MESSINA, 14 MAGGIO 2011: IN CINQUEMILA PER DIRE UN NO AL PONTE E TANTI SI


Striscione NOPONTE

di Sostine Cannata

Circa 5.000 persone sono scese in piazza oggi pomeriggio a Messina per ribadire la propria opposizione a quello sperpero di denaro pubblico e a quella devastazione ambientale, culturale e civile che si chiama Ponte sullo Stretto di Messina. Un corteo molto colorato e gioioso, che ancora una volta ha offerto dei SI, che sono: SI alla messa in sicurezza del territorio messinese e reggino; SI alla sicurezza negli edifici pubblici (scuole e ospedali in primis); SI a un equo risarcimento alle vittime di Giampilieri, Scaletta, Itala, Guidomandri, Altolia e Briga; SI al risarcimento alle popolazioni di Mili S. Pietro, Mili San Marco, Mili Marina, Cumia, San Filippo, Santo Stefano Briga, Larderia e Zafferia, seriamente danneggiati dall’alluvione del 1° marzo 2011; SI al risarcimento delle popolazioni nebroidee, prima fra tutte quella di San Fratello; SI a finanziamenti per ristrutturazioni e messa in sicurezza di vecchi edifici che migliorino la qualità abitativa senza sottrarre verde a una città e a una provincia che sempre più si abbarbicano sul greto dei torrenti, sui fianchi delle colline e in riva al mare; SI all’abbattimento delle baracche che ancora in questa città “ospitano”, tra topi, umido e eternit 11.000 messinesi, discendenti diretti dei baraccati del sisma del 1908, e all’assegnazione di case di edilizia popolare o privata.

Tanti SI e un solo NO. Il corteo ha anche ribadito i propri Si per i referendum del 12 e 13 giugno: SI all’acqua pubblica, SI all’abrogazione del nucleare, Si all’abrogazione del legittimo impedimento.

SI all’occupazione giovanile e al diritto allo studio, alla scuola e all’università pubbliche, SI alle energie alternative, SI al sequestro dei beni ai mafiosi e ai corrotti, SI alla ricerca, SI a una nuova mobilità cittadina incentrata sul trasporto pubblico, SI a un nuovo rettore dell’Università di Messina, SI a un nuovo Presidente della Provincia e, perché no?, SI a un nuovo Sindaco di Messina che sappia anch’egli dire “No al Ponte”.

Il corteo si è mosso da piazza Cairoli intorno alle 5 e con lento incedere si è diretto lungo il Viale San Martino fino all’incrocio con via Geraci e poi su fino alla via Cesare Battisti. Direzione mare fino alla via Garibaldi e da lì indietro di nuovo a Piazza Cairoli, dove i Kalafro stanno ancora ora suonando. Per il corteo si aggiravano i clown del Circobaleno a far sognare i bambini con le loro immense bolle di sapone. Tante ragazze e ragazzi ballanti divertiti dalla musica a tutto volume sprigionata dall’impianto della Rete No Ponte collocato sul cassone di un camion preceduto dal “mitico” striscione NoPonte.

Bambini, rasta, ragazzi dei centri sociali, anziani e anziane, donne e uomini, bianchi e neri, gente comune e attivisti politici, carabinieri e polizia, stampa e televisioni, cagnolini in maglietta no ponte e padroni in bicicletta e a piedi, tutti destinati alla “partecipazione”, ad essere immortalati dalle centinaia di macchine fotografiche, videocamere e telecamere pronte a cogliere ogni curiosità, ogni differenza nei volti, nel vestiario, nella manifestazione delle idee nopontiste.

Un pomeriggio di libertà per una citta ottenebrata dalla solita passeggiata sul “Viale” del sabato pomeriggio per famigliole e giovanissimi e dal seguente dopocena, tra un locale e l’altro del centro storico ballante, dei ragazzi e degli aspiranti tali. Una città pronta al “Giro” di domani, con strade asfaltate di fresco come coperte da una coltre di neve nera. Con Nibali in pole position e gli abitanti di Giampilieri che minacciano di stoppare il Giro d’Italia. E al cinema vacci tu!

Tante le sigle di associazioni e partiti politici. Quasi nessun politico di professine presente. Tutti impegnati a fare campagna elettorale anche se ufficialmente già chiusa da ieri sera alle 24,00. Non se ne è sentita la mancanza. In cambio attivisti di SEL, di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, un Circolo del PD, Italia dei Valori (Mannaggia a Di Pietro. Se quella volta che era ministro avesse deciso di chiudere la partita con la Società Stretto di Messina invece di inciuciare!), Legambiente, WWF, Italia Nostra, UDU, USB, Verdi e altri.

Intanto il mostro continua a divorare soldi pubblici, soldi nostri e presto espellerà montagne di fediti detriti, ferro, acciaio e cemento. Porterà via case e colline, cimiteri e ricordi, spiagge e litorali vomitando promesse di posti di lavoro e sviluppo turistico “alla Gardaland” in grande stile, grandi volumi di traffico e smog e malattie respiratorie e tumori e sordità e cantieri eterni e niente di niente.

Farà rivoltare Stefano D’Arrigo nella sua tomba e renderà irriconoscibile a ‘Ndria Cambria il mare dello Stretto e la stessa Torre Faro. Raggiungendo Messina con mezzi di fortuna quest’ultimo vagherà in eterno alla ricerca della terra che aveva lasciato prima della guerra.

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