di Dominga Carrubba
Il Castello Svevo-Aragonese di Montalbano Elicona (in provincia di Messina) ospita fino al 18 aprile la mostra fotografica intitolata “Volti di donne dalle crisi umanitarie”, inaugurata lo scorso sabato 13 marzo, e organizzata da Medici senza frontiere (MSF) in collaborazione con l’Istituto Europeo del Design (IED) di Milano.
L’incontro tra la missione umanitaria di MSF e la creatività grafica dello IED ha dato la giusta espressività alle 26 foto, in bianco e nero e a colori, scattate da alcuni fra i più importanti fotoreporter del mondo (citati in ordine alfabetico: Jodi Bieber, Jonathan Boulet, Filip Claus, Cédric Gerbehaye, Ron Haviv, Benedicte Kurzen, Didier Lefevre, Fiona Lloyd Davies, Paolo Pellegrin, Pim Ras, Clement Saccomani, Sebastiao Salgado, Sven Torfinn, Petterik Wiggers), visto che ogni immagine sprigiona la verità di un mondo che sopravvive a guerre, epidemie, catastrofi naturali, alle crisi umanitarie del nostro tempo.
Da quanto tempo nelle scuole viene data la traccia di attualità “la fame nel mondo”, come fosse una certezza, e quanti conto-correnti occupano spazi pubblicitari nei mezzi di informazione o manipolati in occasionali campagne di comunicazione: tutto senza evidenziare la sofferenza quotidiana di intere popolazioni, come invece si legge sui volti di donne ritratte nelle foto. E` questo l’obiettivo del progetto ideato da MSF e IED di Milano, dopo avere documentato nel quinto“Rapporto sulle crisi dimenticate”(2008) un calo costante di notizie sulle crisi umanitarie – attraverso lo studio delle principali edizioni dei telegiornali RAI e MEDIASET – passate dal 10% del totale delle notizie nel 2006, all’8% nel 2007, fino al 6% nel 2008, senza trascurare che la gran parte di questa percentuale è occupata dalle strategie politiche non attuate. Da qui il lancio di una campagna che sensibilizzi i mass media spiando la donna africana nei gesti del corpo e del volto, negli sguardi di sofferenza e di maternità, nelle composte e lunghe file per una ciotola di acqua confusa nel cibo (una delle poche foto a colori, amaro neorealismo!).
Eppure è la donna che muove l’Africa: la donna – madre, infermiera, educatrice ed amica di sabbie avare; ignorando l’abbondanza d’acqua, il miracolo della corrente elettrica e le sedie ergonomiche, ma sopravvivendo alla paura degli abusi sessuali, lasciate sole in una stanza con una vanga in mano, nei loro miseri alloggi e con lavori spesso imposti, in un’amara realtà palesata e denunciata dalle foto presenti nell’interessantissima mostra che vi invito a visitare.
“Volti di donne dalle crisi umanitarie” riprende il progetto presentato, il 16 novembre 2009, dalla Campagna Noppaw per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2010 alle donne africane, un Nobel collettivo per ciascuna donna africana che lotta per una Nazione.












