Tensione e tafferugli durante la “marcia su Roma” dei terremotati aquilani

La protesta degli aquilani è arrivata a Roma e subito è cresciuta la tensione a Piazza Venezia. I cittadini dell’Aquila, nella Capitale per chiedere la sospensione delle tasse, occupazione e anche un sostegno per l’economia, hanno occupato gran parte della piazza romana. Gli attivisti stanno premendo contro il blocco delle forze dell’ordine, nel tentativo di posizionarsi sotto la Camera e quindi davanti al Senato. Alcuni dimostranti sono comunque riusciti a forzare il blocco e hanno raggiunto piazza Colonna.“Non chiediamo privilegi, ma equità e diritti – hanno scandito i quasi 5mila manifestanti – un futuro per il territorio aquilano, per il quale serve una legge organica sul dopo terremoto, per la ricostruzione che non è mai partita, una tassa di scopo e fondi certi”. Il corteo è stato bloccato dai mezzi blindati della polizia, messi di traverso all’imbocco di via del Corso. Ci sono stati tafferugli tra una cinquantina di manifestanti e le forze dell’ordine che attuano il blocco. Una ragazza lamenta di essere stata colpita accidentalmente al volto mentre un secondo manifestante è stato colpito alla testa. Al momento i cinquemila aquilani sono concentrati in piazza Venezia, esibiscono i gonfaloni dei comuni presenti e fanno sentire la propria voce scampanellando e fischiando. A riportare la calma ha pensato il sindaco dell’Aquila Cialente, che è riuscito a convincere i più agitati a fare qualche passo indietro e a tornare a piazza Venezia. Le grida però di “L’Aquila, L’Aquila” continuano minacciose, mentre i cordoni della polizia sono stati rinforzati. Malori tra i manifestanti per il caldo. Alla tensione per via degli scontri con le forze dell’ordine si aggiunge anche il caldo. I manifestanti sono ammassati nella strada e alcuni si sono accasciati per via delle alte temperature.

Calì, Cgil: “Politica distante dai bisogni reali delle persone”

Sono oltre mille in provincia di Messina le persone, lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, che da 7 mesi non percepiscono le relative indennità e sono così in gravi difficoltà economiche. A denunciarlo è la Cgil di Messina che annuncia la mobilitazione dei lavoratori per protestare contro l’inerzia della Regione che non ha attivato per tempo le relative procedure. “Circa mille lavoratori di aziende in crisi attendono da sette mesi l’erogazione delle indennità di cassa integrazione o mobilità in deroga- spiega Isella Calì, segretaria provinciale della Cgil di Messina-. I provvedimenti riguardano centinaia di lavoratori e lavoratrici messinesi, in mobilità perché  espulsi definitivamente dai processi produttivi, o posti in cassa  integrazione, spesso a zero, ore da aziende che hanno già utilizzato tutte le misure ordinarie di gestione della crisi”. La Cgil punta il dito contro i ritardi e le inefficienze da parte della Regione nell’attivazione delle procedure per l’utilizzo dei fondi destinati agli ammortizzatori sociali, ma anche contro il Governo nazionale che non ha ancora trasferito le somme per il 2010. “E’ intollerabile che le inadempienze del governo regionale e le inefficienze della burocrazia regionale colpiscano ancora una volta pesantemente soggetti che hanno già pagato  le gravi conseguenze della crisi e che rischiano oggi la totale indigenza – osserva Calì-.

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Il presidente della VI Municipalità denuncia il degrado della situazione igienico- sanitaria

Messina – Con una nota trasmessa al Comune, il presidente della VI Municipalità ha evidenziato “la situazione igienico-sanitaria in cui versa l’intero comprensorio circoscrizionale, a causa della presenza di rifiuti accanto ai cassonetti. Malgrado la costante campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata, di cui si è fatta promotrice la stessa Circoscrizione, rivolta alle famiglie, alle scuole, agli esercizi commerciali, gli esiti non sono stati quelli desiderati, anzi – scrive Ferrara – hanno comportato un indecoroso e sempre più crescente “mancato rispetto”. La Circoscrizione ha fatto quindi appello, anche con incentivazione dell’azione repressiva, per “una cultura di vivere civile”, finalizzata a valorizzare le zone con meriti naturalistici e turistici e che nel periodo vede moltiplicarsi le presenze di residenti”.

Università nel mirino, tre episodi inquietanti

Tre episodi  inquietanti, che hanno riguardato l’Università di Messina negli ultimi giorni,  rischiano di far piombare l’Ateneo, di nuovo,  in un clima di paura. L’ultimo in ordine di tempo e anche il più grave riguarda l’atto intimidatorio nei confronti del professore Antonino Pennisi, preside della Facoltà di Scienze della Formazione che ieri mattina ha ricevuto, mentre era nel suo ufficio, una lettera con due proiettili per pistola calibro 7.65, accompagnati da un messaggio di minaccia. Sabato pomeriggio ignoti avevano, infatti, appiccato un incendio nei locali di via Giacomo Venezian, utilizzati al momento come deposito per documenti della facoltà di Lettere. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e gli  agenti della Digos. «Stiamo ancora aspettando la relazione dei vigili – ha chiarito ieri mattina il direttore amministrativo dell’Ateneo, Pino Cardile – poi ci muoveremo di conseguenza. Siamo anche in attesa di capire con precisione quale siano gli atti andati persi». Ma è già certo che si tratta di incendio doloso visto che sono tre i punti da cui le fiamme si sono propagate. È il segnale chiaro e inequivocabile che c’è la mano dell’uomo. Nel rogo sono andati distrutti moltissimi documenti. Chi voleva distruggerli?  L’ultimo episodio riguarda l’allagamento che ha interessato alcuni uffici della Direzione del personale tra sabato e domenica. L’Ateneo sta effettuando i propri rilievi tecnici necessari per accertare le cause del guasto agli impianti idrici. Bisognerà capire adesso se i tre avvenimenti sono collegati tra loro e se c’è una matrice comune.

