L’Ironia di Caterina Caridi

di Dominga Carrubba

Martedì 8 giugno scorso l’artista Caterina Caridi (messinese) ha presentato le sue tele presso il Circolo Pickwick (via Ghibellina, 32 – Messina).

Alcuni batuffoli di cotone intinti nel crayon diluito bastano ad esprimere i pensieri o i desideri, i timori o i rimorsi di Caterina Caridi, che si confondono coi caldi colori pastello e le linee sinuose che, come onde del mare, abbracciano le rive.

D. Qual è il quadro che le sta più a cuore?

R. Non c’è un quadro in particolare: forse il Sogno o la Donna.

Per Caterina Caridi il sogno dissimula la verità, che ciascuno difende barricato dai dogma e dall’omologazione. Gli acquarelli della Caridi non hanno figure riconoscibili con facili etichette, dai contorni ben definiti, ma piuttosto non – linee che suggeriscono l’emozione di un abbraccio, il quale coinvolge chiunque si soffermi dapprima a guardare e poi ad interpretare il disegno della natura trasognata di fronte alla realtà.

D. Ho sentito che ha insegnato ‘lettere e filosofia’: qual è il filosofo che preferisce?

R. Sicuramente Socrate, il ‘filosofo della verità’.

Non a caso la Personale di Caterina Caridi è intitolata “Ironia”. E` l’ironia di Socrate che ispira il vernissage perché più volte, durante i brevi dialoghi Socrate, fingendo di non sapere (ἐιρονεία, ovvero finta ignoranza), ribadiva ai suoi interlocutori: “che cos’è quello di cui tu parli?”… fin quando lo stesso interlocutore, nello sviscerare l’argomento, scopriva la propria ignoranza basata su mere opinioni, traendo in tal modo da sé stesso, con razionale moralità, le risposte cercate, senza fermarsi alle verità preordinate da autorità conclamatesi ‘intellettuali’.

L’Ironia di Caterina Caridi è anticonformista.

D. Si trova a disagio nella società di oggi?

R. Io fingo ogni giorno, in una società altrettanto finta ed etichettata.

D. La figura amorfa di “Donna” che ha raffigurato, rappresenta forse la donna che i suoi sogni vorrebbero ‘reale’ nella società?

R. Sì. A volte mi vergogno di essere donna. Oggi non è più femmina o donna o madre, ma è in parte la causa di questa società del malessere.

Mentre l’ironia di Socrate denigrava la retorica sofista ed esaltava l’imperativo“Conosci te stesso” nel rispetto dei propri limiti, le non- linee di Maria Caridi si congiungono invece su sé stesse, custodendo la verità che l’immaginario sprigiona.

2 Risposte a “L’Ironia di Caterina Caridi”

  1. Claire Dice:

    Ho appreso ora, con profondo rammarico, la notizia della scomparsa di Caterina, avvenuta sei mesi fa, e mi sembrava doveroso ricordare un animo sensibile come pochi. Era donna di cultura oggi rara, sensibile, troppo sensibile, per uscire indenne dai tempi bui, e da una solitudine che la attanagliava sempre più. Posso dirmi fiera di averla conosciuta, questa piccola ma grande donna, che, seppur tormentata da fantasmi, e giudicata ultimamente male, evitata da certi ambienti terribilmente gretti e piccolo-borghesi, mi ha insegnato ad amare la vita, e ad onorarla secondo il più evangelico degli insegnamenti. Era un lumicino che non voleva spegnersi, ma ha lottato contro la più nera delle depressioni, perchè la vita, lei, l’amava. La piango come una bimba, e mi sento, anch’io che ho 20 anni e non vivevo da un po’ a Messina, la sua città, con la coscienza sporca di tutti quelli che le hanno voltato le spalle. Bastava poco, una parola, una carezza. Io ci ho provato, nel mio piccolissimo, ma non è bastato. Grazie, Caterina, spero che ora tu abbia pace, ma qui siamo solo cinici e aridi. Sei stata e sempre sarai nel mio cuore..

  2. Claire Dice:

    Ho appena appreso, con profondo rammarico e una vera fitta al cuore, la notizia della scomparsa di Caterina, avvenuta sei mesi fa, lo scorso ottobre, e non potevo esimermi dal ricordare con un pensiero quest’animo sensibile come pochi. Era donna di immensa cultura, laureata in filosofia e artista sensibile, troppo sensibile, per uscire indenne da questi tempi bui e sconfiggere i fantasmi che si portava dentro. Viveva in profonda solitudine, lasciata sola da tanti, troppi, persino dagli affetti più cari. Era un lumicino, ma dall’immensa voglia di vivere. Voleva aggrapparsi a questa vita, ad ogni speranza, anche se divorata dal più buio dei mali, una forte depressione. La ricordo con la coscienza sporca di chi, nella sua città, Messina, in un ambiente tremendamente piccolo-borghese e gretto, le ho voltato le spalle. Bastava poco, una parola, un gesto, un sorriso. Io, nel mio piccolissimo di ventenne residente a Roma da un po’, ci avevo provato, ma non è bastato, e la piango con il più profondo rammarico. Da questa piccola grande donna posso dire di aver tratto una preziosa lezione di vita, perchè raramente ho visto amare tanto, questa vita. Grazie mille, Caterina, per quel quadro che volevi regalarmi, mentre mi hai regalato, forse inconsapevolmente, molto, molto di più. Hai avuto e sempre avrai un posto nel mio cuore.


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