di Pietro Barcellona – La Sicilia
Entrare nella discussione sul rapporto fra giustizia e politica nel nostro Paese significa fare la fine di un volatile di razza che si trova invischiato nella palude nera del petrolio fuoriuscito da una nave cisterna, come si vede a volte nei filmati sui disastri petroliferi. Comunque vadano le cose, le ali saranno sempre più pesanti e il volo più difficile. La discussione è talmente falsata dalle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi che chiunque se ne occupi rischia comunque di essere arruolato in uno dei due schieramenti.
Mi sento dunque tirato per i capelli a prendere la parola per fare alcune considerazioni su quello che ormai tutti chiamano “il caso Lombardo”. Anzitutto perché mi sento fortemente turbato dalla deformazione delle informazioni giornalistiche riguardo a tutto ciò che sta veramente accadendo. Da alcuni giorni stampa e televisione dichiarano ripetutamente che è avvenuta una svolta radicale nelle indagini relative al governatore della Regione. Orbene, se si guarda ai fatti nella loro nuda oggettività, non è accaduta alcuna svolta e in particolare non esiste allo stato alcuna richiesta di rinvio a giudizio del governatore Lombardo. Si è solo conclusa la fase delle indagini (che l’ufficio del pubblico ministero svolge senza contraddittorio con la difesa dell’indagato), e sono stati depositati tutti gli atti fin qui raccolti perché proprio la difesa di Lombardo possa prenderne visione e, nei termini previsti, produrre difese e controdeduzioni. A chiusura di questa fase si preciseranno le richieste e sarà chiamato in causa il giudice delle indagini preliminari che potrà accogliere una proposta di rinvio a giudizio o una proposta di archiviazione. Si è aperta così una fase finalizzata ad una maggiore garanzia dell’indagato che, proprio a causa di un mancato deposito degli atti, nonostante ne abbia fatto più volte richiesta, non è riuscito a farsi interrogare formalmente dai giudici dell’ufficio del pubblico ministero.
Perché allora si è scatenata una bagarre sulla persona di Lombardo, suscitando senza alcuna apparente ragione (giacché non sono state acquisite nuove prove e nuove testimonianze) una reazione giornalistica che tende a promuovere la cacciata a furor di popolo?
E’ proprio partendo dalla vistosa discordanza tra le notizie di stampa e i fatti reali che ho cominciato a tenere sotto osservazione tutta la vicenda per cercare di intuirne i retroscena. Mi ha colpito alcuni mesi fa la notizia, apparsa con molto risalto su la Repubblica di Palermo, che titolava “Arrestate Lombardo” e che, dopo qualche ora, veniva smentita dal capo dell’ufficio della procura. Per tutto il periodo successivo, fino a quella che oggi viene presentata come la svolta delle indagini, su vari giornali e sulle edizioni palermitane de la Repubblica si faceva allusione ad un contrasto tra magistrati “falchi”, pronti ad accusare Lombardo di ogni misfatto, e magistrati più prudenti che consideravano non sufficienti gli elementi di prova acquisiti. I comunicati ufficiali, che con grande sobrietà venivano offerti alla pubblica curiosità, dichiaravano unanimemente che l’ufficio della procura riteneva la situazione ancora non matura per una richiesta di rinvio a giudizio (che per la verità allo stato non risulta ancora formulata). Per altro, sempre dalle indiscrezioni giornalistiche, sotto titoli clamorosi si leggeva poi che ciò che risultava agli atti erano soltanto le intercettazioni ambientali di alcuni presunti mafiosi che, parlando con altri affiliati delle cosche, si lamentavano del comportamento di Lombardo che aveva deluso le loro aspettative di non meglio precisati benefici. I colloqui intercettati erano però soltanto relativi agli indagati mafiosi e nessuna intercettazione riguardava direttamente Lombardo.
Sulla base di questa sommaria ricostruzione dei fatti giudiziari, di cui attendo di conoscere gli sviluppi, è possibile tuttavia formulare alcune considerazioni politiche. L’iniziativa politica di Lombardo ha indubbiamente scombinato i giochi e gli equilibri, speso trasversali, che avevano dato vita al ben noto sistema Cuffaro. Progressivamente si era arrivati alla costituzione di una Giunta, composta da magistrati e prefetti integerrimi e da esperti provenienti da aree professionali diverse, e alla formazione di una maggioranza nella quale il Pd assumeva un ruolo importante, mai avuto in precedenza. Il fatto politico più significativo era, ed è tutt’ora, il distacco sempre più netto da Berlusconi e dalle sue forze di maggioranza che in Sicilia rischiava addirittura il collasso con la nascita di un non meglio definito “Partito del Sud” capeggiato da Miccichè. Se si cerca di capire dunque chi ha interesse a far fuori Lombardo e la sua giunta, non è difficile rispondere che si tratta del blocco di interessi a dominanza berlusconiana che, senza l’apporto dei voti della Sicilia, si troverebbe in grandi difficoltà alle eventuali elezioni nazionali. Non è un caso, del resto, come tutti i lettori attenti dei giornali possono ricavare, che si è determinata una singolare convergenza tra forze disparate appartenenti oggi a schieramenti diversi, come Bianco, Firrarello e Latteri, che improvvisamente si scoprono preoccupati della deriva a sinistra dell’attuale Giunta di governo regionale. Si spiegano, nella stessa logica, alcuni mal di pancia che affliggono componenti del Pd stranamente preoccupati che la giunta Lombardo possa bloccare le pretese elettoralistiche dei sostenitori più o meno occulti del ritorno in campo di Berlusconi e del Polo della Libertà. Sul piano politico è evidente che il tracollo di Lombardo giocherebbe solo a favore di Forza Italia e a quel che ne resta, e che la Sicilia ritornerebbe ad essere una colonia dell’impero berlusconiano, con un presumibile cappotto elettorale che distruggerebbe l’attuale consistenza del Pd.
Se si fa politica, e non invece il gioco dei quattro cantoni, nessuno si può sottrarre alla conclusione che l’attacco a Lombardo è condotto in nome e per conto di Forza Italia, del centro-destra e di tutti coloro che sperano di assicurarsi una sopravvivenza politica saltando sul carro del presidente del Consiglio. Perché mai gli esponenti politici che oggi attaccano Lombardo, come Bianco e Latteri, Firrarello e Prestigiacomo, Miccichè e compagni, non hanno mai preso le distanze né dall’ispiratore occulto di certi processi siciliani come Dell’Utri, né dalle attenzioni che Alfano, Schifani e La Russa continuano a mantenere verso grandi blocchi di interessi siciliani? E’ Lombardo la questione morale che i siciliani devono affrontare o quella di un ceto politico trasformista che, pur di sopravvivere, ha cambiato e continua a cambiare casacca con una disinvoltura da avanspettacolo dove basta indossare una maschera per diventare un altro personaggio? Trovo sorprendente che, nonostante le denunce reiterate di Lombardo, non siano state aperte inchieste sui termovalorizzatori e sull’impianto del cupolone del gas vicino Priolo.
Purtroppo la discussione pubblica siciliana non si svolge mai sui temi reali del rilancio produttivo di un grande progetto di recupero ambientale, di un piano straordinario per l’occupazione giovanile, ma soltanto sulle beghe interne e sugli interessi dei vari “ascari” che di volta in volta si offrono di presidiare gli interessi dei grandi poteri del nord. Perché non si apre una vera discussione politica sul futuro della Sicilia in una congiuntura internazionale che per necessità la pone in primo piano rispetto all’incendio che brucia la costa africana?












