di Giovanni Tornesi
Ibra al Milan. L’Inter perde la supercoppa. La prima di campionato: vince il Milan, cade la Juve, passo falso dell’Inter e della Roma, …………..
Finalmente! Dopo un’estate di notizie sulla lite di Fini e Berlusconi, di tradimenti e traditi (secondo i punti di vista), di campagne stampa di vario valore, si ritorna nel pallone.
Siamo tutti pronti a fare il tifo, c’è chi ha già la nuova maglia della squadra del “cuore”, chi ha la foto del nuovo idolo, chi ha pronte mazze spranghe catene e bastoni vari per mazziare il tifoso nemico, se nella mazziata muore pazienza.

Il tifo è passione e la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie …… che con lo sport non c’entrano nulla.
Il calcio ha preso il posto della religione, della Patria e di molti valori civili ed umani; per esso si fanno cortei, proteste, si aggredisce, si muore. Altro che i fratelli Bandiera, qui si muore per l’Inter, il Milan, la Juve, ecc., si muore per un rigore, un fallo, si muore per uno svedese, un italiano, un brasiliano in calzoncini corti “attaccato” alla maglia con un collante speciale l’euro, più euro più “attaccamento”.
Il calcio è uno spettacolo, come il teatro ed il cinema messi insieme; ma ha l’effetto di una droga pesante, lancia il tifoso in un mondo irreale per la gioia degli addetti ai lavori che si riempiono le tasche. Anche gli idoli assumono una dimensione ed un effetto strano, i loro comportamenti da marionette, da vili e bugiardi nella vita reale sarebbero disprezzati o almeno non sarebbero glorificati, mentre nella mente del tifono passionario e irrazionale diventano degli eroi.
I fatti politici subiranno una caduta di interessi, le discussioni politiche estive lasceranno il posto alle tattiche spiegate su giornali e televisioni da giornalisti sportivi, anche loro tifosi e spesso – spero – involontari istigatori. I giornalisti in effetti sono gli “spacciatori” del calcio, ce ne sono di vario tipo: quelli che assomigliano a Giovanni Luigi Brera, quelli che pretendono di assomigliargli e quelli che sono convinti di esserlo. Sono questi ultimi che trasformano un fallo, un rigore o un fuorigioco in un immane offesa; solo loro che, con il calibro ed il millimetro, trovano il modo per istigare alla “guerra della passione”. Durante la loro elaborata analisi il tifoso spettatore perde il senso della realtà e si convince che c’è un complotto contro la sua squadra. La miccia è innescata, la reazione arriverà.
Un giornalista “che si crede Brera” su SKY, lo scorso lunedì, faceva dell’ironia sul numero di squadre nelle quali aveva militato Ibrahimovic e sull’attaccamento alla maglia. Non so se si tratta di un idiota – ce ne sono in ogni ordine – o di un ipocrita. Fortunatamente, un opinionista presente gli ha fatto notare che si tratta di professionisti e non di difensori della patria. Impacciato – non si trattava di un idiota – rendendosi conto della stupidaggine detta, ha cercato di riparare.
Al tifoso – passionario irrazionale – è interessata anche la politica. Ho notato che al Milan qualche tempo fa parlavano di risparmio e di risanamento della casse, nell’ultima campagna acquisti pare che non abbiano più problemi. Chissà se c’entra la imminente campagna elettorale? Da una superficiale occhiata, pare che ogni volta che si avvicina una consultazione elettorale il cavaliere si avvicina al Milan. Sarà che il cavaliere è tifoso del Milan, ma non mi sembra irrazionale.








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