Verranno giudicati dalla Corte d’Assise e non dal Tribunale di Messina i sei boss e affiliati della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto che imponevano il pizzo agli imprenditori. Lo ha deciso il Gup Giovanni De Marco prendendo atto della pronuncia di venerdi’ scorso della prima sezione della Corte di Cassazione che ha accolto l’istanza sollevata in un processo a Catania dall’avvocato messinese, Salvatore Silvestro. La Suprema Corte ha stabilito che, in ossequio alle modifiche al Codice penale della legge “ex Cirielli” del 2005, gl’imputati accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso dovranno essere d’ora in poi giudicati in Corte d’Assise perche’ la pena nei loro confronti e’ stata elevata a 24 anni di reclusione. Il Gup De Marco ha rinviato a giudizio ( prima udienza 29 marzo) il boss dei “barcellonesi” Carmelo D’Amico, il boss degli scissionisti dei “mazzarroti” Tindaro Calabrese e gli affiliati Antonino Bellinvia, Antonino Calderone, Mariano Foti e Gaetano Chiofalo.
Il primo marzo verranno invece giudicati con rito abbreviato, dal Gup, i due imputati che hanno scelto il rito abbreviato, Salvatore Micale e Santo Gullo, condizionato da nuove acquisizioni probatorie e dall’escussione del collaboratore di giustizia Emanuele Merenda. I Pm Giuseppe Verzera, Fabio D’Anna e Francesco Massara avevano chiesto, lo scorso 18 gennaio, la loro condanna a 6 anni di reclusione. Parti civili si sono costituite il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la societa’ assicuratrice “Fondairia Sai” a tutela dell’imprenditore Vincenzo De Pasquale, titolare di un’impresa costruzione, noleggio e vendita di videogiochi che subi’ un attentato e che ha gia’ patteggiato un anno e mezzo di reclusione per falsa testimonianza e calunnia nei confronti del Ros. Gli otto imputati sono tutti ristretti in carcere in regime di 41bis. L’udienza di oggi e’ solo una prima tranche dell’inchiesta “Pozzo”: il blitz del Ros dei carabinieri aveva portato a 13 arresti e 90 indagati il 30 gennaio 2009.
(AGI)