Fonte: www.enricodigiacomo.it

davanti al Rettorato dell’Università

di Rete NoPonte

Si è svolto, davanti al Rettorato dell’Università di
Messina, il sit-in indetto dalla Rete No Ponte per contestare la decisione di
assegnare ad Eurolink (General Contractor per la progettazione e l’esecuzione
dei lavori del ponte sullo stretto) un intero edificio del Polo scientifico di
Papardo di 4.400 Mq., destinato in precedenza alla nascita di “nuove imprese”,
frutto di ricerca e di innovazione. A queste – costituite in particolare da
giovani laureati – sarebbero stati garantiti, secondo l’originaria
destinazione, spazi, servizi e strumenti a costo contenuto.
FUORI IL PONTE DALL’UNIVERSITA’, questo lo slogan dell’iniziativa della Rete
No Ponte, aveva, inoltre, il significato di rivendicare ai saperi critici e
alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa, il principale luogo
della formazione. Leggi il seguito di questo post »

PIANTARE GLI ALBERI

Dopo decenni di mala politica e speculazione edilizia, Messina è l’ultima città anche per il Verde Pubblico (0,4 m2 per abitante – Classifica 2009 del Sole 24ore).
Circa quindici mesi fa, cittadini, associazioni, movimenti hanno deciso di portare avanti una forte protesta e proposta attraverso una petizione sintetizzata in tre punti:

1) la creazione di grandi parchi in città attraverso il recupero delle poche aree estese rimaste tra le quali, ad esempio, quelle delle “Cave della Panoramica dello Stretto” o delle aree militari presenti nel perimetro cittadino: Ospedale Militare (Viale Europa), XXIV Artiglieria (Contesse), Marina Militare (Zona Falcata), Brigata Aosta (Bisconte), come già avvenuto, ad esempio, a Bologna con la conversione dell’area militare Prati di Caprara in Parco Pubblico Spadolini; Leggi il seguito di questo post »

Ponte sullo Stretto. La grande abbuffata

di Tonino Cafeo – Carta

L’estate del 2010 ha dato un’accelerata ai lavori del Ponte sullo Stretto. Spuntano le trivelle in Calabria e Sicilia e le università si tuffano nel «grande affare». La Rete No Ponte manifesta davanti all’ateneo messinese.

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Rogliano (CS), No a chiusura ospedale: sindaco porta in nosocomio suo ufficio

L’ufficio del Sindaco e della Giunta di Rogliano (Cosenza) trasferiti per protesta nella sede della direzione sanitaria dell’ospedale cittadino. Gli amministratori comunali attuano altre azioni di lotta, dopo l’occupazione simbolica degli uffici della direzione, per evidenziare ”la scarsa attenzione” delle autorità preposte nei confronti del futuro del nosocomio. ”E’ ormai evidente – dicono in Comune – la volontà di ‘far morire’ lentamente l’Ospedale del Savuto”. ”Non intendiamo – afferma il sindaco Giuseppe Gallo – arretrare di un millimetro”. (ANSA)

Droga: sgominata rete di spacciatori nel Cosentino, 6 arresti

Sei persone sono state arrestate a Cosenza con l’accusa di acquisto e spaccio di droga, dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. La droga, cocaina, hascisc e marijuana, proveniente da varie piazze italiane, veniva acquistata da emissari e il pagamento avveniva con denaro contante prelevato all’atto della consegna della merce con carte postepay sulle quali, nel frattempo, erano stati disposti i necessari accreditamenti. L’operazione, denominata ”postepay”, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. (ANSA)

Indagata intera famiglia per presunta estorsione

Il sostituto procuratore della Dda di Messina, Fabio D’Anna, ha chiuso la prima parte dell’inchiesta antiestorsione denominata Libeccio e ha emesso avvisi di conclusione inchiesta nei confronti di tre indagati, componenti lo stesso nucleo familiare. Sono Francesco Bontempo Scavo, 47 anni, ritenuto esponente di un di Tortorici, sua moglie Maria Pruiti, di 42 anni, e il figlio Sebastiano Bontempo Scavo, di 24 anni. Il reato ipotizzato è estorsione aggravata dal metodo mafioso. Francesco Bontempo Scavo secondo gli investigatori, avrebbe imposto a un’impresa che lavorava a Floresta per la realizzazione del parco eolico dei Nebrodi, l’assunzione della moglie per la pulizia e del figlio come guardiano. Secondo l’accusa, Sebastiano Bontempo Scavo non si recava nemmeno a lavoro pur percependo lo stipendio.

Perché il No Ponte non diventi il movimento dei ricchi contro i poveri

di Antonello Mangano e Luigi Sturniolo

Stanno trivellando entrambe le sponde dello Stretto. Una barca va su e giù per il monitoraggio ambientale, il cui costo totale ammonta a 29 milioni di euro. Da dicembre hanno deciso di spostare un binario nei pressi di Cannitello, sponda calabrese: descriverà una curva anziché una retta. Leggi il seguito di questo post »

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