di Tonino Cafeo
Era nato nel 1929, l’anno del crollo di Wall Street, Alfredo Bisignani, ma lui amava dire sommessamente che era nato “un anno dopo Che Guevara”. Una data di nascita, comunque la si guardi, fortemente simbolica per una persona che ha dedicato la vita alla causa della liberazione dei lavoratori e di ogni soggetto debole e sfruttato. Un percorso che ha incrociato la storia del secondo Novecento dal dopoguerra alla fine degli anni ’90, quello del dirigente comunista scomparso lo scorso anno che è stato rievocato stamattina nell’aula magna dell’Università di Messina in una giornata di studio a cura della CGIL e della fondazione Salvemini.
” Bisignani apparteneva a quella generazione per cui l’impegno politico e sindacale era davvero una missione. Quella di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti.” Ha spiegato il segretario della Camera del Lavoro di Messina Lillo Oceano, introducendo la discussione. Generazione che ha lasciato un segno profondo , un filo rosso che la lega ad almeno altre tre e promette di continuare a dipanarsi nel futuro , attraverso gli studenti che occupano in questi giorni le facoltà e le scuole, sempre nel nome della lotta per la costruzione di una società di liberi e uguali.
Così a parlare di Alfredo Bisignani si sono ritrovati non solo storici come Santi Fedele ( Università di Messina)e Andrea Gianfagna (Fondazione Di Vittorio), che hanno ricostruito con puntualità il contesto in cui si sono svolte le vicende del dirigente sindacale e politico, ma soprattutto i compagni che gli sono stati vicini nelle diverse fasi della sua vita. Da Peppino Mangiapane e Nino Messina, già dirigenti e parlamentari del PCI ad Antonio Riolo, segretario regionale della CGIL, passando per il giornalista Sergio Sergi e per il giurista Federico Martino, anche lui parlamentare all’ Assemblea Regionale Siciliana per Rifondazione Comunista. Non è mancato , fra gli altri, il contributo di qualche leale “avversario” , come l’ex presidente della regione Peppino Campione, democristiano ; il ricordo commosso di compagni della “base” come l’attuale consigliere provinciale del PRC Franco Andaloro, e infine anche la riflessione di uno studente dell’attuale movimento, Claudio Risitano. Quello che è venuto fuori è il ritratto a tutto tondo di un uomo capace di essere sempre “attuale” senza cedere alle mode del momento.
Il giovane dirigente sindacale formatosi negli anni duri del dopoguerra nelle lotte contro la miseria e per la pace che diventa negli anni 60 stimato segretario della Camera del lavoro , impegnato nella difesa delle condizioni di vita degli edili e degli arsenalotti e si fa anche giornalista, dialogando con gli intellettuali da direttore del Riscatto ( storica testata del PCI peloritano) su temi quali la programmazione economica, la municipalizzazione dei servizi, ma anche lo sbaraccamento e la cronica carenza d’acqua in città.
Il deputato che , partendo dalle ispezioni al Mandalari, storico manicomio -lager cittadino, contribuisce alla stesura della legge Basaglia e alla riforma che istituisce , nel 1978, il Servizio Sanitario Nazionale. Il maturo dirigente che, dalla caduta del muro di Berlino, si batte contro lo scioglimento del PCI e per ribadire l’attualità del pensiero marxista, diventando anche segretario provinciale del PRC senza cedere più di tanto a vezzi populistici e nostalgici , anzi mostrando interesse e curiosità per i movimenti studenteschi degli anni ’90 o per esperienze come quella di Chico Mendes e dei Sem Terra brasiliani che univano lotta per la terra e difesa dell’ambiente e-forse- gli ricordavano le lotte contadine della sua giovinezza.
Tutto questo ed altro ancora è stato Alfredo Bisignani e il convegno di oggi non è stato che la prima tappa di un lavoro che occorrerà svolgere per restituire alla città di Messina la memoria di un suo figlio che ha tenuto la schiena dritta e mai si è rassegnato alla miseria dello stato di cose presenti.













