per casa,
per sopperire all’indegna censura dei
mass media che tentano di offuscare questa
tornata referendaria». E tanta era la rivendicazione
di acqua pubblica, che dal cielo in
conclusione si è scatenato un nubifragio.
Speriamo beneaugurante.

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