Note sulla manifestazione Cgil di Messina


di Giuseppe Restifo

Meno male che la Cgil c’è, verrebbe da dire spontaneamente dopo la manifestazione regionale di Messina. Meno male che il Pd stavolta ha aderito pienamente e che c’erano Sinistra e Libertà, Rifondazione, i Comunisti italiani e l’Italia dei Valori.

Meno male che ci sono ancora decine di migliaia di siciliani che non si sono rassegnati e continuano a lottare anche nelle condizioni più disperate, quelle in cui ci hanno precipitato la crisi, Berlusconi, Lombardo, Buzzanca e Ricevuto (e tutta quella varietà di rappresentanza parlamentare della destra: Briguglio Carmelo, Garofalo Vincenzo, Germanà Antonino, Lo Monte Carmelo, Martino Antonio, Nania Domenico, Stagno d’Alcontres Francesco).

Dalla bocca del segretario regionale Cgil della Lombardia abbiamo ricevuto un riconoscimento e un appello. L’esperienza di lotta alla mafia, fatta non solo in campo sindacale, ma da pezzi interi della società civile siciliana, è importante; può essere presa a modello da chi la mafia se la ritrova in casa, fra la Scala, il Duomo con la “Madunina” e Piazza Affari. E non sa bene – pensando fosse una maledizione solo dei “sudici” – come combatterla mentre si apprestano le grandi opere dell’Expò. In effetti, chi considera la Sicilia la terra della mafia ha ragione, ma in parte. Dal tempo dei Fasci siciliani, dal 1892, questa terra ha espresso nelle forme più varie l’antimafia. La Cgil lo sa bene, per i tanti sindacalisti caduti sul campo di questa lotta, per Portella delle Ginestre; ma lo sanno bene tutti i Peppino Impastato che si sono battuti a costo della vita contro la borghesia mafiosa e l’accumulazione illegale. Lo sanno bene pure il Centro di documentazione di Umberto Santino, i giovani della cooperativa “Placido Rizzotto” che producono il vino dai vigneti sottratti ai mafiosi, e i ragazzi di “addio pizzo”. Tutto questo fa della Sicilia un modello storico e attualissimo di contrasto alla mafia.

Esporre ragionamenti, proporre linee economiche, citare persino qualche percentuale, non è facile in una piazza con ventimila persone. Epifani c’è riuscito e si è preso pure gli applausi a scena aperta quando ha parlato con “fede laica” dei giovani e del futuro, della gente che non può essere sradicata da Giampilieri e dagli altri paesi colpiti dall’alluvione. La carica gliel’avevano data la rappresentante dei comitati degli sfollati e il giovane universitario – tutt’e due ovviamente siciliani – che avevano parlato prima di lui, toccando le corde giuste della dignità delle persone.

Peccato per quei messinesi che pensano che a Messina il problema più grave è il traffico…

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